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07 agosto 2008

oppure annettiamo il belgio

nel calcio di una volta gli oriundi erano roba normale. tipo che omar sivori iniziò con la maglia dell'argentina e poi se la sfilò preferendo quella azzurra, come se niente fosse. anche oggi, però, non si scherza. per gli europei la nazionale polacca ha marcato stretto robert acquafresca (con madre polacca) che poi ha gentilmente rifiutato, mentre nei mesi scorsi spagna e serbia sono quasi venute alle mani per accaparrarsi il talentino bojan krkic.

e mentre amauri decide se vuole essere italiano o brasiliano, io farei pressione sugli aeroplane, che con due cognomi così (de luca e fasano) figurati se non hanno i genitori italiani. che poi, oh, io il belgio lo conosco e dubito che in quella terra esista un qualche tipo di attaccamento alla maglia. quindi è d'uopo fare di tutto per portarseli a casa, almeno avremmo anche il secondo nome italiano tra i 114 ra podcast (il primo è stato quello degli italoboyz, secoli fa).

insomma, tutto per dire che gli aeroplane sono stati chiamati a tirare su l'ultimo podcast di resident advisor. ed è un mix discretamente figo.

[mp3] ra.114 aeroplane podcast (richiede registrazione)

[mp3] shortwave set - now til' 69 (aeroplane remix)

14 giugno 2008

picture me rollin: dj scum goes to hollywood


E’ la seconda volta quest’anno che vado via senza DJ Enzo. Sulla strada per l’aereoporto mi stavo giusto chiedendo, chissà come farò senza un erotomane alcolizzato al mio fianco? Invece il mio vicino di posto si rivela essere un muratore iraniano che inizia a molestarmi per impossessarsi della pagina sportiva del mio USA Today. Calcolando che USA Today totalizza circa 6 pagine e che il nostro volo durava undici ore e mezza, secondo me poteva anche aspettare che finissi di leggerlo, comunque gli mollo il giornale basta che stia zitto, invece lui si prende il giornale e tanto per rompere il ghiaccio mi chiede se in Italia c’è figa. Io per non sembrare sgarbato gli chiedo anch’io com’è la situazione figa in Iran, ma a giudicare dalla quantità di testosterone che obnubila la mente di quest’uomo dopo tre settimane di visita al suo paese natale devo dedurre che sia una roba abbastanza tragica. Il periodo di castità e analcolismo sembra aver agito su di lui come una fionda pronta a lanciarlo tra le braccia degli stravizi: mi racconta che sei ore prima si era preso un'aspirina e adesso vuole sapere se gli succede qualcosa bevendosi una birretta sopra l'aspirina. Io gli dico che non lo so e che non sono mica un dottore ma lui insiste e mi chiede di affidarmi al mio buonsenso, forse già sapendo che proprio il buon senso in materia di morigeratezza alcolica è da sempre il mio cavallo di battaglia. Infatti gli dico che secondo me una birretta può bersela tranquillamente, e allora lui fanculo l'aspirina e ordina due heineken, una mezza di vino rosso e due creme al whisky, venendo anche redarguito dalla hostess che gli fa presente che nel prezzo del biglietto di classe economica non era incluso l’open bar. A questo punto rimaneva solo un altro argomento sul quale posso dirmi vagamente competente, allora inizia a interrogarmi sul futbol e per le restanti dieci ore mi chiede cosa ne penso di tutti i calciatori che gli vengono in mente, da Adebayor a Zenden. Mi ero portato nel bagaglio a mano tutta la bibliografia di James Ellroy da rileggermi nel viaggio e invece ho dovuto passare tutto il tempo a discutere degli alti e bassi della carriera di Diego Forlan.
Con un palo in culo così di fianco ho fatto fatica a compilare quel modulo che ti danno per entrare negli Stati Uniti, quello dove ti chiedono se sei un genocida o se stai importando degli animali selvatici. A un certo punto è diventato un incubo perchè continuavo a sbagliare a scrivere e ho dovuto chiederne uno nuovo e ho sbagliato di nuovo a scrivere finchè alla quinta volta che sbagliavo a riportare la data di nascita la hostess mi ha detto che forse mi negavano il visto perchè ero troppo stupido per entrare negli Stati Uniti. Invece sorprendentemente nonostante che fossi stupido e nonostante che avessi un iraniano come migliore amico mi hanno fatto entrare lo stesso senza neanche guardarmi addosso. Una roba che mi ha fatto rimanere male perchè certe volte faccio più fatica a entrare quando vado a ballare.


Mi sono voluto concentrare su questa parte iniziale del viaggio perchè nei seguenti sette giorni sono fondamentalmente rimasto in albergo a bermi delle birre guardando le partite dei Lakers per televisione. Le birre me le sono procurate setacciando tutti i liquor stores di Korea Town, il posto dove mi avevano messo in albergo. I liquor stores sono dei posti che te quando entri dentro ti senti veramente parte della schiuma del mondo. Per quello che ho capito io sono gli unici posti dove riesci a comprare della roba da bere in tutta l'America. Solo che quando sei dentro ci sei solo te e delle muraglie di bottiglie di vodka scadente e un commesso che ti guarda da dietro a un bunker di plexiglass attraverso il quale devi faticare come un asino per spingergli i soldi dentro. Sono quei posti dove di solito nei film entra qualcuno con la calza in testa e il fucile a canne mozze in mano e una volta che hanno inquadrato l'impenetrabilità del plexliglass e l'inaccessibilità del registratore di cassa gli fanno saltare il cervello all'unico avventore del negozio. Per questo dopo un paio di giorni che giri per l'America incominci a pensare a quest'immagine del tuo corpo sul pavimento con disegnata intorno una sagoma di gesso.

Poi niente, praticamente mi ero prenotato una macchina da affittare ma tre giorni prima di partire mi sono accorto che avevo la patente scaduta da sei mesi. Quindi son dovuto andare a piedi, solo che Los Angeles è il tipo di città che quando provi a camminarci dentro è capace di farti sentire una merda come poche altre robe al mondo. Te sei lì che cammini sotto il sole della valle della morte e dopo alcuni chilometri che cammini incominci a capire che non arriverai mai da nessuna parte. Rimani lì, sudato come un maiale, sul ciglio di queste strade enormi sotto delle palme altissime mentre di fianco ti passano delle macchine di grossa cilindrata guidate da delle persone bellissime coi lineamenti distesi dall'aria condizionata e dalla consapevolezza del galleggiare all'interno di una specie di paradiso terrestre dal quale tu sei inesorabilmente escluso eppure ti accontenti anche solo di poterlo stare a guardare.



Poi a un certo punto mi è toccato anche di andare a lavorare e mi hanno portato dentro a degli uffici che erano più belli e più preziosi della maggior parte dei musei che ho visitato nella mia vita. La gente a Los Angeles fa dei lavori talmente belli e talmente importanti e talmente qualificanti del loro essere nel mondo che tu ti vedi costretto a fare il possibile per nascondergli il fatto che sei arrivato lì in virtù di un contratto a progetto scaduto tre settimane prima di quel momento. E fai finta di essere importante anche te, perchè Los Angeles è un posto che secondo me al primo sintomo di debolezza ti mangiano vivo e tra l'altro fanno solo bene perchè se te non conti un cazzo è giusto che soccombi.

Allora a un certo punto mi sono dovuto togliere la maglietta dei Cramps e mi sono messo la camicia e la giacca e ho incominciato ad arraffare libri e a innamorarmi di alcune agenti letterarie bellissime sorseggiando dei jack and cola, che sarebbero come dei whisky and cola con l'acqua tonica al posto della coca cola che però sono pieni di ghiaccio e dopo due minuti che te li mettono in mano diventano una pappetta insapore e analcolica che te praticamente sei obbligato a ordinarne degli altri ogni cinque minuti nonostante che vengono via a sette banane al colpo. Morale della favola arrivano le due di notte e tu ti ritrovi povero e sobrio, senza contare il fatto che hai incontrato decine di persone più giovani di te che fanno dei lavori ai quali a te non è concesso neanche solo di ambire.
A quel punto lì non ti resta che tornartene in albergo col miraggio delle tue birre imboscate del frigo bar, previo puppamento del taxista somalo che ti millanta le meraviglie della Los Angeles notturna affermando che al venerdì sera a Hollywood "you can get free pussy. (You get pussy and you don't even have to pay for that!)". Calcolando però lo sbattimento che mi sarebbe costato far finta di essere un noto produttore europeo alla ricerca di attrici esordienti ho preferito lasciar perdere e passare il venerdì sera da solo a fumarmi delle sigarette alla menta di una marca che una volta avevo visto uno che le fumava per televisione.


[diapositive] straight outta vanchiglia - dj scum goes to hollywood e si fa le fotografie con l'autoscatto

[video] 2pac - picture me rollin'


04 giugno 2008

qui vorrei un titolo brillante come "reservoir coqs", ma mi sa che non mi viene

facciamo pure finta di niente, ma sabato iniziano gli europei, quella manifestazione che ci fa dimenticare di essere tutti fratelli della grande europa. ad esempio, cos'abbiamo in comune noi e i francesi? ok, siamo inseriti nello stesso girone del cazzo. ok, donadoni e domenech se la giocano in simpatia. aggiungiamo qualcos'altro. i simpatici guaglioni di les cahiers du football giocano a fare i domenech e a compilare formazioni. prime scelte, seconde scelte... fino alla formazione x. possiamo noi essere da meno? proprio no. e dunque andiamo.

italia 1

praticamente la stessa formazione del 2006, con le eccezioni di totti e cannavaro (insomma, niente di che), mentre panucci ha soffiato il posto a grosso. il ricambio generazionale non esiste, tanto che a destra la new entry è il 35enne panucci mentre di natale è un baldo 30enne. chiellini al centro della difesa non è una previsione, è una disperata speranza, così come materazzi non è una disperata speranza ma una scelta obbligata, anche se io matrix lo vedrei sempre bene seduto in tribuna a contarsi i tatuaggi.


italia 2

e via con le simulazioni. il valore della coppia centrale difensiva è tutto da dimostrare, così come le due corsie laterali. al centro del campo però c'è il giusto mix di legna e goniometro e in attacco ci sono 40 gol in due nella passata annata, vedete voi.


italia 3

il gioco inizia a farsi difficilotto, specialmente in difesa dove non è che stiano venendo su proprio dei fenomeni. cioè, se sulla destra sono costretto a chiamare comotto vuol dire che siamo proprio messi male. però in compenso sulla destra c'è quel bel giocatorino di pasqual che prima o poi diventerà il fenomeno che prometteva di essere, mentre al centro della difesa fa capolino l'idolo legrottaglie, che da quando scopa meno e prega di più è un altro giocatore. in attacco l'adorato giuseppe rossi (troppo giovane? ma va), sperando che cassano non lo mandi a fare in culo già al fischio d'inizio.


italia 4


una formazione che si basa sul 41enne fontana, uno che più invecchia più diventa un fenomeno. donadel e foggia in nazionale ci arriveranno prima o poi, basta aspettare che compiano 40 anni pure loro. in difesa a questo punto si inizia veramente a pescare nel torbido, mentre in attacco ci si permette di buttare dentro iaquinta dando fiducia a miccoli, uno che sa giocare a pallone come pochi ma che ormai raramente si ricorda di farlo.


italia 5

oh, siamo italiani, quindi i giovani se ne stiano a casa loro. però come quinta scelta ci si può anche permettere di fare follie. il trio giovinco-rosina-balotelli visto in prospettiva, poi, secondo me è roba da sogni bagnati, sempre se rosina la smette di giocare una partita sì e 13 no.


italia x


e per finire, l'italia di quelli che avrebbero voluto esserci e non ci sono, di quelli che ci sono stati e non ci sono più, di quelli che forse avrebbero meritato di esserci, di quelli che ci sono e non si capisce il perché.

22 maggio 2008

cronaca di un matrimonio annunciato

[disclaimer: lo so che è passato un po' di tempo dall'evento, ma ho avuto bisogno di tempo per metabolizzare]

indulgendo sul sentimentalismo, potrei dire che io quest'uomo l'ho visto nascere. blogghisticamente parlando, ovvio, così come lui ha visto nascere me. potrei riportare i primi timidi commenti (miei e suoi) di quasi 5 anni fa, potrei andare a ricordare i primi incontri e poi gli altri, molti nel segno del san simone, tutti nel segno dell'alcolismo. ma suvvia, siamo uomini eterosessuali di un certo livello e allora al bando queste robette.

per farla breve benty (in greco βεντυ) si è sposato e ha pensato bene di invitarmi al suo matrimonio. a dirla tutta era stato invitato anche dj stefano, che tuttavia ha gentilmente declinato l'invito adducendo domande pretestuose del tipo "ma come ci arriviamo in grecia? ma quanto tempo ci vuole? ma poi lì si beve? si fa tardi? e se poi mi sento male? non è che poi cado dal traghetto e annego? e se mi si rovina la maglietta da turbonegro?". insomma, le solite cose che fanno di dj stefano una persona difficile da stimare.

comunque ho dato le spalle a dj stefano e me ne sono andato in grecia con la mia dolce metà. tralascio i primi giorni (ma al prossimo che vi dice che la valle dei templi fa il culo all'acropoli non dategli dello sporco nazionalista) e passo direttamente a raccontare i meravigliosi giorni salonicchesi.

day 1 - the bachelor's party

benty è in forma splendida quando viene a recuperarci alla stazione di salonicco (θεσσαλονίκη), mica lo diresti che ha dormito un paio d'ore scarse e ha ancora un tasso alcolico degno di un fornelletto da campeggio. per renderci subito simpatici agli occhi della sposa ci porta a salutarla mentre sta ancora dormendo, una roba che ovviamente chiunque apprezzerebbe. vabbè, diciamo che sapeva pure lei a cosa andava incontro quando ha deciso di condividere il letto con uno che le si è presentato dicendo sai, ho un blog, forse ne hai già letto in giro e aggiungendo subito dopo ti ho mai raccontato del perché il caffè greco è così caro?

comunque abbandoniamo la dolce sposa e ci trasferiamo nella prestigiosa colombo, la mitica scuola fondata dal nostro eroe, che si occupa essenzialmente di esportare nella terra di platone i migliori prodotti della nostra cultura, nella fattispecie i dipinti di botticelli e le canzoni di laura pausini. il tempo di appoggiare a terra le nostre cose ed ecco che benty è già scomparso, lanciato per le strade di kalamariá (καλαμαριά) a cercare di tenere traccia di enormi pacchetti di parenti e amici sparsi per il mondo e tutti convergenti verso la macedonia (μακεδονία). posso testimoniarlo: benty ha passato 3 giorni morbosamente attaccato al suo cellulare, in uno sforzo organizzativo disumano. il tutto senza mai perdere il sorriso e bestemmiando anche piuttosto poco. oddio, almeno secondo gli standard ai quali ero abituato. vabbè, non divaghiamo. dopo una rapida visita di salonicco, ricevo un sms: già mangiato? venite in taverna con noi? messa così sembra una roba semplice, tipo 2 olive, un'insalata e un caffè greco (di quelli con i quali ti fumi 3, 4, anche 5 sigarette, per intenderci). e invece no: ci accoglie la famiglia bentivoglio al gran completo e una cena che ancora adesso mi capita di ruttare all'aroma di melitzanosalata (μελιτζανοσαλάτα). spaziale. ma per benty non è il momento di riposarsi: c'è il bachelor's party a reti unificate al flou e in quanto secondo miglior dj di italia (indovinate chi è il primo) tocca a lui aprire la residenza. a lui e a tolis, il secondo miglior dj di salonicco (indovinate chi è il primo) nonché l'amico alcolico che ogni dj vorrebbe avere al suo fianco. altro che dj stefano. tolis mi insegna un po' di parolacce in greco (άντε γαμήσου!) e io per riconoscenza gli insegno a svuotare la pista nel giro di sole 5 canzoni. intanto dj benty dà il meglio di sè proponendo una selezione asciutta ed elegante (notevole il finale con tocca qui, contratto per karelias e el pube) che il pubblico dimostra di apprezzare a dovere, non foss'altro per l'imbarazzante numero di shottini ingollati. si chiude il flou all'alba, si va a mangiare robe che non ricordo e si va a dormire.

day 2 - the day after
capisci di essere invecchiato quando fatichi a carburare dopo una serata come quella del flou. io sono vivace come materazzi dopo il rigore sbagliato contro il siena, la mia signora appena meglio ma siamo comunque al minimo sindacale. ovviamente tutto questo non riguarda il mastino di fabriano, che si fionda in casa con circa mezz'ora di sonno alle spalle ma con una energia che lascia basiti. ci porta in dono il berna e michele, amici dello sposo che in breve prendono possesso delle due restanti suite imperiali dell'hotel colombo. usciamo con michele determinati ad andare in spiaggia, ma le persone alle quali chiediamo informazioni decidono che la loro quota giornaliera di buone azioni è già superata. ci indicano dunque un tratto di mare molto intimo: ci siamo noi 3 e qualche siringa. decidiamo allora di dedicarci alla píta gýros (γύρος) che ci dà ben altre soddisfazioni. la sera poi, per non sbagliare, si mangia. il testimone dello sposo juan, spagnolo ampiamente inserito nel tessuto sociale salonicchese, decide infatti di preparare paella di pasta per una mandria di 40 italiani, una roba semplice semplice. tutto perfetto, solo che la serata di prima continua a farsi sentire ed è tutto un susseguirsi di sguardi liquidi e birre piccole, giusto per ricordare il sapore. anche l'aitante michele, reduce da un viaggio terrificante (amsterdam-fabriano-salonicco in poco meno di 24 ore) molla il colpo: cinque minuti prima di viene da invidiarlo per il suo essere in forma eccellente, poi si assenta un attimo e non si vede più. lo ritroveremo qualche ora dopo collassato su un'amaca. ha ceduto anche lui, per fortuna.

day 3 - the wedding
ci sveglia benty, portandoci la colazione. continua a sorridere e a dissimulare freschezza e un sorriso a 46 denti, ma se lo guardi bene lo capisci che dietro quella maschera si nasconde una larva che non chiede altro che un letto. un letto vero, non il divano dove lo costringe a dormire la sposa, che con la scusa del oh, io sono la sposa, devo riposarmi! ha brutalizzato il mio amichetto per le 7 settimane precedenti il matrimonio, obbligandolo a dormire sul divano. però pare che benty russi, quindi tutto è giustificato: gli uomini che russano andrebbero abbattuti tutti, mica come me che quando dormo emano una dolce musica di carillon. comunque, finalmente, abbiamo modo di renderci utili: io, la signora e berna abbiamo il delicato compito di tradurre e stampare il testo della cerimonia, dall'inglese all'italiano. un compito che pare facile facile e che invece si trasforma in un'odissea: la traduzione si trasforma in una vera e propria guerra semantica, gli internet point e le copisterie non si trovano. senza contare che c'è chi insiste per fare shopping: mica è colpa mia se trovo delle meravigliose gazelle (le 15esime della mia vita, credo) granata e azzurre ad un prezzo ridicolo. per non farci mancare niente pranziamo in un posto talmente tipico che non ti danno il piatto, si mangia sulla tovaglia. ci spertichiamo in commenti del genere tipicissimo! folkloristico abbestia! questa è la vera grecia!, ma chissà cosa commentavano quelli del locale di noi talmente fessi da mangiare l'insalata direttamente dalla tovaglia. vabbè.

di corsa verso casa con il prezioso manoscritto, fa un caldo porco. io mi ritrovo di fronte ad un bivio: avendo dimenticato le scarpe serie nere sul tavolo di casa in italia, cosa abbinare al mio delizioso vestito iena style? clarks marroni? no, dai. infradito? troppo freakkettone. e allora vai di fantasia: le mie nuove gazelle faranno la loro porca figura, dando l'impressione che io abbia carattere e stile da vendere. forse qualcuno l'avrà pure pensato, ma penso che molti mi ricordino come il coglione con il vestito da becchino e con quelle scarpe ridicole. cerimonia in comune sobria e incomprensibile (oh, ci siamo sposati, esclama ad un certo punto benty per risvegliare i convenuti dal torpore facendoli sciogliere in un applauso liberatorio) poi il solito riso sugli sposi e via verso il ristorante, costruito direttamente sulla spiaggia in barba a qualunque piano regolatore.

qui lo capisci subito che finisce male: l'aperitivo è a base di whisky, gin e altre robe al di sopra dei 30°. non credo di aver mai bevuto un whisky e cola a quell'ora, per dire. inevitabile che alle 21 tutti siano ampiamente ubriachi a ballare rembetika (ρεμπέτικο) e urlare bacio! bacio! agli sposi grosso modo ogni 180 secondi. anche io inizio a perdere contatto con il mio cervello e allora sfido tolis a gara di bestemmie e robe così, mentre appena posso dimostro la mia meridionalità abbracciando chiunque, benty in primis. tutto fila liscio finché non incrocio nuovamente tolis, con il quale si inventa un gioco carinissimo: offrire a chiunque ci capiti per le mani shottini di jack daniel's, ovviamente bevendo anche noi con il malcapitato. ci divertiamo un casino, solo che al settimo/decimo shottino io inizio a ricordare proprio poco. so solo che hanno tutti iniziato a ficcarmi in bocca pezzi di pane per ridurre la sbronza e poi che mi hanno infilato in un taxi e portato a casa, non prima (forse) di aver salutato tutti quanti.

day 4 - the worst hangover ever
sveglia. valigie. mal di testa. ordine in stanza. mal di testa. scritte simpaticissime sulla lavagna. mal di testa. taxi. aereo. mal di testa. casa. mal di testa. mal di testa. mal di testa.

22 marzo 2008

Chiuso per gioia

he was wrong rimarrà chiuso fino a martedì 25 marzo per overdose di godimento: difficilmente la vita può regalarti una cosa più appagante del vedere i tuoi nemici genuflettersi di fronte al tuo glande.

la dirigenza del blog augura ai suoi lettori e alle rispettive famiglie tutto il bene del mondo.

17 febbraio 2008

The WPA Eastern Europe Tour 2008, vol. 2

Io quando viaggio per la musica sono abituato che guido io o al massimo gli mollo la macchina a DJ Enzo per qualche breve tratto di rettilineo, quindi quando siamo dovuti andare in Polonia io avevo fatto il calcolo secondo i miei ritmi e avevo stimato un Torino-Cracovia dieci ore da casello a casello comprensivo di sosta all’autogrill di Salisburgo ovest. Invece di ore ce ne abbiamo messe dodici. Per arrivare a Udine. E io mi ero già rotto i coglioni all’altezza di Brandizzo, quindi figurarsi com’ero ventisette ore dopo quando siamo arrivati alla stazione di Cracovia. Mi ero anche portato dietro dei giornali da leggere ma per colpa che il giorno prima avevamo pareggiato in casa col Cagliari mi veniva il nervoso ogni volta che provavo ad aprirli. Poi ci siamo fermati col pullman in un cesso di posto vicino a Milano, anzi era un posto talmente grigio e inospitale e popolato da della gente talmente scontrosa che mi sa era proprio Milano. E allora in questo posto abbiamo imbarcato su i Meganoidi, che loro suonavano la sera dopo di noi. In mezzo ai Meganoidi c’era Il Ruvido, il tour manager proletario, un personaggio che avevamo già incontrato nel nostro peregrinare in occasione di una serata di merda a Tavagnasco che mettevamo i dischi dopo i Punkreas e la gente ci aveva insultato tutto il tempo. E appunto l’unica soddisfazione di quella serata lì era stata quando è venuto Il Ruvido in consolle a farmi i complimenti perchè avevo messo su Alternative Ulster degli Stiff Little Fingers.
Niente, praticamente Enzo e Danilo hanno paccato perchè non gli hanno dato le ferie. Invece io che sono il capo di me stesso mi sono dato le ferie da solo e ho preso e son partito con Fabio. Come DJ c’era anche Patrick Di Stefano, dei tre l’unico DJ vero, che gli è toccato fare il viaggio con noi perchè aveva perso l’aereo e ha bestemmiato tutto il tempo fin quando non siamo collassati dentro le cuccette, nonostante il fastidio di certi ciellini vestiti da pagliacci che andavano in giro per il treno a suonare il flauto e cantare le canzoni dell’oratorio. Quando siamo arrivati a Cracovia mi sembra che siamo andati subito a bere, pilotati dal Ruvido che conosce tutti i bar d’Europa e se ne va in giro come se abitasse dappertutto, invece a me mi basta attraversare corso Regina che mi sento subito perduto. Mia nonna quando siamo partiti mi ha detto: Cracovia l’è nen al post antè ca la stava al papa? E io gli ho detto nonna guarda io non son tanto pratico di papi, infatti ho attaccato a bestemmiare quasi subito quando ho visto che non mi funzionava il bancomat (no, ma poi ho risolto, tranquilli). Dopo il bere siamo andati a ballare in un posto, posto nel quale non abbiamo peraltro osato ballare e abbiamo schifato il dancefloor peggio di un lazzaretto per colerosi dopo che abbiamo scoperto che ai polacchi gli piace la stessa musica che ci piaceva a noi quando andavamo a ballare la commerciale la domenica pomeriggio intorno al 1992 (a me mia mamma non mi ha mai lasciato andare, però dei miei amici mi raccontavano le canzoni. E mi raccontavano anche quanto duro si limonava. E io che rimanevo fuori dalla discoteca è andata a finire che la prima volta che ho limonato è stato il giorno che ho perso la verginità). Un altro grosso problema della Polonia sono le ragazze e il fatto che devi mandarle via a sprangate quando magari entri in un posto e ti piacerebbe startene lì tranquillo a bere loro incominciano a fissarti tutto il tempo per cercare di trascinarti in qualche posto a consumare un amplesso occasionale, credo sia per via del fatto che le ragazze polacche sono tutte fortemente consapevoli della loro bellezza mentre invece i maschi polacchi sono tutti tracagnotti rasati con la maglia dentro il pantaloni e vaffanculo se capiscono che il mercato dei tracagnotti rasati al momento non gira da nessuna parte, ma loro no, continuano a rasarsi e a stringersi la cintura intorno al maglione e allora capisci che a quel punto lì le ragazze lubrificano appena vedono un accenno di basetta.
Il giorno dopo mettevamo i dischi nel locale di fianco che quando siamo arrivati era ancora vuoto. Essendo tre DJ ed essendo che dei tre il solo Patrick Di Stefano era un DJ degno di questo nome abbiamo dovuto organizzare i turni tipo il gioco delle tre carte per fare in modo che il minor numero di gente possibile capisse che io e Fabio eravamo due cialtroni. Quindi ho incominciato io a far danzare i granelli di polvere che popolavano la pista. Il padrone del locale, un tracagnotto rasato con gli occhiali, a cominciato a spaccare il cazzo a tempo di record. Venendomi a chiedere “more happiness music” mentre stavo passando i Digital Mystikz. Allora io ho messo su un altro pezzo dei Digital Mystikz e lui è venuto a dirmi di mettere qualcosa di ballabile. There is nobody, gli ho detto. They are coming, mi ha risposto. When?, gli chiedo. At ten o’clock, mi fa lui. E io: what time is it now? Ten o’clock, mi risponde. They are coming now. E abbassa gli occhi con la faccia di uno che non ha mai visto entrare nessuno nel suo locale ma è sempre estremamente fiducioso della svolta come in un dramma di Beckett. Io mi giro male e vado via, perchè va bene che sono abituato a mettere i dischi di fronte a una pista vuota, però il bello di quando non ti caga nessuno è che non devi subire simili limitazioni della tua libertà artistica. Lascio la consolle a Fabio che si caga il cazzo quasi subito e mentre vediamo entrare della gente passiamo saggiamente il timone a Patrick per provare a trattenere almeno quei quattro gatti. Poi invece è andata bene. Non so come sia successo perchè ero dietro a bere da qualche parte, però tempo due minuti si è riempito il locale e i ragazzini del treno si sono ritrovati tutti in pista a ballare come dei bastardi. Quando ho ripreso in mano il mixer è stato un tripudio, la serata più appagante della mia carriera, qualunque roba mettevo loro ballavano e mi urlavano e mi alzavano le mani al cielo e mi acclamavano. A un certo punto ho messo Mouth to Mouth e sono andati fuori di testa, non capivano più niente. Finchè nel bel mezzo del momento più bello della mia vita è ritornato il tracagnotto con gli occhiali, che per attaccare il microfono del vocalist ha staccato la presa che alimentava tutto l’impianto. Il locale è piombato dal delirio al silenzio e quando mi sono voltato per vedere cosa cazzo era successo il bastardo ci ha anche provato e l'ho beccato che guardava il soffitto con le mani dietro la schiena fingendo di chiedersi cosa cazzo era successo. E’ bastato un mio sguardo per strappargli dalle labbra un laconico “It is my fault”.
Il viaggio alla ricerca del groove perduto è durato meno del previsto, visto che quella sera c’era la promozione della vodka alla ciliegia e la gente aveva finito per abusarne al punto da ballare qualunque cosa. La mia prima esperienza di convivenza con un vocalist è andata bene, era un ragazzino di Lecce che alternava dichiarazioni enfatiche al microfono del tipo “Vi faremo ballare tutta la notte!!!” per poi congedarsi due minuti dopo con un fuori onda nel quale mi confidava che lui andava a dormire perché era stanco. Allora ho ceduto il passo a Fabio e mi sono ferito una mano scendendo dalla consolle così il Ruvido mi ha insegnato a disinfettarmi con la vodka liscia. Quando sono tornato ho visto Fabio di fronte a una pista in delirio affiancato da delle cubiste sovrappeso che si agitava scompostamente facendo le corna al pubblico durante il remix di Standing in the way of control, un’immagine che rimarrà probabilmente incancellata nella mia mente. Quando sono andati via i ragazzini sono tornato per far ballare dei polacchi ubriachi tra cui ho riconosciuto il tracagnotto con gli occhiali che alla fine mi ha fatto anche i complimenti e allora l’ho perdonato. In finale di serata ho anche rimesso Mouth to Mouth ma questa volta soltanto per approfittare del suo interminabile minutaggio e andare a pisciare lasciando la consolle incustodita.
Tempo che facciamo su baracca e burattini sono le quattro e due ore dopo io e Fabio ci alziamo per andare a prendere l’aereo. Quando apro gli occhi rifletto sul fatto che dovendo alzarmi così presto magari l'ultima vodka potevo anche risparmiarmela, ma il giorno che divento furbo sarà sempre troppo tardi.

Come contenuto multimediale non sarà esattamente il massimo della vita ma comunque qui trovare la scaletta della serata arbitrariamente ricostruita.

[video] big in polonia: i pezzi che oltrecortina scassano ancora

15 ottobre 2007

This wannabe-John-Wayne motherfucker thinks he can fuck with my friday nights?

"A great moment of civic compromise"
Major Bunny Colvin



Qualche anno fa quando ho letto sul giornale che il sindaco di Bologna non lasciava più che la gente si ciucciasse la sua birra in pace per la strada ho reagito come faccio sempre quando mi arriva la notizia di qualche tragedia che non mi riguarda da vicino. Me ne sono battuto altamente i coglioni e sono saltato alla pagina sportiva regionale in cerca di qualche indiscrezione di calciomercato. Poi però, quando come l'altro giorno a Bologna mi è toccato andarci io, ho dovuto subire sulla mia pelle tutta l'insensatezza di una legge crudele, ingiusta, che tra l'altro colpisce come al solito le categorie più svantaggiate quali gli scansafatiche, i perdigiorno e gli scalzacani di varia natura. Secondo me queste squallide faide interne di neonazismo urbanistico la gente dovrebbe risolversele per conto proprio, e le leggi emesse dal sindaco di una città dovrebbero applicarsi soltanto ai residenti di quella città e di sicuro non ai turisti e ai viaggiatori di commercio provenienti da posti più civili, risparmiando peraltro loro l'umiliazione di farsi placcare dai buttafuori sedici volte nella stessa sera mentre cercano di uscire da un locale con la loro birra in mano reclamando il loro strafottuto diritto a fumare e bere nello stesso momento. Io a Bologna non ero mai stato ma sinceramente non mi ero mai posto il problema perchè tanto una volta sono andato a Piacenza e mi son trovato talmente male che avevo pensato di chiudere lì la mia relazione con il centro Italia. Poi invece sono dovuto venire e son venuto, e bisogna dire che Bologna praticamente è uguale a Padova solo con in più questo problema di uno sceriffo che interferisce sulla qualità dei tuoi venerdì sera, quindi secondo me se volete vedere Bologna andate a Padova e boicottate questa città che odia i giovani. A Bologna loro il venerdì sera non vanno a ballare come facciamo noi a Torino ma vanno invece a sentire i concerti dei gruppi indie. Pronti. Arriviamo in questo posto dove ci chiedono subito tredici banane per entrare. Dio fa, gli faccio al mio amico, chi cazzo suonano stasera, i Led Zeppelin? Invece no, suonava l'ennesima banda di islandesi sottratti all'allevamento intensivo di branzini. Adesso io non lo so francamente a cosa cazzo pensa il governo, però secondo me la prima mossa per migliorare la qualità della vita della gente di questo paese sarebbe proclamare un embargo contro la musica scandinava non-elettronica, perchè io sinceramente dopo tre minuti che guardavo queste ragazzine tristi che suonavano il violino sono andato spaventosamente vicino alla morte per inedia. Tra l'altro è successo a tutti i presenti, solo che dovendo giustificare le tredici banane di esborso molti hanno preferito fingere compiacimento, infatti guarda caso mi è bastato girare gli occhi per trovare altre due persone che si stavano frantumando i coglioni e allora abbiamo preso e siamo andati a bere degli amari del capo in un bar di briscolisti che abbiamo trovato lì vicino. Oh, io purtroppo oramai al venerdì sera senza quei nugoli di neopatentati che mi ballano intorno non mi diverto, però poi ho scoperto invece di poterli agilmente surrogare con una manciata di splendidi pensionati con le carte in mano, la battuta sempre in canna e le vecchie romagne d'ordinanza appoggiate sul tavolo. Il tipo di giocatori che quando il socio gli chiede di andare liscio loro gli calano in faccia un asso di bastoni stemperando la tensione agonistica in una di quelle grasse risate liberatorie che sono il sale della vita. Mi sono presto accorto che sarei tranquillamente potuto stare delle ore ad ascoltare questi anziani tracannatori di lambrusco e non nego che mi piacerebbe un giorno riuscire a diventare come loro. Solo che purtroppo sono invece il tipo di persona che se chiamo liscio e tu mi butti un carico tendo a volarti addosso impugnando una bottiglia rotta. E infatti quando era ora di tornare a casa è riemersa una delle mie grandi passioni sopite, ovvero quella di mettermi a litigare con dei buttafuori talmente grossi che il giorno che riescono a mettermi le mani addosso mi devono venire a raccogliere col cucchiaino.
Niente, praticamente quando siamo pronti per salire in macchina arriva questo fenomeno che ci chiede cosa cazzo aspettiamo a salire in macchina che lui deve andare a casa. Noi proviamo a fargli notare che se non veniva lui a darci fastidio a quest'ora eravamo già saliti, ma questo continua a stronzeggiarci addosso mostrando tra l'altro alcuni segni tipici dell'infarinamento quali il digrignamento dentale e la compulsione a ripetere. Infatti continua con questa cantilena che dobbiamo muovere il culo e salire in macchina e andare via veloci, fin quando io mi giro verso la mia amica e le domando secondo lei quale cazzo è il problema di questo ragazzo. Lui la prende malissimo e attacca a corrermi dietro sbraitandomi che per colpa mia che faccio casino sveglio la gente del quartiere e viene lo sceriffo e gli fa chiudere il locale, dando peraltro per scontato che a me me ne potesse sbattere qualcosa del destino del suo locale. La morale di questa storia è che secondo me se lo sceriffo invece di infastidire i turisti si preoccupasse di arginare il fenomeno dei buttafuori che urlano in mezzo alla strada alle quattro del mattino regalerebbe alla cittadinanza un vero grande gesto di civiltà.

[disclaimer] in ottemperanza alle nuove disposizioni di boicottaggio della musica scandinava questo numero di he was wrong esce privo dei consueti contenuti multimediali tanto cari a Dj Enzo. In sostituzione dei contenuti multimediali questo post verrà ipertaggato per cercare di placare in qualche modo le sue prurigini di ex studente di scienze della comunicazione.

[link] immagino che a questo punto la domanda sulla bocca di tutti sia: cosa cazzo sono andato a fare a Bologna? Ovviamente a cercare nuovi pretesti per fare della polemica gratuita, ma anche a dare il mio fondamentale contributo al lancio del nuovo vitaminic.

29 agosto 2007

the weight of the bass: the wrong guide to pukkelpop 2007 vol. 4

l’ultimo giorno ci svegliamo con la notizia che a dj enzo gli hanno fatto il portafoglio (vedi anche a dj enzo gli hanno fatto il portafoglio vol. 1), allora noi altri tre ci siamo stretti intorno a lui e abbiamo fatto una colletta da 100 banane a testa per coprire almeno il suo fabbisogno giornaliero di birre piccole. poi siamo andati a pranzo e a causa di un diverbio di natura estetica ho dovuto sopportare un violentissimo, pretestuoso e ingiustificato attacco contro la mia persona da parte dei miei compagni di viaggio, mossi forse dall’invidia o forse più semplicemente dalla cattiveria che alberga nei loro animi.
torniamo in tempo per gli shins, che io sapientemente diserto dopo un paio di canzoni per andare a prendere il posto davanti al palco di the streets. mike skinner entra in scena esibendo subito quella che è indubbiamente la sua qualità migliore: il buon gusto nel vestire (infradito bianche, pantaloni azzurri del mercato, maglietta a strisce orizzontali bianche e giallo fosforescenti... in un mondo perfetto dai 3 ai 5 anni di carcere non glieli levava nessuno). per fortuna poi il concerto, dopo un inizio stentato causa volume ridicolo, decolla per non fermarsi più. lui è in grande forma, probabilmente anche grazie alla ferrovia di bamba che ha irrorato le sue narici nel preconcerto. original pirate material alla massima potenza. latte da mezzo litro di becks che volano nel cielo. cover dei prodigy. tutti i grandi classici in scaletta. insomma, il massimo della vita. neanche il tempo di sorridere un attimo in quella che si era ormai preannunciata come una giornata di merda che il cielo viene sventrato da una spaventosa sequela di bestemmie che si alzano dalle corde vocali mie e di rossella: goldie cancellato. sono quei momenti in cui la vita di sembra priva di significato, eppure provi a tirare avanti la carretta lo stesso, nella speranza che magari ci sia una vita dopo la morte in cui quelli come noi che hanno dovuto portare sulle spalle la pesantissima croce della cancellazione di un set di goldie vengono risarciti e condotti per mano dentro il paradiso della drum & bass, che me lo immagino come un gigatesco cubo nero che avrà per muri delle pareti di casse alte dieci kilometri, e il pavimento sarà fatto di casse e il soffitto pure e la consolle sarà sovrastata da una gigantesca pala d'altare con lo studio dal ritratto di papa innocenzo X di bacon alto venti metri, e sotto la pala d'altare con lo studio dal ritratto di papa innocenzo X di bacon ci sarà un mixer a 10mila canali grosso come un parcheggio a due piani e dietro il mixer ci saranno sei technics 1200 di platino e dietro i technics 1200 di platino siederanno andy c al centro, grooverider alla sua destra e goldie alla sua sinistra. e dynamite mc inciterà i fedeli alla perdizione da dietro un leggio d'oro, in attesa che venga la prossima tempesta di batteria a spazzarci via tutti come mosche inondate dal napalm. solo allora potrò dirmi pienamente risarcito.
per fortuna a risollevarci il culo da terra interviene trentemoller, persona alla quale sento di dovere delle scuse. un live splendido, pesantemente dub, in compagnia di una band che ci spalanca davanti tutta la bellezza e la profondità dei suoni intorno ai quali è costruito the last resort. raro che succeda con l'elettronica di poter vedere i suoni così da vicino.
dopo di lui è venuto dj leno, un belga, il sostituto di goldie, che alzatosi dalla panchina dopo un lungo periodo di inattività (era talmente bravo che aveva appeso il giradischi al chiodo da qualche anno) ha risposto alla chiamata con una buona dose di esperienza versando sulla folla un pentolone bollente di old school ruvidissima infarcita di grandi classici. magari non sarà stato goldie però dj leno è un bravo ragazzo e al suo cospetto ci siamo divertiti da matti.
poi siamo andati al palco principale a farci spazzolare via dai nine inch nails. trent reznor in gran forma, palestratissimo, capello corto, dipinta sul volto l'intenzione di colpire durissimo sulla faccia di tutti quelli che lo pensavano finito come un billy corgan qualsiasi. dopo cinque minuti è partita march of the pigs e ci siamo trovati tutti in balia dell'uragano di chitarre che una volta scatenatosi è durato per tutto il concerto. neanche nei miei sogni più incoffessabili avrei immaginato di poter assistere a una tanto potente resurrezione di uno dei fantasmi della mia adolescenza. a giudicare dal volume a cui ci arrivava la roba quelli che erano davanti secondo me sono tutti morti, e ripensando alla gente che girava per il festival con la maglietta dei nine inch nails non dev'essere stata una grande perdità per l'umanità. incredibile anche l'aspetto visivo, reminescenze di immaginari kraftwerkiani che hanno immerso la band dentro una nube di rumore bianco dal quale i corpi emergevano come delle ombre in decomposizione.
e poi è venuto andy c, e quello è stato il momento in cui sono morto schiacciato sotto il peso dei bassi. arriviamo a metà pista ma non ci arriva abbastanza allora attacchiamo a piantare gomitate in faccia a questi ragazzini e camminiamo fin quando non arriviamo fin sotto le casse. dio fa andy c ce lo siamo andati a ciucciare direttamente dalla fonte. davanti a questo telo di plastica che mettono sopra le casse in modo che dei coglionazzi come noi non vanno a friggersi il cervello contro i coni. ma noi siamo andati lo stesso e ce lo siamo beccato tutto in faccia, andy c. le botte, le pause, le ripartenze, le urla del vocalist, tutto ci siamo presi. e quando siamo usciti ero un’altra persona. un uomo nuovo, pulito come se fossi nato due minuti prima. sudato, sporco, stanco, sfatto, non sentivo più niente, però era come se mi fossi preso un treno in faccia e che bello che era. la roba che mi sconvolge della drum and bass è come ti rimette al mondo quando è finita. quei dieci secondi di camminata fuori dalla pista, non lo so, però stavo bene come non mi capitava da un po’. era come se mi avevano lasciato lo scheletro e si erano ciucciati via la carne, come se mi avevano lavato via il cervello dalla scatola cranica. ridotto allo stremo ed è così che a me mi piace vivere: stremato. col vuoto intorno e col vuoto dentro. non so se a dire ste robe magari sembro ricchione, però secondo me è così che gira il mondo. assottigliarti fin quando non ti rimane addosso solo una membrana. col cervello bello spalancato a prendere un filo d’aria anche lui che se ne sta tutta la vita chiuso al buio a macinare stronzate e ha passato l’ultima ora a spingere il corpo per farlo stare dietro a un battito troppo veloce per essere afferrabile e quando il battito finisce ti scende addosso questa specie d’inerzia a darti conforto, e poi basta, è finito, ti tocca ricominciare a vivere e quella è la parte peggiore, però d’altronde bisogna prima mangiare delle scodelle di merda se dopo vuoi purificarti.
poi dei tipi mi hanno versato addosso una bottiglia di vodka absolut e per farsi perdonare me ne hanno versata un po’ nel bicchiere della birra e allora ho attaccato a capirci pochissimo. l'unica roba che ho capito è che erol alkan ha svaccato il set ed è stato pesantemente umiliato da felix da housecat nella sala di fianco. il giorno dopo avevo ancora una musica che mi batteva nel cervello, ho anche provato a ballare un po’, solo che a ballare nel silenzio sembri stronzo. rossella l’abbiamo dovuta lasciare in mezzo a dei capannoni in una periferia industriale e abbiamo cominciato a puntare verso sud per le nostre 12 ore di viaggio. ci siamo fatti tutti gli autogrill della mitteleuropa di merda perché non avevamo voglia di tornare a casa. serena ha presto finto un malore per potersi sdraiare sul sedile posteriore e dormire tutto il tempo, mentre invece dj enzo per quei pochi minuti in cui è rimasto sveglio ha dato segni di scarsissima lucidità. ci piace ricordare interventi del tipo: “ora dirò una cosa che potrà sembrare scontata: ma perry farrell dei porno for pyros adesso è diventato un attore famoso?”, “no, enzo, quello è colin farrell, sono due persone diverse”. o ancora: “botta di sonno! botta di sonno! dammi il cambio alla guida! dammi il cambio alla guida!”. per stare sveglio ho bavuto talmente tanto caffè e bevande alla taurina che quando sono arrivato a casa sono rimasto sul divano con gli occhi spalancati fino alle quattro e mezza del mattino ad ascoltarmi in cuffia 10 years of drum & bass arena mixed by andy c and grooverider.
e poi basta. come dice steve earle in una celebre puntata di the wire, "getting clean is the easy part. now comes life". figurarsi io che non mi sono neanche ripulito e che continuo a bere ettolitri di birra e ascoltare drum and bass tutto il giorno come se vivessi dentro la boiler room. invece vivo in un trilocale a vanchiglia e mi fischiano le orecchie. di brutto. e come l'anno scorso farò un altro di quegli esami audiometrici in cui ti mandano delle frequenze in cuffia e tu devi dire se le senti o no, solo che io non ho sentito neanche quando hanno chiamato il mio nome in sala d'aspetto. e anche stavolta quando spiegherò alla dottoressa com'è che mi sono procurato il fischio alle orecchie mi guarderà con disprezzo e mi dirà che le dispiace, però neanche quest'anno non hanno scoperto nessuna medicina contro la coglionaggine.

(fine)

[video] nine inch nails

[video] andy c (I)

[video] andy c (II)