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01 settembre 2008

smetto quando voglio

sono entrato nel mio 30esimo anno di vita senza particolari traumi emotivi. la gente chiede se ti senti vecchio, io per tutta risposta sono entrato in edicola e ho comprato l'ultimo numero dell'uomo ragno. non lo facevo tipo dal 1995. "solo una volta, così, per provare", mi sono detto. il giorno dopo sono tornato in edicola e ho comprato rat-man. "ogni tanto lo compro, come la settimana enigmistica". poi l'altro giorno ho comprato la repubblica e visto che c'ero ho portato a casa anche l'ultimo x-men e un altro uomo ragno. e oggi mi sono informato sul costo di un abbonamento annuale ad amazing spiderman, che ormai vale la pena leggere in originale.

prima dei dischi, i fumetti erano la mia droga e l'intera paghetta andava all'edicolante, che era un po' come il ragazzetto che spacciava fumo di infima qualità ai giardinetti lungo il po. poi non mi bastò più e iniziai a frequentare postacci da tossici all'ultimo stadio: i negozi specializzati. i miei amici di allora, facendo a gara a chi sembrava più grande, dicevano che i fumetti erano roba da ragazzini. io rispondevo che i primi albi che avevo letto erano rispettivamente il #285 dei fantastici quattro (nei quali un ragazzino si ustiona gravemente cercando di imitatare la torcia umana e causando dunque indicibili dilemmi morali alla suddetta torcia) e la trilogia cani impazziti (dove peter parker si ritrova in un manicomio in una sorta di incubo nerissimo). roba da ragazzini un cazzo.

poi ho scoperto i dischi e ho dovuto scegliere, anche se nel garage di casa dei miei dovrebbe ancora esserci una mezza quintalata di quella roba. e adesso? adesso non ci capisco un cazzo, ho un gap di 15 anni da recuperare. non so dov'è finito chris claremont e neppure ann nocenti, i miei due scrittori preferiti, però so che john romita jr disegna ancora ed è sempre il più grande (ed è pure un tipico tamarro a stelle e strisce, scopro vedendo per la prima volta una sua foto). e so cosa ha portato a tutto questo: jonathan lethem e la sua fortezza della solitudine, romanzone divorato in vacanza, con quei fumetti citati mille volte.

che dire, dunque, se non grazie jonathan? avevo proprio bisogno di un'altra dipendenza. anche se in questo caso sarebbe meglio parlare di ricaduta.

in allegato un mp3 che non c'entra un cazzo ma che da settimane si voleva postare anche se non si aveva molto da dire a tal proposito, al di là di un convinto "dio fa".

[mp3] tvmr - bowie in the bronx

31 luglio 2008

from austin to turin

bruce sterling è da diversi mesi ospite di torino, e questa non è una novità. lui e la moglie scrivono dallo scorso autunno una bella rubrica su la stampa e il suo nome spunta un po' ovunque in molti degli appuntamenti culturali della città. finora però non ero mai incappato in questa straordinaria intervista, che offre l'ennesima prova di quanto quest'uomo sia un genio assoluto. una visuale strepitosamente acuta su una città che continua a reinventarsi alla ricerca di una propria identità definitiva.

e visto che si parla di torino, beccatevi i farmer sea, che nonostante la mia recente avversione per certi suoni riescono a regalarmi dei gran bei momenti.

[mp3] farmer sea - neil young is watching me

[txt] beyond the beyond - bruce sterling's blog

14 luglio 2008

è questo che siamo.


all'inizio c'ero io con un accappatoio bianco sul quale c'era ricamato con filo azzurro il numero 1318. ai piedi delle infradito azzurre, sotto l'accappatoio soltanto un boxer da bagno, anch'esso azzurro. seduta al tavolo con me c'era la mia signora, anche lei con addosso il fottuto accappatoio bianco, solo con un numero diverso: 3584. non eravamo i soli: tutto attorno c'erano decine di persone, tutte di bianco vestite e infraditate. mangiavano frutta fresca e bevevano tisane al tiglio e alla calendula. e avevano tutti un'aria rilassata, anche troppo. li avresti detti reduci da una lobotomia, piuttosto. mi guardavo attorno e aspettavo il momento in cui la voce del grande fratello avrebbe pronunciato con voce decisa il numero dei prescelti. "fratello 2584, vieni avanti, tocca a te". in realtà non c'era nessuna voce, e non c'era nemmeno bisogno di andare in giro in fila, uno dietro l'altro, ognuno con la mano destra sulla spalla destra dell'altro. ero semplicemente alle terme.

ora, io ho sempre pensato che le terme fossero roba da donne, vecchi e metrosexuals. e in effetti mentre il sedicente fabio mi massaggiava la schiena sconfinando pericolosamente sul mio sederino coperto da un inquietante tanga usa e getta, per un attimo ho stretto le chiappe. "rilassati, caro", mi ha detto lui, ma io mi sono tranquillizzato soltanto quando si è iniziato a parlare del mercato della juventus. massaggio a parte, alle terme paghi un sacco di soldi per stare nell'acqua calda a farti diventare le mani rugose, per sudare come un maiale in saune a 70° e per fare le bolle in vasca. però devo riconoscere che la cosa ha il suo perché. ad un certo punto mentre me ne stavo seduto su una poltrona che sparava getti d'acqua a 15 atmosfere con la vista sul monte bianco ho pensato che mancava soltanto una cannetta nella mano destra e un whisky e cola nella sinistra. io il paradiso me lo immagino più o meno così.

dopo una giornata intera di relax, però, avevo il karma un po' squilibrato, così siamo andati ad ingollare un migliaio di calorie al mc donald's, dove metto piede una volta ogni 5 anni e ogni volta mi ricordo perfettamente perché sono passati 5 anni. il crispy mc bacon ha in breve spazzato via le tossine lasciate dalle tisane e dalla frutta, la birra ha fatto il resto e mi è tornata in fretta anche la voglia di bestemmiare. ero pronto ad affrontare i massimo volume.


e qui il karma si è arrotolato su sè stesso una volta per tutte. l'attacco con atto definitivo e il primo dio mi ha messo i brividi, e giuro che non era la zibba che aggrediva il parco della pellerina. è che è stata l'occasione definitiva per comprendere quanto mimì e soci abbiano ridisegnato la mia geografia adolescenziale. avevo 16 anni e divoravo lungo i bordi. lo ascoltavo per pomeriggi interi, e immaginavo di scrivere una canzone su di me che ascoltavo fuoco fatuo davanti allo specchio di camera di mio fratello, mentre mi muovevo al suono delle chitarre elettriche, ecc. ecc. era bello avere 16 anni nel 1995. cioè, era una merda, intendiamoci. il liceo, le sfighe, il resto. però non sapevi ancora quello che sarebbe venuto dopo. e avevi l'occasione di scoprire i massimo volume e di comprare i loro dischi il giorno che uscivano. e non era poco. e devi averli ascoltati proprio bene, se ti ricordi perfettamente il primo dio a memoria (e no, non era prévert, era sempre rimbaud).

sul finire del concerto iniziano a scendere le prime gocce, ma in fondo chi se ne frega. chi se ne frega pure di patti smith, chi se ne frega degli afterhours. chi se ne frega se sarà l'ultimo concerto dei massimo volume o se seguiranno altri dischi, altri concerti, altre robe. per il momento va bene così, ci siamo presi quello che ci spettava:

qualcosa sulla vita. seychelles '81. il primo dio. senza un posto dove dormire. ronald, tomas e io. fuoco fatuo. altri nomi. la notte dell'11 ottobre. atto definitivo. la città morta. dopo che.

in rigoroso ordine sparso.

il resto. il resto non conta. è solo acqua sulla pelle, calda o fredda che sia. è solo musica che dimenticheremo presto.

[video] massimo volume - dopo che (torino, 12 luglio 2008)

14 giugno 2008

picture me rollin: dj scum goes to hollywood


E’ la seconda volta quest’anno che vado via senza DJ Enzo. Sulla strada per l’aereoporto mi stavo giusto chiedendo, chissà come farò senza un erotomane alcolizzato al mio fianco? Invece il mio vicino di posto si rivela essere un muratore iraniano che inizia a molestarmi per impossessarsi della pagina sportiva del mio USA Today. Calcolando che USA Today totalizza circa 6 pagine e che il nostro volo durava undici ore e mezza, secondo me poteva anche aspettare che finissi di leggerlo, comunque gli mollo il giornale basta che stia zitto, invece lui si prende il giornale e tanto per rompere il ghiaccio mi chiede se in Italia c’è figa. Io per non sembrare sgarbato gli chiedo anch’io com’è la situazione figa in Iran, ma a giudicare dalla quantità di testosterone che obnubila la mente di quest’uomo dopo tre settimane di visita al suo paese natale devo dedurre che sia una roba abbastanza tragica. Il periodo di castità e analcolismo sembra aver agito su di lui come una fionda pronta a lanciarlo tra le braccia degli stravizi: mi racconta che sei ore prima si era preso un'aspirina e adesso vuole sapere se gli succede qualcosa bevendosi una birretta sopra l'aspirina. Io gli dico che non lo so e che non sono mica un dottore ma lui insiste e mi chiede di affidarmi al mio buonsenso, forse già sapendo che proprio il buon senso in materia di morigeratezza alcolica è da sempre il mio cavallo di battaglia. Infatti gli dico che secondo me una birretta può bersela tranquillamente, e allora lui fanculo l'aspirina e ordina due heineken, una mezza di vino rosso e due creme al whisky, venendo anche redarguito dalla hostess che gli fa presente che nel prezzo del biglietto di classe economica non era incluso l’open bar. A questo punto rimaneva solo un altro argomento sul quale posso dirmi vagamente competente, allora inizia a interrogarmi sul futbol e per le restanti dieci ore mi chiede cosa ne penso di tutti i calciatori che gli vengono in mente, da Adebayor a Zenden. Mi ero portato nel bagaglio a mano tutta la bibliografia di James Ellroy da rileggermi nel viaggio e invece ho dovuto passare tutto il tempo a discutere degli alti e bassi della carriera di Diego Forlan.
Con un palo in culo così di fianco ho fatto fatica a compilare quel modulo che ti danno per entrare negli Stati Uniti, quello dove ti chiedono se sei un genocida o se stai importando degli animali selvatici. A un certo punto è diventato un incubo perchè continuavo a sbagliare a scrivere e ho dovuto chiederne uno nuovo e ho sbagliato di nuovo a scrivere finchè alla quinta volta che sbagliavo a riportare la data di nascita la hostess mi ha detto che forse mi negavano il visto perchè ero troppo stupido per entrare negli Stati Uniti. Invece sorprendentemente nonostante che fossi stupido e nonostante che avessi un iraniano come migliore amico mi hanno fatto entrare lo stesso senza neanche guardarmi addosso. Una roba che mi ha fatto rimanere male perchè certe volte faccio più fatica a entrare quando vado a ballare.


Mi sono voluto concentrare su questa parte iniziale del viaggio perchè nei seguenti sette giorni sono fondamentalmente rimasto in albergo a bermi delle birre guardando le partite dei Lakers per televisione. Le birre me le sono procurate setacciando tutti i liquor stores di Korea Town, il posto dove mi avevano messo in albergo. I liquor stores sono dei posti che te quando entri dentro ti senti veramente parte della schiuma del mondo. Per quello che ho capito io sono gli unici posti dove riesci a comprare della roba da bere in tutta l'America. Solo che quando sei dentro ci sei solo te e delle muraglie di bottiglie di vodka scadente e un commesso che ti guarda da dietro a un bunker di plexiglass attraverso il quale devi faticare come un asino per spingergli i soldi dentro. Sono quei posti dove di solito nei film entra qualcuno con la calza in testa e il fucile a canne mozze in mano e una volta che hanno inquadrato l'impenetrabilità del plexliglass e l'inaccessibilità del registratore di cassa gli fanno saltare il cervello all'unico avventore del negozio. Per questo dopo un paio di giorni che giri per l'America incominci a pensare a quest'immagine del tuo corpo sul pavimento con disegnata intorno una sagoma di gesso.

Poi niente, praticamente mi ero prenotato una macchina da affittare ma tre giorni prima di partire mi sono accorto che avevo la patente scaduta da sei mesi. Quindi son dovuto andare a piedi, solo che Los Angeles è il tipo di città che quando provi a camminarci dentro è capace di farti sentire una merda come poche altre robe al mondo. Te sei lì che cammini sotto il sole della valle della morte e dopo alcuni chilometri che cammini incominci a capire che non arriverai mai da nessuna parte. Rimani lì, sudato come un maiale, sul ciglio di queste strade enormi sotto delle palme altissime mentre di fianco ti passano delle macchine di grossa cilindrata guidate da delle persone bellissime coi lineamenti distesi dall'aria condizionata e dalla consapevolezza del galleggiare all'interno di una specie di paradiso terrestre dal quale tu sei inesorabilmente escluso eppure ti accontenti anche solo di poterlo stare a guardare.



Poi a un certo punto mi è toccato anche di andare a lavorare e mi hanno portato dentro a degli uffici che erano più belli e più preziosi della maggior parte dei musei che ho visitato nella mia vita. La gente a Los Angeles fa dei lavori talmente belli e talmente importanti e talmente qualificanti del loro essere nel mondo che tu ti vedi costretto a fare il possibile per nascondergli il fatto che sei arrivato lì in virtù di un contratto a progetto scaduto tre settimane prima di quel momento. E fai finta di essere importante anche te, perchè Los Angeles è un posto che secondo me al primo sintomo di debolezza ti mangiano vivo e tra l'altro fanno solo bene perchè se te non conti un cazzo è giusto che soccombi.

Allora a un certo punto mi sono dovuto togliere la maglietta dei Cramps e mi sono messo la camicia e la giacca e ho incominciato ad arraffare libri e a innamorarmi di alcune agenti letterarie bellissime sorseggiando dei jack and cola, che sarebbero come dei whisky and cola con l'acqua tonica al posto della coca cola che però sono pieni di ghiaccio e dopo due minuti che te li mettono in mano diventano una pappetta insapore e analcolica che te praticamente sei obbligato a ordinarne degli altri ogni cinque minuti nonostante che vengono via a sette banane al colpo. Morale della favola arrivano le due di notte e tu ti ritrovi povero e sobrio, senza contare il fatto che hai incontrato decine di persone più giovani di te che fanno dei lavori ai quali a te non è concesso neanche solo di ambire.
A quel punto lì non ti resta che tornartene in albergo col miraggio delle tue birre imboscate del frigo bar, previo puppamento del taxista somalo che ti millanta le meraviglie della Los Angeles notturna affermando che al venerdì sera a Hollywood "you can get free pussy. (You get pussy and you don't even have to pay for that!)". Calcolando però lo sbattimento che mi sarebbe costato far finta di essere un noto produttore europeo alla ricerca di attrici esordienti ho preferito lasciar perdere e passare il venerdì sera da solo a fumarmi delle sigarette alla menta di una marca che una volta avevo visto uno che le fumava per televisione.


[diapositive] straight outta vanchiglia - dj scum goes to hollywood e si fa le fotografie con l'autoscatto

[video] 2pac - picture me rollin'


04 giugno 2008

qui vorrei un titolo brillante come "reservoir coqs", ma mi sa che non mi viene

facciamo pure finta di niente, ma sabato iniziano gli europei, quella manifestazione che ci fa dimenticare di essere tutti fratelli della grande europa. ad esempio, cos'abbiamo in comune noi e i francesi? ok, siamo inseriti nello stesso girone del cazzo. ok, donadoni e domenech se la giocano in simpatia. aggiungiamo qualcos'altro. i simpatici guaglioni di les cahiers du football giocano a fare i domenech e a compilare formazioni. prime scelte, seconde scelte... fino alla formazione x. possiamo noi essere da meno? proprio no. e dunque andiamo.

italia 1

praticamente la stessa formazione del 2006, con le eccezioni di totti e cannavaro (insomma, niente di che), mentre panucci ha soffiato il posto a grosso. il ricambio generazionale non esiste, tanto che a destra la new entry è il 35enne panucci mentre di natale è un baldo 30enne. chiellini al centro della difesa non è una previsione, è una disperata speranza, così come materazzi non è una disperata speranza ma una scelta obbligata, anche se io matrix lo vedrei sempre bene seduto in tribuna a contarsi i tatuaggi.


italia 2

e via con le simulazioni. il valore della coppia centrale difensiva è tutto da dimostrare, così come le due corsie laterali. al centro del campo però c'è il giusto mix di legna e goniometro e in attacco ci sono 40 gol in due nella passata annata, vedete voi.


italia 3

il gioco inizia a farsi difficilotto, specialmente in difesa dove non è che stiano venendo su proprio dei fenomeni. cioè, se sulla destra sono costretto a chiamare comotto vuol dire che siamo proprio messi male. però in compenso sulla destra c'è quel bel giocatorino di pasqual che prima o poi diventerà il fenomeno che prometteva di essere, mentre al centro della difesa fa capolino l'idolo legrottaglie, che da quando scopa meno e prega di più è un altro giocatore. in attacco l'adorato giuseppe rossi (troppo giovane? ma va), sperando che cassano non lo mandi a fare in culo già al fischio d'inizio.


italia 4


una formazione che si basa sul 41enne fontana, uno che più invecchia più diventa un fenomeno. donadel e foggia in nazionale ci arriveranno prima o poi, basta aspettare che compiano 40 anni pure loro. in difesa a questo punto si inizia veramente a pescare nel torbido, mentre in attacco ci si permette di buttare dentro iaquinta dando fiducia a miccoli, uno che sa giocare a pallone come pochi ma che ormai raramente si ricorda di farlo.


italia 5

oh, siamo italiani, quindi i giovani se ne stiano a casa loro. però come quinta scelta ci si può anche permettere di fare follie. il trio giovinco-rosina-balotelli visto in prospettiva, poi, secondo me è roba da sogni bagnati, sempre se rosina la smette di giocare una partita sì e 13 no.


italia x


e per finire, l'italia di quelli che avrebbero voluto esserci e non ci sono, di quelli che ci sono stati e non ci sono più, di quelli che forse avrebbero meritato di esserci, di quelli che ci sono e non si capisce il perché.

22 maggio 2008

cronaca di un matrimonio annunciato

[disclaimer: lo so che è passato un po' di tempo dall'evento, ma ho avuto bisogno di tempo per metabolizzare]

indulgendo sul sentimentalismo, potrei dire che io quest'uomo l'ho visto nascere. blogghisticamente parlando, ovvio, così come lui ha visto nascere me. potrei riportare i primi timidi commenti (miei e suoi) di quasi 5 anni fa, potrei andare a ricordare i primi incontri e poi gli altri, molti nel segno del san simone, tutti nel segno dell'alcolismo. ma suvvia, siamo uomini eterosessuali di un certo livello e allora al bando queste robette.

per farla breve benty (in greco βεντυ) si è sposato e ha pensato bene di invitarmi al suo matrimonio. a dirla tutta era stato invitato anche dj stefano, che tuttavia ha gentilmente declinato l'invito adducendo domande pretestuose del tipo "ma come ci arriviamo in grecia? ma quanto tempo ci vuole? ma poi lì si beve? si fa tardi? e se poi mi sento male? non è che poi cado dal traghetto e annego? e se mi si rovina la maglietta da turbonegro?". insomma, le solite cose che fanno di dj stefano una persona difficile da stimare.

comunque ho dato le spalle a dj stefano e me ne sono andato in grecia con la mia dolce metà. tralascio i primi giorni (ma al prossimo che vi dice che la valle dei templi fa il culo all'acropoli non dategli dello sporco nazionalista) e passo direttamente a raccontare i meravigliosi giorni salonicchesi.

day 1 - the bachelor's party

benty è in forma splendida quando viene a recuperarci alla stazione di salonicco (θεσσαλονίκη), mica lo diresti che ha dormito un paio d'ore scarse e ha ancora un tasso alcolico degno di un fornelletto da campeggio. per renderci subito simpatici agli occhi della sposa ci porta a salutarla mentre sta ancora dormendo, una roba che ovviamente chiunque apprezzerebbe. vabbè, diciamo che sapeva pure lei a cosa andava incontro quando ha deciso di condividere il letto con uno che le si è presentato dicendo sai, ho un blog, forse ne hai già letto in giro e aggiungendo subito dopo ti ho mai raccontato del perché il caffè greco è così caro?

comunque abbandoniamo la dolce sposa e ci trasferiamo nella prestigiosa colombo, la mitica scuola fondata dal nostro eroe, che si occupa essenzialmente di esportare nella terra di platone i migliori prodotti della nostra cultura, nella fattispecie i dipinti di botticelli e le canzoni di laura pausini. il tempo di appoggiare a terra le nostre cose ed ecco che benty è già scomparso, lanciato per le strade di kalamariá (καλαμαριά) a cercare di tenere traccia di enormi pacchetti di parenti e amici sparsi per il mondo e tutti convergenti verso la macedonia (μακεδονία). posso testimoniarlo: benty ha passato 3 giorni morbosamente attaccato al suo cellulare, in uno sforzo organizzativo disumano. il tutto senza mai perdere il sorriso e bestemmiando anche piuttosto poco. oddio, almeno secondo gli standard ai quali ero abituato. vabbè, non divaghiamo. dopo una rapida visita di salonicco, ricevo un sms: già mangiato? venite in taverna con noi? messa così sembra una roba semplice, tipo 2 olive, un'insalata e un caffè greco (di quelli con i quali ti fumi 3, 4, anche 5 sigarette, per intenderci). e invece no: ci accoglie la famiglia bentivoglio al gran completo e una cena che ancora adesso mi capita di ruttare all'aroma di melitzanosalata (μελιτζανοσαλάτα). spaziale. ma per benty non è il momento di riposarsi: c'è il bachelor's party a reti unificate al flou e in quanto secondo miglior dj di italia (indovinate chi è il primo) tocca a lui aprire la residenza. a lui e a tolis, il secondo miglior dj di salonicco (indovinate chi è il primo) nonché l'amico alcolico che ogni dj vorrebbe avere al suo fianco. altro che dj stefano. tolis mi insegna un po' di parolacce in greco (άντε γαμήσου!) e io per riconoscenza gli insegno a svuotare la pista nel giro di sole 5 canzoni. intanto dj benty dà il meglio di sè proponendo una selezione asciutta ed elegante (notevole il finale con tocca qui, contratto per karelias e el pube) che il pubblico dimostra di apprezzare a dovere, non foss'altro per l'imbarazzante numero di shottini ingollati. si chiude il flou all'alba, si va a mangiare robe che non ricordo e si va a dormire.

day 2 - the day after
capisci di essere invecchiato quando fatichi a carburare dopo una serata come quella del flou. io sono vivace come materazzi dopo il rigore sbagliato contro il siena, la mia signora appena meglio ma siamo comunque al minimo sindacale. ovviamente tutto questo non riguarda il mastino di fabriano, che si fionda in casa con circa mezz'ora di sonno alle spalle ma con una energia che lascia basiti. ci porta in dono il berna e michele, amici dello sposo che in breve prendono possesso delle due restanti suite imperiali dell'hotel colombo. usciamo con michele determinati ad andare in spiaggia, ma le persone alle quali chiediamo informazioni decidono che la loro quota giornaliera di buone azioni è già superata. ci indicano dunque un tratto di mare molto intimo: ci siamo noi 3 e qualche siringa. decidiamo allora di dedicarci alla píta gýros (γύρος) che ci dà ben altre soddisfazioni. la sera poi, per non sbagliare, si mangia. il testimone dello sposo juan, spagnolo ampiamente inserito nel tessuto sociale salonicchese, decide infatti di preparare paella di pasta per una mandria di 40 italiani, una roba semplice semplice. tutto perfetto, solo che la serata di prima continua a farsi sentire ed è tutto un susseguirsi di sguardi liquidi e birre piccole, giusto per ricordare il sapore. anche l'aitante michele, reduce da un viaggio terrificante (amsterdam-fabriano-salonicco in poco meno di 24 ore) molla il colpo: cinque minuti prima di viene da invidiarlo per il suo essere in forma eccellente, poi si assenta un attimo e non si vede più. lo ritroveremo qualche ora dopo collassato su un'amaca. ha ceduto anche lui, per fortuna.

day 3 - the wedding
ci sveglia benty, portandoci la colazione. continua a sorridere e a dissimulare freschezza e un sorriso a 46 denti, ma se lo guardi bene lo capisci che dietro quella maschera si nasconde una larva che non chiede altro che un letto. un letto vero, non il divano dove lo costringe a dormire la sposa, che con la scusa del oh, io sono la sposa, devo riposarmi! ha brutalizzato il mio amichetto per le 7 settimane precedenti il matrimonio, obbligandolo a dormire sul divano. però pare che benty russi, quindi tutto è giustificato: gli uomini che russano andrebbero abbattuti tutti, mica come me che quando dormo emano una dolce musica di carillon. comunque, finalmente, abbiamo modo di renderci utili: io, la signora e berna abbiamo il delicato compito di tradurre e stampare il testo della cerimonia, dall'inglese all'italiano. un compito che pare facile facile e che invece si trasforma in un'odissea: la traduzione si trasforma in una vera e propria guerra semantica, gli internet point e le copisterie non si trovano. senza contare che c'è chi insiste per fare shopping: mica è colpa mia se trovo delle meravigliose gazelle (le 15esime della mia vita, credo) granata e azzurre ad un prezzo ridicolo. per non farci mancare niente pranziamo in un posto talmente tipico che non ti danno il piatto, si mangia sulla tovaglia. ci spertichiamo in commenti del genere tipicissimo! folkloristico abbestia! questa è la vera grecia!, ma chissà cosa commentavano quelli del locale di noi talmente fessi da mangiare l'insalata direttamente dalla tovaglia. vabbè.

di corsa verso casa con il prezioso manoscritto, fa un caldo porco. io mi ritrovo di fronte ad un bivio: avendo dimenticato le scarpe serie nere sul tavolo di casa in italia, cosa abbinare al mio delizioso vestito iena style? clarks marroni? no, dai. infradito? troppo freakkettone. e allora vai di fantasia: le mie nuove gazelle faranno la loro porca figura, dando l'impressione che io abbia carattere e stile da vendere. forse qualcuno l'avrà pure pensato, ma penso che molti mi ricordino come il coglione con il vestito da becchino e con quelle scarpe ridicole. cerimonia in comune sobria e incomprensibile (oh, ci siamo sposati, esclama ad un certo punto benty per risvegliare i convenuti dal torpore facendoli sciogliere in un applauso liberatorio) poi il solito riso sugli sposi e via verso il ristorante, costruito direttamente sulla spiaggia in barba a qualunque piano regolatore.

qui lo capisci subito che finisce male: l'aperitivo è a base di whisky, gin e altre robe al di sopra dei 30°. non credo di aver mai bevuto un whisky e cola a quell'ora, per dire. inevitabile che alle 21 tutti siano ampiamente ubriachi a ballare rembetika (ρεμπέτικο) e urlare bacio! bacio! agli sposi grosso modo ogni 180 secondi. anche io inizio a perdere contatto con il mio cervello e allora sfido tolis a gara di bestemmie e robe così, mentre appena posso dimostro la mia meridionalità abbracciando chiunque, benty in primis. tutto fila liscio finché non incrocio nuovamente tolis, con il quale si inventa un gioco carinissimo: offrire a chiunque ci capiti per le mani shottini di jack daniel's, ovviamente bevendo anche noi con il malcapitato. ci divertiamo un casino, solo che al settimo/decimo shottino io inizio a ricordare proprio poco. so solo che hanno tutti iniziato a ficcarmi in bocca pezzi di pane per ridurre la sbronza e poi che mi hanno infilato in un taxi e portato a casa, non prima (forse) di aver salutato tutti quanti.

day 4 - the worst hangover ever
sveglia. valigie. mal di testa. ordine in stanza. mal di testa. scritte simpaticissime sulla lavagna. mal di testa. taxi. aereo. mal di testa. casa. mal di testa. mal di testa. mal di testa.

15 aprile 2008

io credevo che noi fossimo al 6%, almeno al 6%

dj stefano esce di casa convinto che la sinistra arcobaleno sia attorno al 5% e ha la faccia del lutto, perché per lui il risultato è un disastro. noi ne parliamo, ma evidentemente lui non ci sente, visto che solo a metà serata scoprirà che il 5% magari. io distribuisco cartoline della sinistra arcobaleno con mezza faccia di bertinotti dicendo una reliquia, l'ultima cartolina elettorale di fausto. lo dico scherzando e ridendo, mentre chiamo deni per chiedere se la sinistra arcobaleno è rimasta attorno al 3,5%. lui è chiaramente ubriaco, ma mestamente conferma, senza però dirmi che fausto si è dimesso. poi con i compagni di aperitivo ci dirigiamo allo united, dove va in scena il penultimo concerto degli isobel che hanno deciso di sciogliersi e di concedersi ancora un ultimo mini-tour prima di dire ciao ciao. per strada i ragazzi marocchini di palazzo nuovo provano a scherzare dicendo che hanno bisogno di vendere accendini per comprare il biglietto per casablanca, possibilmente già questa sera. allo united le facce tutto sommato sono sorridenti, si cerca di parlare il meno possibile di elezioni ma tanto sempre lì si va a finire. dopo il gruppo spalla salgono sul palco gli isobel ed è un gran concerto nonostante danilo poi sostenga "no, dai, siamo stati troppo freddi". intanto infilano in scaletta anche pitagora degli altro e io apprezzo assai. ma intanto anche gli isobel si levano dai coglioni, e questo non è bene.

insomma, gli isobel si sciolgono, il pd sarà il partito più a sinistra del nostro parlamento e bertinotti lascia. a questo giro il palo nel culo che ci hanno ficcato è di un diametro decisamente eccessivo. e lo so che la sinistra (e vaffanculo l'arcobaleno) ha un sacco di colpe, io stesso stavolta ho dubitato di votarla. però se hai scelto rifondazione da quando lo stato ti ha gentilmente chiesto di votare, bè, per te quel 3,1% è indubbiamente la fine di qualcosa.

tra qualche mese compirò 30 anni, la prossima volta che voterò per le politiche con tutta probabilità di anni ne avrò 34. dj stefano suggerisce che magari a quell'età saremo ricchi sfondati e voteremo a destra per difendere i nostri diritti. certo, come no. di sicuro bertinotti non ci sarà più (e non è nemmeno detto che sia un male), una sinistra chissà (e questo è di certo un male). per ora non c'è e sa il cazzo quando ci sarà di nuovo.

[mp3] isobel - by end

[mp3] altro - pitagora

01 aprile 2008

the devil, the afro warrior and me


proprio mentre provavo a fare il vitello grasso che torna a casa dal padre prodigo dell'indie mi è drammaticamente esploso in faccia diary of an afro warrior, uno degli album più attesi del 2008 nel panorama dubstep firmato benga. sinceramente non saprei bene cosa dire di questo disco: qui dentro c'è tanta di quella roba da convincerti a buttare al macero metà della propria discografia. sinapsi continuamente in movimento, battiti che non ti lasciano tregua e che ti chiedono più spazio di quello che avresti a disposizione. curioso che questo disco tolga spazio a quello dei notwist, che aspettavo da 5 anni con l'entusiasmo di un ragazzino. per non sbagliare mi ero promesso di non parlarne prima di una dozzina di ascolti, traguardo già ampiamente superato. neon golden è uno dei miei dischi della vita, the devil, you and me è invece un dischetto come ne escono mille altri sul mercato dell'indie. e non è un fatto di aspettative troppo elevate, nè di non riuscire più a essere così ghei. è un disco privo del tocco magico, semplicemente, una roba imperdonabile per i notwist.

ad ogni modo c'è sempre un tempo per perdonare. basti pensare che proprio benga sarà il protagonista del prossimo disco dei fratelli acher, in quello che potrebbe essere considerato il secondo episodio del progetto 13&god. praticamente come se ti dicessero che hayden panettiere sta per girare un porno con giovanna mezzogiorno.

[mp3] benga - e trips

[mp3] notwist - gravity

20 marzo 2008

50 indie-records, 2 weeks (day 3)

clinic - do it! 5
discretamente incazzati per essere i clinic ma meno incisivi rispetto al passato. però sono pur sempre i clinic e un secondo ascolto lo meritano. non adesso, però, che mancano ancora 39 fottuti dischi.
[mp3] in arrivo, ci scusiamo per il problema tecnico


cloud cult - feel good ghost 4
i dischi precedenti mi erano anche piaciucchiati, ma in questo caso ho faticato ad arrivare alla fine. poi per fortuna ho iniziato a chiedermi perché sto facendo tutto questo e quando mi sono reso conto di non avere una risposta il disco era già finito.

[mp3] in arrivo, ci scusiamo per il problema tecnico


correcto - s/t 6
un po' come la compagna carina delle medie che ti dice "io ti voglio bene, ma come amico". carini, onesti, divertenti, inutili, dimenticabili. tra l'altro firmano joni che sembra una canzone scartata senza motivo dall'ultimo album dei new order.

[mp3] correcto - joni


destroyer - trouble in dream 4
e che palle.

[mp3] destroyer - foam hands


does it offend you, yeah? - you have no idea what you're getting yourself into 5
e dire che questo dovrebbe essere pane per i miei denti. dei tanti generi nati e morti in un amen, direi che il nu rave è quello che ha avuto il tempo di latenza inferiore. qualche pezzo qua e là non è male, ma la cosa strana è ascoltare e pensare "madonna, è un disco terribilmente 2007". mi sento in colpa solo a pensarlo, ma tant'è.

[mp3] does it offend you, yeah? - we are rockstars

19 marzo 2008

50 indie-records, 2 weeks (day 2)

aidan john moffat - i can hear your heart 9
chi mi conosce sa bene che potrei dare un 9 all'orso yogi dell'indierock scozzese anche sulla fiducia. ed è vero, mica no. però questo è un voto che rispecchia l'adorazione per un non-album che conferma la genialità letteraria di aidan, che per fortuna ha anche abbandonato le cazzatelle alla lucky pierre.

[mp3] aidan john moffat - i'm no bitter


cadence weapon - afterparty babies 7
lo sapevo che nel mio elencone ci doveva essere qualcosa di buono. ecco materializzarsi tutto il buono in questo sbarbatello canadese che fa rap su basi minimalissime appena sporcate da quelle linee di synth che purtroppo latitano nei dischi di adam green.

[mp3] cadence weapon - true story


cass mccombs - dropping the writ 7
bravino, questo. robusto cantautorato rock con una voce che spesso e volentieri ricorda l'amato elliott smith, uno che ci manca parecchio. ah, scopro che il disco negli usa è uscito ad ottobre 2007, ma allmusic.com dice 2008. e poi oh, il gioco è mio e le regole le faccio io.

[mp3] cass mccombs - full moon or infinity


cat power - jukebox 5
boh, io la preferivo quando canticchiava sopra una chitarra e poco altro. e quando si devastava ai concerti, anche.

[mp3] cat power - silver stallion


girls in hawaii - plan your escape 7
fanculo che bel dischetto. erano bravi al tempo dell'esordio, sono bravi adesso. leggeri leggeri eppure incisivi, per me suppliscono nel migliore dei modi alla dipartita dei grandaddy. e visto che non riesco a decidermi, crepi l'avarizia e doppia razione di mp3.

[mp3] girls in hawaii - bored
[mp3] girls in hawaii - shades of time

18 marzo 2008

50 indie-records, 2 weeks (day 1)

ultimamente ascolto troppi pochi dischi. no, non è esatto. ascolto meno dischi ma li ascolto di più, più a lungo. di certo ascolto meno dischi indie e per me è stato uno shock scoprire da inkiostro che nel 2008 sono già usciti un fottìo e mezzo di dischi indie. e allora ho deciso di fare un test per capire quanta indietudine si nasconde ancora sotto la mia pelle.

50 dischi usciti in questi 2 mesi e mezzo. mi dò 15 giorni di tempo per ascoltarli tutti. un solo ascolto e un giudizio secco, come ai bei tempi. e come tutti i reality che si rispettano, copertura integrale dell'evento, a partire da oggi.

adam green - sixes and sevens 3

il disco giusto per iniziare il giochino, direi. adam green è molto bravo, soprattutto a gonfiare a dismisura le palle dell'ascoltatore. oltretutto prova anche a pubblicare drowning head first spacciandola per un pezzo nuovo e dimenticandosi di averla già pubblicata con i moldy peaches. si chiamava anyone else but you.

[mp3] adam green - drowning head first


baby dee - safe inside the day 6
ci sono un sacco di motivi per collegare baby dee ad antony, ma rispetto al bambolone tenerone baby dee ha molta più fantasia nell'alternare atmosfere. certo che il suo birignao a volte diventa davvero insopportabile, ma insomma.

[mp3] baby dee - big titty bee girl (from dino town)


beach house - devotion 4
dio mi perdoni se dopo 2 pezzi ho pensato "bè, dai, non sono per niente malvagi". sarà che you came to me non è niente male. boh, comunque a tratti sembrano gli air degli ultimi tempi. e non è proprio un complimento.

[mp3] beach house - you came to me


black mountain - in the future 5
ok, sono già nella fase nella quale esulto senza ritegno non appena sento una chitarra distorta. l'entusiasmo è durato poco. è che io pensavo che il prog tamarro si fosse estinto e invece ci sono rimasto male a realizzare che al contrario è vivo e lotta insieme a noi. non tutto da buttare, però.

[mp3] black mountain - angel


british sea power - do you like rock music? 6
ormai dopo 3 album puoi ben considerarti un veterano. loro in fondo lo sono e non è che offrano niente di nuovo al mondo, solo un onesto pop rock senza particolari vette nè cadute.

[mp3] british sea power - atom

29 febbraio 2008

elio e le storie tese dopofestival anthology

Scusate l'abuso di contenutismo multimediale, ma un blog musicale che si rispetti non poteva esimersi dall'incorniciare tali leggendari momenti di televisione.

elio e le storie tese vs meneguzzi




eelst vs finley



eelst vs eugenio bennato vs la storia della musica leggera italiana in tre minuti



eelst vs tricarico vs cristicchi vs frankie hi-nrg vs cochi & renato



eelst vs minghi/battiato mash-up



eelst vs tiromancino vs raul casedei



eelst sdrammatizzano una canzone triste

17 dicembre 2007

Viaggio di sola andata oltre il confine del ridicolo

Poi dicono che la gente non porta più i bambini allo stadio, ma vorrei vedere chi di voi sottoporrebbe il proprio figlio alla visione di brutalità come queste.


[video]
quell'oscuro oggetto del vituperio: Buster Keaton e Fatty Arbuckle nell'area piccola

28 novembre 2007

a nigga moment

in realtà non ho un cazzo da dire, ma ci terrei a vedere scomparire quella foto dalla cima di questa pagina. e cosa può esserci di meglio della segnalazione di tizzletalk, l'irrinunciabile traduttore istantaneo per istant messaging che permette niente meno di chattare in ebonics? sembra una cazzata, ma per qualcuno sarà una rivoluzione copernicana e in particolar modo il mio socio potrà realizzare il suo sogno: parlare come un incrocio tra huey freeman e snoop doog.

[video] the boondocks - a nigga moment

26 novembre 2007

and everybody's doing just what they're told to

per niente agiografico, anche se un po' marchettaro nella scelta di alcuni testimoni (courtney love? johnny depp? quel rompicoglioni di bono?). da vedere.

[mp3] clash - white riot

19 novembre 2007

Annichilito il partito della moviola in campo


Un inatteso (e tuttora inspiegato) miracolo elettorale ha visto il trionfo del popolo antimoviolista contro l'armata djenzobiscardiana dei sostenitori della moviola in campo. Decine di elettori, metà dei quali non erano neanche lettori di Dj Stefano, si sono riversati alle urne buttando da parte le remore, i timori e le paure per dare l'investitura democratica al nuovo movimento per la democrazia e la libertà calcistica. Per un calcio libero dall'arroganza di Dj Enzo e dalla schiavitù mediatica della moviola in campo nasce il Popolo (per) Il Calcio Insindacabilmente Unitocontrodjenzo, una nuova creatura politica destinata ad essere protagonista della democrazia e della libertà nei prossimi decenni. He was wrong da il suo caloroso benvenuto al Popolo (per) Il Calcio Insindacabilmente Unitocontrodjenzo.

[video] tonight we improvise: la nascita dei movimenti popolari democratico-libertari come inedita soluzione per ingannare i tempi morti di una domenica senza campionato

05 novembre 2007

La dipartita del Barone

Oggi se n'è andato uno degli uomini capaci di regalarmi la passione per il calcio, uno dei principali protagonisti dei miei incantamenti infantili per uno sport che forse negli anni '80 è riuscito per l'ultima volta a esprimersi attraverso l'austerità, la precisione delle forme, la disciplina umana e tattica che faceva da sfondo all'imprevedibilità del genio. I ricordi, per quanto lontani, delle sue apparizioni televisive e del gioco delle squadre che ha guidato mi fanno temere che con lui se ne sia andata una delle figure che sapevano tenerci legati alle radici di questo sport.

[video]
tributo a Nils Liedholm

23 ottobre 2007

nessuno c'ha un ferro, cristoddio?

tutti ne parlano, aggiungendo sempre "sì, ma non quello di peckimpah". personaggi insospettabili stazionano all'ingresso dei cinema porno con improbabili berretti e occhiali da sole, indecisi se entrare o meno. le ragazze suicide, in confronto, erano robe da regazzine.

noi diciamo soltanto: oscar per violetta.



[video] violetta beauregarde in "il mucchio selvaggio"