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05 ottobre 2008

the tragic side of the dancefloor: quando il rancore scende in pista


L’altra sera prima di attaccare ero molto agitato perché prima di noi suonavano un gruppo. Quando suonano i gruppi di solito nei locali ci vanno della gente gli piace ballare solo della musica di merda e io mi sento molto spesso fuori posto e inadeguato. Poi invece le mie preoccupazioni si sono rivelate come al solito infondate e ho saputo leggere la serata con la consueta lucidità e professionalità.
Quando è venuto il nostro momento si è fatto avanti BatFabio dicendo “inizio io, così vediamo che aria tira”. Ovviamente tirava l’aria che nella saletta adibita a dancefloor non si è mai presentato nessuno tutta la sera. Una ragazza ha anche messo la testa dentro ma è scappata via inorridita, non sopportando l’immagine agghiacciante della luce stroboscopica che mulinava nel vuoto. Poi è arrivato il mio turno e senza voler peccare di immodestia devo dire che ho fatto registrare il massimo picco di gradimento della serata quando è arrivato in consolle BatFabio affermando con grande entusiasmo che gli era sembrato di vedere uno al bancone che muoveva la testa a tempo. Bisogna dire inoltre che tipo un mese fa ho cambiato lavoro e questa sera ero riuscito a convincere un nutrito manipolo di miei colleghi ad attraversare la città a piedi per venirci a sentire, sperando in questo modo di giocarmi la carta della credibilità musicale per scalare alcune posizioni nelle gerarchie interne all’ufficio. Devono essere rimasti molto contenti perchè a metà del primo pezzo si erano già volatilizzati tutti, abbandonando sui tavolini delle pinte di birra appena iniziate, lasciandomi col problema di dover trovare il coraggio per ripresentarmi in ufficio a raccogliere li sguardi di biasimo che mi sono ampiamente meritato. Purtroppo però quando viene della gente che conosco mi agito, e quando mi agito metto sempre Born Under Punches dei Talking Heads. Quando non so più che disco mettere e mi metto a scavare nervosamente nella valigetta alla ricerca di un disco che spinga la folla ad acclamare il mio nome, succede sempre che mi spunta nel cervello una vocina che mi dice “metti a Born Under Punches che quello è un pezzo che spacca sempre! Tutti vanno matti per Born Under Punches!”. E io mi rispondo che dio fa è vero, Born Under Punches scassa. E lo metto. E la gente va via infastidita. Ogni volta. Solo che dio cane non imparo mai. Perchè è vero che in tutta la storia della musica ci saranno una decina di pezzi più belli di Born Under Punches, però è anche vero che quando parte ti erige davanti un muro di dissonanza e fragore dentro il quale molte persone al venerdì sera non sono molto propense a schiantarsi. In un mondo perfetto decine di persone dovrebbero iniziare a dimenarsi nello sforzo insostenibile di seguire contemporaneamente il tribalismo delle percussioni e la devianza disco della chitarra. In un mondo di merda invece i tuoi amici ti voltano le spalle e corrono al bancone a ordinare dei superalcolici per ottenebrarsi l’udito. Ho provato a riprenderli ma ogni cosa era andata inesorabilmente perduta e allora non mi è rimasta altra soluzione che non fosse quella di imboccare una qualche scorciatoia verso un’uscita di scena decorosa. Il primo pensiero è stato quello di scuotere la testa tutto il tempo lamentando un qualche problema tecnico che non mi permetteva di lavorare come si conveniva a un DJ del mio calibro. Solo che ho dovuto desistere dopo aver misurato la stazza e la cattiveria del tecnico del suono del locale, optando invece per la più riprovevole via della scenata isterica, dando tutta la colpa a una ragazza che, nonostante non raggiungesse i parametri di avvenenza necessari per farmi una richiesta, si era avvicinata per chiedermi se gli mettevo i Cansei De Ser Sexy. In effetti ammetto di avere un problema con le richieste e qualche avvisaglia si era già palesata a Tavagnasco quando io e DJ enzo avevamo chiuso la serata infierendo sui resti di un ragazzino in precoma etilico che un paio d’ore prima ci aveva chiesto i Modena City Ramblers. A ‘sto giro invece era tutta la sera che aspettavo di mettere un pezzo della Jahtari che era tutta la settimana che non vedevo l’ora di metterlo. Questo pezzo si chiama Alternative Power, di un tipo che si chiama Afrikan Simba. Come al solito mi immaginavo che il pezzo avrebbe scatenato un olocausto ritmico, con la gente che dimenava la testa in balia dei synth in levare, il pavimento che si spalancava sotto il peso del basso, i baristi che smettevano di spillare le birre per alzare le braccia al cielo. E invece arriva questa faccia di merda e mi chiede se non posso mettere qualcosa di più “commerciale” (credo abbia fatto anche il gesto delle virgolette con le dita, per il quale spero venga presto introdotto l’ergastolo) perchè lei e i suoi amici hanno voglia di ballare. Tipo i Cansei de Ser Sexy, mi fa. E allora io ho colto la palla al balzo e ho buttato via le cuffie chiedendo il cambio a Batfabio, dicendo che così non si poteva più andare avanti, perchè dio cane sono stufo di venire umiliato da questa gente che è capace soltanto di ballare della dance edulcorata e borghese, talmente priva d’anima e di coglioni che non la passerebbero neanche nell’area chill out della festa del partito democratico. Fermo restando che se pochi minuti prima non hai ballato Never Give In di The Streets vuol dire semplicemente che tu e la danza non avete niente da dirvi. Certo, puoi dimenarti saltuariamente sulla scia dell’entusiasmo del tuo quarto mojito, puoi saltellare schiamazzando con le tue amiche ogni volta che senti l’attacco di Last Christmas I Gave You My Heart. Ma del rapporto che intercorre tra un impulso sonoro e un movimento del corpo te e i tuoi amici non capirete mai un cazzo. Io e Batfbio e Dj Danilo (a sinistra nella foto di copertina) ci siamo poi allontanati con una scusa per sfuggire alla desolazione, fingendoci dei normalissimi avventori e lasciando Dj Enzo da solo a mettere dischi in una stanza vuota per una quantità irragionevole di tempo. Quando siamo tornati era incazzato come una biscia e ha preteso come risarcimento una decina di consumazioni omaggio, nonostante le quali alla fine della serata è riuscito comunque a spendere ingenti somme di denaro al bancone (certe volte penso che se l’oceano Atlantico fosse fatto di whisky & cola, dopo che gli immergi dentro Dj Enzo potresti camminare da Londra a New York senza neanche bagnarti il risvolto dei pantaloni). Comunque a Dj Danilo l’altra sera l’ho visto veramente vittima dello sconforto. Lamentava l’estinzione delle motivazioni che lo spingono ogni volta a farsi 60 chilometri per mettere i dischi senza mai raccogliere uno straccio di soddisfazione, quando tra l’altro lui la mattina dopo doveva alzarsi presto per andare a vendemmiare i kiwi. Io invece devo dire che son contento così e sto iniziando a nutrirmi avidamente del disprezzo che la gente dimostra nei nostri confronti, probabilmente perchè sono vittima di una strana perversione a causa della quale provo piacere nell’esibire pubblicamente la mia sociopatia. E se nell’immaginario comune la figura del DJ è assimilata alla gioia della condivisione e al potere unificante della musica, sta invece nascendo grazie a noi questa figura non meno rilevante del DJ che si presenta nel tuo venerdì sera con lo scopo preciso di darti fastidio, di non assecondare i tuoi desideri e di precluderti l’accesso a quei barlumi di gioia e spensieratezza che vorresti mitigassero il grigiore della tua esistenza.

[streaming/mp3] afrikan simba - alternative power

14 giugno 2008

picture me rollin: dj scum goes to hollywood


E’ la seconda volta quest’anno che vado via senza DJ Enzo. Sulla strada per l’aereoporto mi stavo giusto chiedendo, chissà come farò senza un erotomane alcolizzato al mio fianco? Invece il mio vicino di posto si rivela essere un muratore iraniano che inizia a molestarmi per impossessarsi della pagina sportiva del mio USA Today. Calcolando che USA Today totalizza circa 6 pagine e che il nostro volo durava undici ore e mezza, secondo me poteva anche aspettare che finissi di leggerlo, comunque gli mollo il giornale basta che stia zitto, invece lui si prende il giornale e tanto per rompere il ghiaccio mi chiede se in Italia c’è figa. Io per non sembrare sgarbato gli chiedo anch’io com’è la situazione figa in Iran, ma a giudicare dalla quantità di testosterone che obnubila la mente di quest’uomo dopo tre settimane di visita al suo paese natale devo dedurre che sia una roba abbastanza tragica. Il periodo di castità e analcolismo sembra aver agito su di lui come una fionda pronta a lanciarlo tra le braccia degli stravizi: mi racconta che sei ore prima si era preso un'aspirina e adesso vuole sapere se gli succede qualcosa bevendosi una birretta sopra l'aspirina. Io gli dico che non lo so e che non sono mica un dottore ma lui insiste e mi chiede di affidarmi al mio buonsenso, forse già sapendo che proprio il buon senso in materia di morigeratezza alcolica è da sempre il mio cavallo di battaglia. Infatti gli dico che secondo me una birretta può bersela tranquillamente, e allora lui fanculo l'aspirina e ordina due heineken, una mezza di vino rosso e due creme al whisky, venendo anche redarguito dalla hostess che gli fa presente che nel prezzo del biglietto di classe economica non era incluso l’open bar. A questo punto rimaneva solo un altro argomento sul quale posso dirmi vagamente competente, allora inizia a interrogarmi sul futbol e per le restanti dieci ore mi chiede cosa ne penso di tutti i calciatori che gli vengono in mente, da Adebayor a Zenden. Mi ero portato nel bagaglio a mano tutta la bibliografia di James Ellroy da rileggermi nel viaggio e invece ho dovuto passare tutto il tempo a discutere degli alti e bassi della carriera di Diego Forlan.
Con un palo in culo così di fianco ho fatto fatica a compilare quel modulo che ti danno per entrare negli Stati Uniti, quello dove ti chiedono se sei un genocida o se stai importando degli animali selvatici. A un certo punto è diventato un incubo perchè continuavo a sbagliare a scrivere e ho dovuto chiederne uno nuovo e ho sbagliato di nuovo a scrivere finchè alla quinta volta che sbagliavo a riportare la data di nascita la hostess mi ha detto che forse mi negavano il visto perchè ero troppo stupido per entrare negli Stati Uniti. Invece sorprendentemente nonostante che fossi stupido e nonostante che avessi un iraniano come migliore amico mi hanno fatto entrare lo stesso senza neanche guardarmi addosso. Una roba che mi ha fatto rimanere male perchè certe volte faccio più fatica a entrare quando vado a ballare.


Mi sono voluto concentrare su questa parte iniziale del viaggio perchè nei seguenti sette giorni sono fondamentalmente rimasto in albergo a bermi delle birre guardando le partite dei Lakers per televisione. Le birre me le sono procurate setacciando tutti i liquor stores di Korea Town, il posto dove mi avevano messo in albergo. I liquor stores sono dei posti che te quando entri dentro ti senti veramente parte della schiuma del mondo. Per quello che ho capito io sono gli unici posti dove riesci a comprare della roba da bere in tutta l'America. Solo che quando sei dentro ci sei solo te e delle muraglie di bottiglie di vodka scadente e un commesso che ti guarda da dietro a un bunker di plexiglass attraverso il quale devi faticare come un asino per spingergli i soldi dentro. Sono quei posti dove di solito nei film entra qualcuno con la calza in testa e il fucile a canne mozze in mano e una volta che hanno inquadrato l'impenetrabilità del plexliglass e l'inaccessibilità del registratore di cassa gli fanno saltare il cervello all'unico avventore del negozio. Per questo dopo un paio di giorni che giri per l'America incominci a pensare a quest'immagine del tuo corpo sul pavimento con disegnata intorno una sagoma di gesso.

Poi niente, praticamente mi ero prenotato una macchina da affittare ma tre giorni prima di partire mi sono accorto che avevo la patente scaduta da sei mesi. Quindi son dovuto andare a piedi, solo che Los Angeles è il tipo di città che quando provi a camminarci dentro è capace di farti sentire una merda come poche altre robe al mondo. Te sei lì che cammini sotto il sole della valle della morte e dopo alcuni chilometri che cammini incominci a capire che non arriverai mai da nessuna parte. Rimani lì, sudato come un maiale, sul ciglio di queste strade enormi sotto delle palme altissime mentre di fianco ti passano delle macchine di grossa cilindrata guidate da delle persone bellissime coi lineamenti distesi dall'aria condizionata e dalla consapevolezza del galleggiare all'interno di una specie di paradiso terrestre dal quale tu sei inesorabilmente escluso eppure ti accontenti anche solo di poterlo stare a guardare.



Poi a un certo punto mi è toccato anche di andare a lavorare e mi hanno portato dentro a degli uffici che erano più belli e più preziosi della maggior parte dei musei che ho visitato nella mia vita. La gente a Los Angeles fa dei lavori talmente belli e talmente importanti e talmente qualificanti del loro essere nel mondo che tu ti vedi costretto a fare il possibile per nascondergli il fatto che sei arrivato lì in virtù di un contratto a progetto scaduto tre settimane prima di quel momento. E fai finta di essere importante anche te, perchè Los Angeles è un posto che secondo me al primo sintomo di debolezza ti mangiano vivo e tra l'altro fanno solo bene perchè se te non conti un cazzo è giusto che soccombi.

Allora a un certo punto mi sono dovuto togliere la maglietta dei Cramps e mi sono messo la camicia e la giacca e ho incominciato ad arraffare libri e a innamorarmi di alcune agenti letterarie bellissime sorseggiando dei jack and cola, che sarebbero come dei whisky and cola con l'acqua tonica al posto della coca cola che però sono pieni di ghiaccio e dopo due minuti che te li mettono in mano diventano una pappetta insapore e analcolica che te praticamente sei obbligato a ordinarne degli altri ogni cinque minuti nonostante che vengono via a sette banane al colpo. Morale della favola arrivano le due di notte e tu ti ritrovi povero e sobrio, senza contare il fatto che hai incontrato decine di persone più giovani di te che fanno dei lavori ai quali a te non è concesso neanche solo di ambire.
A quel punto lì non ti resta che tornartene in albergo col miraggio delle tue birre imboscate del frigo bar, previo puppamento del taxista somalo che ti millanta le meraviglie della Los Angeles notturna affermando che al venerdì sera a Hollywood "you can get free pussy. (You get pussy and you don't even have to pay for that!)". Calcolando però lo sbattimento che mi sarebbe costato far finta di essere un noto produttore europeo alla ricerca di attrici esordienti ho preferito lasciar perdere e passare il venerdì sera da solo a fumarmi delle sigarette alla menta di una marca che una volta avevo visto uno che le fumava per televisione.


[diapositive] straight outta vanchiglia - dj scum goes to hollywood e si fa le fotografie con l'autoscatto

[video] 2pac - picture me rollin'


11 giugno 2008

Blood of a Slave - Heart of a King


Bene. Direi che adesso che sono finiti gli europei di calcio possiamo tornare a concentrarci finalmente sulla musica, argomento sul quale siamo forse leggermente più competenti, soprattutto viste e considerate le infami formazioni pubblicate qui sotto da DJ Enzo, che si è dimostrato un tristissimo epigone donadoniano sempre pronto ad avvallare e difendere a spada tratta le scelte del tecnico, un fervente sostenitore della permanenza in campo dei tre centrocampisti più sboffi e sfiniti del campionato italiano che si è presentato a casa mia riempiendomi il frigo di una dolciastra birra australiana del colore dell'esame delle urine, lanciandosi in una serie di considerazioni tattiche degne di un uomo che (ricordiamolo) ha ammesso candidamente di non saper distinguere la destra dalla sinistra e ha dimostrato di non conoscere le posizioni in campo abituali di Maggio e Molinaro. Infatti secondo me se abbiamo perso è tutta colpa di DJ Enzo e del suo plaudire la presenza in campo di un attaccante da Coppa Uefa come Totò Di Natale.
Ma veniamo alle sempre più rare e sparute soddisfazioni che riesce a darmi la vita in questi giorni lugubri, come questo mixtape di Nas, peso massimo del rap newyorkese che ritorna in scena dopo avere decretato l'anno scorso la morte dell'hip hop. Ammetto che io e Nas ci eravamo un attimi persi di vista e ammetto di aver lungamente e colpevolmente trascurato la sua discografia, essendomi sempre limitato a venerare il suo disco d'esordio (Illmatic, 1994, una delle mezz'ore di musica più eclatanti che mi siano capitate nelle orecchie) e ignorando sistematicamente tutto il resto. Questo manipolo di pezzi sparati da DJ Green Lantern consegna invece un MC in forma campionato, uno dei più convinti e convincenti innalzatori del vessillo di Obama che in questi ultimi tempi si è consumato le corde vocali dividendosi tra i microfoni delle radio e quelli dello studio di registrazione per sostenerne la candidatura.
Hero è un singolo devastante, capace di coniugare tutta l'enfasi, la potenza e la rapidità di esecuzione che si richiedono a un pugno assestato per fare del danno, metafora pugilistica ispirata dall'ascolto di Legendary (Mike Tyson), altro picco di gradimento del nastro insieme a Black President e Association (microfono in comproprietà con Stic Man dei Dead Prez).

[mixtape] nas - the nigger tape

[link] un posto in cui si parla di calcio con grande competenza ed eleganza, infatti DJ Enzo non ha passato la selezione all'ingresso

03 dicembre 2007

Vota il nuovo artwork di He Was Wrong!

Nel corso dell'ultima riunione di redazione il direttivo di He Was Wrong ha votato all'unanimità la decisione di affidare ai lettori l'elezione del nuovo artwork che rimarrà affisso per i prossimi due anni sulla testata del blog.
Dopo i primi sei mesi di attività abbiamo sentito l'urgenza di una rinfrescata alle pareti e per questo la redazione ha febbrilmente lavorato per tutto il week end alla ricerca di soluzioni grafiche appaganti, innovative, dinamiche e giovanili. Due le finaliste, che sottoponiamo oggi alla vostra onesta, seria e inappuntabile valutazione. Sentitevi liberi di votare quante volte volete nell'apposito sondaggio che comparirà nella colonna di destra, almeno fino a quando i soliti nemici della democrazia non inizieranno a gridare ai brogli elettorali.

LOGO A: the Dj Enzo Color Series


LOGO B: He Was Wrong - The Blog of the Dance Music

[mp3 da andarsi a scaricare da maxcar che lui è un maestro del contenutismo multimediale] the donnacha costello color series: opal sessions unreleased + cocoa b

27 novembre 2007

carl craig @ jam, 24/11/07, anche se questa fotografia imbarazzante di dj enzo farebbe pensare più a un take that @ top of the pops, 24/11/94

(grazie a BobMoz per le foto, e grazie anche per aver pubblicamente - e ulteriormente- ridicolizzato DJ Enzo davanti a tutti i nightclubbers torinesi sul notissimo e frequentatissimo 24 Hour Party People)

Niente, il nostro lungo weekend inizia il lunedì sera con un discretamente triste (ma per noi anche discretamente gratuito, grazie Ilenia!) concerto dei Bloc Party al teatro della discordia di Veneria Reale, location che da qualche anno ospita eventi musicali di grande prestigio nonostante possa vantare un’acustica degna di un cesso chimico. Il nostro consiglio per il futuro è di limitarsi a spettacoli di mimi e acrobati e proiezioni di film muti senza accompagnamento dal vivo.
Come di consueto cessiamo di esistere per qualche giorno per fare la nostra ricomparsa nel mondo il venerdì sera, in questo caso per assistere all’ennesimo dj set di carletto craig, che tante gioie ci aveva regalato in passato. Ci presentiamo al Jam in un’inedita formazione power trio, accompagnati da una ragazza dalle generalità incerte, a causa della quale i buttafuori che da tre anni ci vedono arrivare da soli ci guardano stupiti come per dire “dio fa, voi due con una donna?!? Forse allora ha ragione Al Gore che il mondo sta veramente andando a troie.”
Dopo la prima sosta bancone notiamo un uomo che seduto su un tavolo che fissa il pavimento in silenzio con una pesantissima borsa a tracolla. Trattasi del nostro nuovo socio BobMoz, caduto in depressione a causa della fine del suo pacchetto di sigarette. Con BobMoz, il fotografo delle notti torinesi che si sta ormai trasformando nel documentatore del nichilismo giovanile visto l’inarrestabile decadimento morale del pubblico musicale sabaudo... dicevo, con BobMoz cerchiamo di trovare dei varchi nelle nostre agende straripanti di impegni inderogabili per pianificare delle maratone pomeridiane di campari e gin shackerati (se qualcun altro è interessato fateci pervenire le vostre richieste di prenotazione ai consueti indirizzi email). Carl Craig si presenta in consolle con l’aria di uno a cui è già stato accreditato il bonifico per la serata, visibilmente appesantito da una cena a base di lingua in salsa verde e con addosso occhiali da vista, coppola e una bellissima maglietta di Bruce Lee corredata di strass luccicanti che spuntava da sotto il giubbotto. Insomma nella sua tenuta invernale più che un produttore leggendario sembrava una comparsa di Ugly Betty. Non solo il versante estetico ma anche quello musicale si è rivelato alla fine deludente. Dopo un inizio eclatante dagli interessanti risvolti house il set è andato lentamente sgonfiandosi fino al silenzio. Noi per fortuna abbiamo trovato il modo di divertirci ugualmente come dei cretini, per lo più commentando gli stati di morte apparente di alcuni personaggi riversi sui divanetti intorno a noi. Insomma, dall’alto del decennio di vita che ci separava dai nostri colleghi di clubbing ci siamo fatti beffe di tutto e di tutti con l’aria di persone esperte, navigate, adulte, serie, lavoratrici, che sicuramente amano divertirsi ma con la consapevolezza che il nostro principale obiettivo è quello di conservare l’integrità della nostra immagine pubblica. Cosa che peraltro è riuscita a un buon 50% dei tenutari di questo blog, mentre l’altro 50%, identificabile nella persona di DJ Enzo, ha finito per coprirsi di ridicolo con una performance che è stata un po’ il Santoo Graal delle pubbliche coperture di ridicolo. Siccome lui quando parla ha questa abitudine di gesticolare come un parcheggiatore abusivo, a un certo punto ha scagliato in aria un whisky & cola (6 euro di whisky & cola) nuovo di zecca, con dentro ancora tutti i cubetti di ghiaccio integri e il liquido che lambiva il bordo del bicchiere. Visibilmente infastidito ha pensato di affrettarsi al bancone per provare ad agguantare un nuovo drink prima della deadline sancita per la vendita di alcolici. Nel farlo si incammina però a passo rapidissimo su quella porzione di palquet che ospitava i resti del suo vecchio whisky & cola. Ripensandoci mi sembra ancora di sentire il rumore delle sue Gazelle che perdono aderenza, di vedere al rallentatore i suoi goffi tentativi di aggrapparsi con le unghie alla stoffa dei divanetti prima di schiantarsi al suolo come uno stronzo davanti a decine di persone incredule intente a contare i rimbalzi del suo culone sul legno bagnato. Credetemi se vi dico che l’immagine di quel corpo gonfio d’alcol che si contorceva in un quell’acquitrino di long drinks è stata una delle cose più divertenti che mi sono capitate nella vita. E la conseguente compulsione alla risata è stata inarrestabile al punto che il giorno dopo ho dovuto assistere alla proiezione di un tristissimo, silenziosissimo e lugubre film di Wim Wenders costellato di solitudine, suicidi e morte dei sentimenti, eppure la sala buia veniva periodicamente squarciata da un’incontenibile risata solitaria che avrà sicuramente compiaciuto il regista, presente in sala, sicuro del fatto di aver finalmente trovato uno spettatore in grado di comprendere il suo sottile humor nero.
Dio fa, Dj Enzo. Il nuovo Buster Keaton.

[foto - from the BobMoz Unpublished Archive] il versante eterosessuale di he was wrong

19 novembre 2007

Annichilito il partito della moviola in campo


Un inatteso (e tuttora inspiegato) miracolo elettorale ha visto il trionfo del popolo antimoviolista contro l'armata djenzobiscardiana dei sostenitori della moviola in campo. Decine di elettori, metà dei quali non erano neanche lettori di Dj Stefano, si sono riversati alle urne buttando da parte le remore, i timori e le paure per dare l'investitura democratica al nuovo movimento per la democrazia e la libertà calcistica. Per un calcio libero dall'arroganza di Dj Enzo e dalla schiavitù mediatica della moviola in campo nasce il Popolo (per) Il Calcio Insindacabilmente Unitocontrodjenzo, una nuova creatura politica destinata ad essere protagonista della democrazia e della libertà nei prossimi decenni. He was wrong da il suo caloroso benvenuto al Popolo (per) Il Calcio Insindacabilmente Unitocontrodjenzo.

[video] tonight we improvise: la nascita dei movimenti popolari democratico-libertari come inedita soluzione per ingannare i tempi morti di una domenica senza campionato