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05 ottobre 2008

the tragic side of the dancefloor: quando il rancore scende in pista


L’altra sera prima di attaccare ero molto agitato perché prima di noi suonavano un gruppo. Quando suonano i gruppi di solito nei locali ci vanno della gente gli piace ballare solo della musica di merda e io mi sento molto spesso fuori posto e inadeguato. Poi invece le mie preoccupazioni si sono rivelate come al solito infondate e ho saputo leggere la serata con la consueta lucidità e professionalità.
Quando è venuto il nostro momento si è fatto avanti BatFabio dicendo “inizio io, così vediamo che aria tira”. Ovviamente tirava l’aria che nella saletta adibita a dancefloor non si è mai presentato nessuno tutta la sera. Una ragazza ha anche messo la testa dentro ma è scappata via inorridita, non sopportando l’immagine agghiacciante della luce stroboscopica che mulinava nel vuoto. Poi è arrivato il mio turno e senza voler peccare di immodestia devo dire che ho fatto registrare il massimo picco di gradimento della serata quando è arrivato in consolle BatFabio affermando con grande entusiasmo che gli era sembrato di vedere uno al bancone che muoveva la testa a tempo. Bisogna dire inoltre che tipo un mese fa ho cambiato lavoro e questa sera ero riuscito a convincere un nutrito manipolo di miei colleghi ad attraversare la città a piedi per venirci a sentire, sperando in questo modo di giocarmi la carta della credibilità musicale per scalare alcune posizioni nelle gerarchie interne all’ufficio. Devono essere rimasti molto contenti perchè a metà del primo pezzo si erano già volatilizzati tutti, abbandonando sui tavolini delle pinte di birra appena iniziate, lasciandomi col problema di dover trovare il coraggio per ripresentarmi in ufficio a raccogliere li sguardi di biasimo che mi sono ampiamente meritato. Purtroppo però quando viene della gente che conosco mi agito, e quando mi agito metto sempre Born Under Punches dei Talking Heads. Quando non so più che disco mettere e mi metto a scavare nervosamente nella valigetta alla ricerca di un disco che spinga la folla ad acclamare il mio nome, succede sempre che mi spunta nel cervello una vocina che mi dice “metti a Born Under Punches che quello è un pezzo che spacca sempre! Tutti vanno matti per Born Under Punches!”. E io mi rispondo che dio fa è vero, Born Under Punches scassa. E lo metto. E la gente va via infastidita. Ogni volta. Solo che dio cane non imparo mai. Perchè è vero che in tutta la storia della musica ci saranno una decina di pezzi più belli di Born Under Punches, però è anche vero che quando parte ti erige davanti un muro di dissonanza e fragore dentro il quale molte persone al venerdì sera non sono molto propense a schiantarsi. In un mondo perfetto decine di persone dovrebbero iniziare a dimenarsi nello sforzo insostenibile di seguire contemporaneamente il tribalismo delle percussioni e la devianza disco della chitarra. In un mondo di merda invece i tuoi amici ti voltano le spalle e corrono al bancone a ordinare dei superalcolici per ottenebrarsi l’udito. Ho provato a riprenderli ma ogni cosa era andata inesorabilmente perduta e allora non mi è rimasta altra soluzione che non fosse quella di imboccare una qualche scorciatoia verso un’uscita di scena decorosa. Il primo pensiero è stato quello di scuotere la testa tutto il tempo lamentando un qualche problema tecnico che non mi permetteva di lavorare come si conveniva a un DJ del mio calibro. Solo che ho dovuto desistere dopo aver misurato la stazza e la cattiveria del tecnico del suono del locale, optando invece per la più riprovevole via della scenata isterica, dando tutta la colpa a una ragazza che, nonostante non raggiungesse i parametri di avvenenza necessari per farmi una richiesta, si era avvicinata per chiedermi se gli mettevo i Cansei De Ser Sexy. In effetti ammetto di avere un problema con le richieste e qualche avvisaglia si era già palesata a Tavagnasco quando io e DJ enzo avevamo chiuso la serata infierendo sui resti di un ragazzino in precoma etilico che un paio d’ore prima ci aveva chiesto i Modena City Ramblers. A ‘sto giro invece era tutta la sera che aspettavo di mettere un pezzo della Jahtari che era tutta la settimana che non vedevo l’ora di metterlo. Questo pezzo si chiama Alternative Power, di un tipo che si chiama Afrikan Simba. Come al solito mi immaginavo che il pezzo avrebbe scatenato un olocausto ritmico, con la gente che dimenava la testa in balia dei synth in levare, il pavimento che si spalancava sotto il peso del basso, i baristi che smettevano di spillare le birre per alzare le braccia al cielo. E invece arriva questa faccia di merda e mi chiede se non posso mettere qualcosa di più “commerciale” (credo abbia fatto anche il gesto delle virgolette con le dita, per il quale spero venga presto introdotto l’ergastolo) perchè lei e i suoi amici hanno voglia di ballare. Tipo i Cansei de Ser Sexy, mi fa. E allora io ho colto la palla al balzo e ho buttato via le cuffie chiedendo il cambio a Batfabio, dicendo che così non si poteva più andare avanti, perchè dio cane sono stufo di venire umiliato da questa gente che è capace soltanto di ballare della dance edulcorata e borghese, talmente priva d’anima e di coglioni che non la passerebbero neanche nell’area chill out della festa del partito democratico. Fermo restando che se pochi minuti prima non hai ballato Never Give In di The Streets vuol dire semplicemente che tu e la danza non avete niente da dirvi. Certo, puoi dimenarti saltuariamente sulla scia dell’entusiasmo del tuo quarto mojito, puoi saltellare schiamazzando con le tue amiche ogni volta che senti l’attacco di Last Christmas I Gave You My Heart. Ma del rapporto che intercorre tra un impulso sonoro e un movimento del corpo te e i tuoi amici non capirete mai un cazzo. Io e Batfbio e Dj Danilo (a sinistra nella foto di copertina) ci siamo poi allontanati con una scusa per sfuggire alla desolazione, fingendoci dei normalissimi avventori e lasciando Dj Enzo da solo a mettere dischi in una stanza vuota per una quantità irragionevole di tempo. Quando siamo tornati era incazzato come una biscia e ha preteso come risarcimento una decina di consumazioni omaggio, nonostante le quali alla fine della serata è riuscito comunque a spendere ingenti somme di denaro al bancone (certe volte penso che se l’oceano Atlantico fosse fatto di whisky & cola, dopo che gli immergi dentro Dj Enzo potresti camminare da Londra a New York senza neanche bagnarti il risvolto dei pantaloni). Comunque a Dj Danilo l’altra sera l’ho visto veramente vittima dello sconforto. Lamentava l’estinzione delle motivazioni che lo spingono ogni volta a farsi 60 chilometri per mettere i dischi senza mai raccogliere uno straccio di soddisfazione, quando tra l’altro lui la mattina dopo doveva alzarsi presto per andare a vendemmiare i kiwi. Io invece devo dire che son contento così e sto iniziando a nutrirmi avidamente del disprezzo che la gente dimostra nei nostri confronti, probabilmente perchè sono vittima di una strana perversione a causa della quale provo piacere nell’esibire pubblicamente la mia sociopatia. E se nell’immaginario comune la figura del DJ è assimilata alla gioia della condivisione e al potere unificante della musica, sta invece nascendo grazie a noi questa figura non meno rilevante del DJ che si presenta nel tuo venerdì sera con lo scopo preciso di darti fastidio, di non assecondare i tuoi desideri e di precluderti l’accesso a quei barlumi di gioia e spensieratezza che vorresti mitigassero il grigiore della tua esistenza.

[streaming/mp3] afrikan simba - alternative power

14 giugno 2008

picture me rollin: dj scum goes to hollywood


E’ la seconda volta quest’anno che vado via senza DJ Enzo. Sulla strada per l’aereoporto mi stavo giusto chiedendo, chissà come farò senza un erotomane alcolizzato al mio fianco? Invece il mio vicino di posto si rivela essere un muratore iraniano che inizia a molestarmi per impossessarsi della pagina sportiva del mio USA Today. Calcolando che USA Today totalizza circa 6 pagine e che il nostro volo durava undici ore e mezza, secondo me poteva anche aspettare che finissi di leggerlo, comunque gli mollo il giornale basta che stia zitto, invece lui si prende il giornale e tanto per rompere il ghiaccio mi chiede se in Italia c’è figa. Io per non sembrare sgarbato gli chiedo anch’io com’è la situazione figa in Iran, ma a giudicare dalla quantità di testosterone che obnubila la mente di quest’uomo dopo tre settimane di visita al suo paese natale devo dedurre che sia una roba abbastanza tragica. Il periodo di castità e analcolismo sembra aver agito su di lui come una fionda pronta a lanciarlo tra le braccia degli stravizi: mi racconta che sei ore prima si era preso un'aspirina e adesso vuole sapere se gli succede qualcosa bevendosi una birretta sopra l'aspirina. Io gli dico che non lo so e che non sono mica un dottore ma lui insiste e mi chiede di affidarmi al mio buonsenso, forse già sapendo che proprio il buon senso in materia di morigeratezza alcolica è da sempre il mio cavallo di battaglia. Infatti gli dico che secondo me una birretta può bersela tranquillamente, e allora lui fanculo l'aspirina e ordina due heineken, una mezza di vino rosso e due creme al whisky, venendo anche redarguito dalla hostess che gli fa presente che nel prezzo del biglietto di classe economica non era incluso l’open bar. A questo punto rimaneva solo un altro argomento sul quale posso dirmi vagamente competente, allora inizia a interrogarmi sul futbol e per le restanti dieci ore mi chiede cosa ne penso di tutti i calciatori che gli vengono in mente, da Adebayor a Zenden. Mi ero portato nel bagaglio a mano tutta la bibliografia di James Ellroy da rileggermi nel viaggio e invece ho dovuto passare tutto il tempo a discutere degli alti e bassi della carriera di Diego Forlan.
Con un palo in culo così di fianco ho fatto fatica a compilare quel modulo che ti danno per entrare negli Stati Uniti, quello dove ti chiedono se sei un genocida o se stai importando degli animali selvatici. A un certo punto è diventato un incubo perchè continuavo a sbagliare a scrivere e ho dovuto chiederne uno nuovo e ho sbagliato di nuovo a scrivere finchè alla quinta volta che sbagliavo a riportare la data di nascita la hostess mi ha detto che forse mi negavano il visto perchè ero troppo stupido per entrare negli Stati Uniti. Invece sorprendentemente nonostante che fossi stupido e nonostante che avessi un iraniano come migliore amico mi hanno fatto entrare lo stesso senza neanche guardarmi addosso. Una roba che mi ha fatto rimanere male perchè certe volte faccio più fatica a entrare quando vado a ballare.


Mi sono voluto concentrare su questa parte iniziale del viaggio perchè nei seguenti sette giorni sono fondamentalmente rimasto in albergo a bermi delle birre guardando le partite dei Lakers per televisione. Le birre me le sono procurate setacciando tutti i liquor stores di Korea Town, il posto dove mi avevano messo in albergo. I liquor stores sono dei posti che te quando entri dentro ti senti veramente parte della schiuma del mondo. Per quello che ho capito io sono gli unici posti dove riesci a comprare della roba da bere in tutta l'America. Solo che quando sei dentro ci sei solo te e delle muraglie di bottiglie di vodka scadente e un commesso che ti guarda da dietro a un bunker di plexiglass attraverso il quale devi faticare come un asino per spingergli i soldi dentro. Sono quei posti dove di solito nei film entra qualcuno con la calza in testa e il fucile a canne mozze in mano e una volta che hanno inquadrato l'impenetrabilità del plexliglass e l'inaccessibilità del registratore di cassa gli fanno saltare il cervello all'unico avventore del negozio. Per questo dopo un paio di giorni che giri per l'America incominci a pensare a quest'immagine del tuo corpo sul pavimento con disegnata intorno una sagoma di gesso.

Poi niente, praticamente mi ero prenotato una macchina da affittare ma tre giorni prima di partire mi sono accorto che avevo la patente scaduta da sei mesi. Quindi son dovuto andare a piedi, solo che Los Angeles è il tipo di città che quando provi a camminarci dentro è capace di farti sentire una merda come poche altre robe al mondo. Te sei lì che cammini sotto il sole della valle della morte e dopo alcuni chilometri che cammini incominci a capire che non arriverai mai da nessuna parte. Rimani lì, sudato come un maiale, sul ciglio di queste strade enormi sotto delle palme altissime mentre di fianco ti passano delle macchine di grossa cilindrata guidate da delle persone bellissime coi lineamenti distesi dall'aria condizionata e dalla consapevolezza del galleggiare all'interno di una specie di paradiso terrestre dal quale tu sei inesorabilmente escluso eppure ti accontenti anche solo di poterlo stare a guardare.



Poi a un certo punto mi è toccato anche di andare a lavorare e mi hanno portato dentro a degli uffici che erano più belli e più preziosi della maggior parte dei musei che ho visitato nella mia vita. La gente a Los Angeles fa dei lavori talmente belli e talmente importanti e talmente qualificanti del loro essere nel mondo che tu ti vedi costretto a fare il possibile per nascondergli il fatto che sei arrivato lì in virtù di un contratto a progetto scaduto tre settimane prima di quel momento. E fai finta di essere importante anche te, perchè Los Angeles è un posto che secondo me al primo sintomo di debolezza ti mangiano vivo e tra l'altro fanno solo bene perchè se te non conti un cazzo è giusto che soccombi.

Allora a un certo punto mi sono dovuto togliere la maglietta dei Cramps e mi sono messo la camicia e la giacca e ho incominciato ad arraffare libri e a innamorarmi di alcune agenti letterarie bellissime sorseggiando dei jack and cola, che sarebbero come dei whisky and cola con l'acqua tonica al posto della coca cola che però sono pieni di ghiaccio e dopo due minuti che te li mettono in mano diventano una pappetta insapore e analcolica che te praticamente sei obbligato a ordinarne degli altri ogni cinque minuti nonostante che vengono via a sette banane al colpo. Morale della favola arrivano le due di notte e tu ti ritrovi povero e sobrio, senza contare il fatto che hai incontrato decine di persone più giovani di te che fanno dei lavori ai quali a te non è concesso neanche solo di ambire.
A quel punto lì non ti resta che tornartene in albergo col miraggio delle tue birre imboscate del frigo bar, previo puppamento del taxista somalo che ti millanta le meraviglie della Los Angeles notturna affermando che al venerdì sera a Hollywood "you can get free pussy. (You get pussy and you don't even have to pay for that!)". Calcolando però lo sbattimento che mi sarebbe costato far finta di essere un noto produttore europeo alla ricerca di attrici esordienti ho preferito lasciar perdere e passare il venerdì sera da solo a fumarmi delle sigarette alla menta di una marca che una volta avevo visto uno che le fumava per televisione.


[diapositive] straight outta vanchiglia - dj scum goes to hollywood e si fa le fotografie con l'autoscatto

[video] 2pac - picture me rollin'


17 aprile 2008

It's a story of a photographer who goes completely insane trying to get a closeup photograph of the horizon


Il venerdì come calcio d’inizio è venuto a cena Dj Enzo con la sua bottiglia di vino che ce la siamo bevuta mentre ci mangiavamo delle patate riempite col loro stesso ripieno e dopo abbiamo preso, siamo venuti via e abbiamo incominciato a scarpinare per il centro abbeverandoci a tutti i banconi che abbiamo trovato tra piazza vittorio e piazza castello fino a quando non siamo entrati dentro il posto dove dovevamo andare, un posto che da ragazzino Dj Enzo ci andava a limonare e che adesso invece gli hanno cambiato il nome tante di quelle volte che la gente se lo sono dimenticato tutti e quindi qui dentro non ci trovi più nessuno da limonare e rimani in piedi in mezzo alla pista semideserta con la lingua che mulina nel vuoto oppure ficcata dentro un bicchiere di whisky e coca che hai pagato come una tanica di benzina e quando incominciano Los Hermanos li sentiamo un po’ e dopo mi viene voglia di fumare e andiamo fuori dalla porta abbandonata dove ci possiamo mettere a fare i cretini vicini alle transenne selezionando la gente all’ingresso che ci scambia per i buttafuori e nel frattempo ci ha raggiunto la nostra editrice ansiosa di vedere all’opera i suoi editorialisti migliori e a quel punto inizio a domandarmi se non sia il caso di coprirsi di ridicolo di fronte a questa persona che incontro per la prima o la seconda volta e mi appoggio a una transenna solo che la transenna non tiene e allora volo giù sull'asfalto bagnato in mezzo alla strada insieme alla transenna ma per fortuna mi tiro su veloce appena in tempo appena prima che arrivino i buttafuori a brutalizzarmi come fanno di solito loro con gli ubriachi, e Funk ‘d Void invece di dispensare la stessa morfinica deep house del suo ultimo mix album la butta anche lui sul discorso techno essendo in fondo questo il tema della serata e infatti balliamo lo stesso volentieri, io e dj enzo facciamo i cretini davanti all’obiettivo di un bob moz stranamente e spaventosamente sobrio e quando ormai sentiamo lo stomaco bucarsi camminiamo sul bagnato in direzione del nostro abituale panino con salsiccia delle sei del mattino con dentro tutte le salse che si mischiano alla pioggia che cadendoci addosso mentre barcolliamo riesce a conferirci quell’aspetto ancora più subumano e dj enzo che non è in condizione non dico di guidare ma neanche di camminare me lo lascio collassare in casa e al mattino ci svegliamo con la promessa di trovarci sulle sedie del Bar Fuego per vederci il big match e berci un paio di birre ma quando arriva il calcio d’inizio DJ enzo non c’è ancora perchè aveva perso conoscenza alle quattro del pomeriggio e si era dimenticato di svegliarsi in tempo, per fortuna qui di fianco c’è il mio amico d’infanzia che mi accompagna sempre quando vado a vedere il futbol al Bar Fuego, che è un bar dove tutto il futbol che abbiamo visto quest’anno non abbiamo mai perso, infatti vinciamo di rimonta buttandoglielo nel culo al berluscazzo che per quanto avrà goduto un paio di giorni dopo secondo me questa dimostrazione di superiorità morale gli ha fatto un male della madonna e forse avrà capito che alla fine c’è un limite anche al suo delirio d’onnipotenza perchè puoi anche comprarti l’italia ma quando tu e quella tua banda di stronzi venite a torino alla fine sono cazzi anche per voi, soprattutto fin quando batterete la testa contro la nerchia d’acciaio di Momo Sissoko, che gli bastano uno sguardo e una falcata per ristabilire le gerarchie in mezzo al campo, per non parlare dell’esultanza infantile e gioiosamente scomposta di Brazzo Salihamidzic che mentre corre verso la bandierina con quel volto distorto dal godimento che gli campeggia sul testone incollato alle spalle senza passare dal collo, quello lì è stato un momento che ti giuro mi sono quasi commosso, un giocatore così non so dove cazzo è che l’abbiamo trovato ma è qualcuno di quei giocatori che per quanto sono mediocri e per quanto nonostante tutto riescono a cambiare il corso delle partite, guarda, Brazzo è una di quelle persone che quasi quasi ti fanno pensare che alla fine qualcosa nella vita potrebbe combinarla anche uno stronzo come te, uno stronzo che il giorno dopo ha preso la macchina e ha fatto i chilometri per piantare la croce con quella cazzo di matita e poi si è svegliato, è andato a lavorare con addosso quel minimo di briciolo di speranza che magari da domani avrebbe mangiato qualche piattino di merda in meno e invece gli è toccato ricominciare subito a bere e per la cronaca non ha ancora smesso, sarà stato per colpa di quella manica di depravati che per andargli dietro a quel doppiomento vivente con gli occhiali mi hanno fatto scomparire il partito, andargli dietro a uno che candida delle schiere di cazzolici e imprenditori e figli di imprenditori e figli di troia di varia natura e poi alla fine si vergognava talmente tanto della gente di merda che ha messo in lista che ha buttato nella mischia pure un operaio, neanche fosse un cazzo di panda da guardare con ammirazione da lontano, molto meglio il berluscazzo, che almeno obbedisce soltanto a sè stesso, piuttosto che un uomo che il giorno che lo eleggeranno avrà talmente tanta di quella gente a cui obbedire che noi poveri stronzi col problema del lavoro di merda ci saremmo dovuti mettere in coda dietro ai cazzolici e dietro a confindustria e dietro gli imprenditori del nordest, un uomo che ha pure provato a farci convivere non dico con della gente che disprezziamo, ma a farci convivere con le cause stesse dei nostri problemi, come se non lo sapessimo che avrebbe prima di tutto provveduto a nutrire le cause per poi buttarci le briciole addosso a noi e ai nostri cazzo di problemi, farci credere che avrebbe fatto votare agli imprenditori una legge decente sul lavoro, farci credere che sarebbe stato per mano dei cazzolici che avremmo ottenuto lo stato laico che ci spetta, gli serbo un tale rancore a quell’uomo che non mi basta una vita per smaltirlo, gli serbo il rancore perchè con quell’ansia che aveva di corrergli dietro alla sua ambizione politica ci ha condannato non dico a un presente schifoso, che con quello avevamo imparato a conviverci da troppo tempo, ma ti ha strappato da davanti agli occhi pure le ipotesi del futuro, come se ti avessero oscurato l’orizzonte verso il quale stavi guardando, che va bene che era solo un cazzo di orizzonte e va bene che sopra l’orizzonte non ci ha mai messo le mani nessuno, però era lì che stavamo puntando e mi piaceva almeno di avere una direzione verso cui camminare, invece adesso ti sei svegliato un giorno e hai scoperto che te e tutti i tuoi amici non avete neanche più il diritto alla speranza del decoro, di segnare sul calendario la data del giorno che la smetterai di mangiar merda, tipo che sei arrivato a questo punto e scopri che te e tutti quelli come te avete finito di esistere, voglio dire, esisti pure, sia chiaro solo il fatto che da questo momento in avanti di te non gliene sbatte più un cazzo a nessuno.

[mp3] los hermanos - dazed and deceived

[video] Steven Wright

17 febbraio 2008

The WPA Eastern Europe Tour 2008, vol. 2

Io quando viaggio per la musica sono abituato che guido io o al massimo gli mollo la macchina a DJ Enzo per qualche breve tratto di rettilineo, quindi quando siamo dovuti andare in Polonia io avevo fatto il calcolo secondo i miei ritmi e avevo stimato un Torino-Cracovia dieci ore da casello a casello comprensivo di sosta all’autogrill di Salisburgo ovest. Invece di ore ce ne abbiamo messe dodici. Per arrivare a Udine. E io mi ero già rotto i coglioni all’altezza di Brandizzo, quindi figurarsi com’ero ventisette ore dopo quando siamo arrivati alla stazione di Cracovia. Mi ero anche portato dietro dei giornali da leggere ma per colpa che il giorno prima avevamo pareggiato in casa col Cagliari mi veniva il nervoso ogni volta che provavo ad aprirli. Poi ci siamo fermati col pullman in un cesso di posto vicino a Milano, anzi era un posto talmente grigio e inospitale e popolato da della gente talmente scontrosa che mi sa era proprio Milano. E allora in questo posto abbiamo imbarcato su i Meganoidi, che loro suonavano la sera dopo di noi. In mezzo ai Meganoidi c’era Il Ruvido, il tour manager proletario, un personaggio che avevamo già incontrato nel nostro peregrinare in occasione di una serata di merda a Tavagnasco che mettevamo i dischi dopo i Punkreas e la gente ci aveva insultato tutto il tempo. E appunto l’unica soddisfazione di quella serata lì era stata quando è venuto Il Ruvido in consolle a farmi i complimenti perchè avevo messo su Alternative Ulster degli Stiff Little Fingers.
Niente, praticamente Enzo e Danilo hanno paccato perchè non gli hanno dato le ferie. Invece io che sono il capo di me stesso mi sono dato le ferie da solo e ho preso e son partito con Fabio. Come DJ c’era anche Patrick Di Stefano, dei tre l’unico DJ vero, che gli è toccato fare il viaggio con noi perchè aveva perso l’aereo e ha bestemmiato tutto il tempo fin quando non siamo collassati dentro le cuccette, nonostante il fastidio di certi ciellini vestiti da pagliacci che andavano in giro per il treno a suonare il flauto e cantare le canzoni dell’oratorio. Quando siamo arrivati a Cracovia mi sembra che siamo andati subito a bere, pilotati dal Ruvido che conosce tutti i bar d’Europa e se ne va in giro come se abitasse dappertutto, invece a me mi basta attraversare corso Regina che mi sento subito perduto. Mia nonna quando siamo partiti mi ha detto: Cracovia l’è nen al post antè ca la stava al papa? E io gli ho detto nonna guarda io non son tanto pratico di papi, infatti ho attaccato a bestemmiare quasi subito quando ho visto che non mi funzionava il bancomat (no, ma poi ho risolto, tranquilli). Dopo il bere siamo andati a ballare in un posto, posto nel quale non abbiamo peraltro osato ballare e abbiamo schifato il dancefloor peggio di un lazzaretto per colerosi dopo che abbiamo scoperto che ai polacchi gli piace la stessa musica che ci piaceva a noi quando andavamo a ballare la commerciale la domenica pomeriggio intorno al 1992 (a me mia mamma non mi ha mai lasciato andare, però dei miei amici mi raccontavano le canzoni. E mi raccontavano anche quanto duro si limonava. E io che rimanevo fuori dalla discoteca è andata a finire che la prima volta che ho limonato è stato il giorno che ho perso la verginità). Un altro grosso problema della Polonia sono le ragazze e il fatto che devi mandarle via a sprangate quando magari entri in un posto e ti piacerebbe startene lì tranquillo a bere loro incominciano a fissarti tutto il tempo per cercare di trascinarti in qualche posto a consumare un amplesso occasionale, credo sia per via del fatto che le ragazze polacche sono tutte fortemente consapevoli della loro bellezza mentre invece i maschi polacchi sono tutti tracagnotti rasati con la maglia dentro il pantaloni e vaffanculo se capiscono che il mercato dei tracagnotti rasati al momento non gira da nessuna parte, ma loro no, continuano a rasarsi e a stringersi la cintura intorno al maglione e allora capisci che a quel punto lì le ragazze lubrificano appena vedono un accenno di basetta.
Il giorno dopo mettevamo i dischi nel locale di fianco che quando siamo arrivati era ancora vuoto. Essendo tre DJ ed essendo che dei tre il solo Patrick Di Stefano era un DJ degno di questo nome abbiamo dovuto organizzare i turni tipo il gioco delle tre carte per fare in modo che il minor numero di gente possibile capisse che io e Fabio eravamo due cialtroni. Quindi ho incominciato io a far danzare i granelli di polvere che popolavano la pista. Il padrone del locale, un tracagnotto rasato con gli occhiali, a cominciato a spaccare il cazzo a tempo di record. Venendomi a chiedere “more happiness music” mentre stavo passando i Digital Mystikz. Allora io ho messo su un altro pezzo dei Digital Mystikz e lui è venuto a dirmi di mettere qualcosa di ballabile. There is nobody, gli ho detto. They are coming, mi ha risposto. When?, gli chiedo. At ten o’clock, mi fa lui. E io: what time is it now? Ten o’clock, mi risponde. They are coming now. E abbassa gli occhi con la faccia di uno che non ha mai visto entrare nessuno nel suo locale ma è sempre estremamente fiducioso della svolta come in un dramma di Beckett. Io mi giro male e vado via, perchè va bene che sono abituato a mettere i dischi di fronte a una pista vuota, però il bello di quando non ti caga nessuno è che non devi subire simili limitazioni della tua libertà artistica. Lascio la consolle a Fabio che si caga il cazzo quasi subito e mentre vediamo entrare della gente passiamo saggiamente il timone a Patrick per provare a trattenere almeno quei quattro gatti. Poi invece è andata bene. Non so come sia successo perchè ero dietro a bere da qualche parte, però tempo due minuti si è riempito il locale e i ragazzini del treno si sono ritrovati tutti in pista a ballare come dei bastardi. Quando ho ripreso in mano il mixer è stato un tripudio, la serata più appagante della mia carriera, qualunque roba mettevo loro ballavano e mi urlavano e mi alzavano le mani al cielo e mi acclamavano. A un certo punto ho messo Mouth to Mouth e sono andati fuori di testa, non capivano più niente. Finchè nel bel mezzo del momento più bello della mia vita è ritornato il tracagnotto con gli occhiali, che per attaccare il microfono del vocalist ha staccato la presa che alimentava tutto l’impianto. Il locale è piombato dal delirio al silenzio e quando mi sono voltato per vedere cosa cazzo era successo il bastardo ci ha anche provato e l'ho beccato che guardava il soffitto con le mani dietro la schiena fingendo di chiedersi cosa cazzo era successo. E’ bastato un mio sguardo per strappargli dalle labbra un laconico “It is my fault”.
Il viaggio alla ricerca del groove perduto è durato meno del previsto, visto che quella sera c’era la promozione della vodka alla ciliegia e la gente aveva finito per abusarne al punto da ballare qualunque cosa. La mia prima esperienza di convivenza con un vocalist è andata bene, era un ragazzino di Lecce che alternava dichiarazioni enfatiche al microfono del tipo “Vi faremo ballare tutta la notte!!!” per poi congedarsi due minuti dopo con un fuori onda nel quale mi confidava che lui andava a dormire perché era stanco. Allora ho ceduto il passo a Fabio e mi sono ferito una mano scendendo dalla consolle così il Ruvido mi ha insegnato a disinfettarmi con la vodka liscia. Quando sono tornato ho visto Fabio di fronte a una pista in delirio affiancato da delle cubiste sovrappeso che si agitava scompostamente facendo le corna al pubblico durante il remix di Standing in the way of control, un’immagine che rimarrà probabilmente incancellata nella mia mente. Quando sono andati via i ragazzini sono tornato per far ballare dei polacchi ubriachi tra cui ho riconosciuto il tracagnotto con gli occhiali che alla fine mi ha fatto anche i complimenti e allora l’ho perdonato. In finale di serata ho anche rimesso Mouth to Mouth ma questa volta soltanto per approfittare del suo interminabile minutaggio e andare a pisciare lasciando la consolle incustodita.
Tempo che facciamo su baracca e burattini sono le quattro e due ore dopo io e Fabio ci alziamo per andare a prendere l’aereo. Quando apro gli occhi rifletto sul fatto che dovendo alzarmi così presto magari l'ultima vodka potevo anche risparmiarmela, ma il giorno che divento furbo sarà sempre troppo tardi.

Come contenuto multimediale non sarà esattamente il massimo della vita ma comunque qui trovare la scaletta della serata arbitrariamente ricostruita.

[video] big in polonia: i pezzi che oltrecortina scassano ancora

27 novembre 2007

carl craig @ jam, 24/11/07, anche se questa fotografia imbarazzante di dj enzo farebbe pensare più a un take that @ top of the pops, 24/11/94

(grazie a BobMoz per le foto, e grazie anche per aver pubblicamente - e ulteriormente- ridicolizzato DJ Enzo davanti a tutti i nightclubbers torinesi sul notissimo e frequentatissimo 24 Hour Party People)

Niente, il nostro lungo weekend inizia il lunedì sera con un discretamente triste (ma per noi anche discretamente gratuito, grazie Ilenia!) concerto dei Bloc Party al teatro della discordia di Veneria Reale, location che da qualche anno ospita eventi musicali di grande prestigio nonostante possa vantare un’acustica degna di un cesso chimico. Il nostro consiglio per il futuro è di limitarsi a spettacoli di mimi e acrobati e proiezioni di film muti senza accompagnamento dal vivo.
Come di consueto cessiamo di esistere per qualche giorno per fare la nostra ricomparsa nel mondo il venerdì sera, in questo caso per assistere all’ennesimo dj set di carletto craig, che tante gioie ci aveva regalato in passato. Ci presentiamo al Jam in un’inedita formazione power trio, accompagnati da una ragazza dalle generalità incerte, a causa della quale i buttafuori che da tre anni ci vedono arrivare da soli ci guardano stupiti come per dire “dio fa, voi due con una donna?!? Forse allora ha ragione Al Gore che il mondo sta veramente andando a troie.”
Dopo la prima sosta bancone notiamo un uomo che seduto su un tavolo che fissa il pavimento in silenzio con una pesantissima borsa a tracolla. Trattasi del nostro nuovo socio BobMoz, caduto in depressione a causa della fine del suo pacchetto di sigarette. Con BobMoz, il fotografo delle notti torinesi che si sta ormai trasformando nel documentatore del nichilismo giovanile visto l’inarrestabile decadimento morale del pubblico musicale sabaudo... dicevo, con BobMoz cerchiamo di trovare dei varchi nelle nostre agende straripanti di impegni inderogabili per pianificare delle maratone pomeridiane di campari e gin shackerati (se qualcun altro è interessato fateci pervenire le vostre richieste di prenotazione ai consueti indirizzi email). Carl Craig si presenta in consolle con l’aria di uno a cui è già stato accreditato il bonifico per la serata, visibilmente appesantito da una cena a base di lingua in salsa verde e con addosso occhiali da vista, coppola e una bellissima maglietta di Bruce Lee corredata di strass luccicanti che spuntava da sotto il giubbotto. Insomma nella sua tenuta invernale più che un produttore leggendario sembrava una comparsa di Ugly Betty. Non solo il versante estetico ma anche quello musicale si è rivelato alla fine deludente. Dopo un inizio eclatante dagli interessanti risvolti house il set è andato lentamente sgonfiandosi fino al silenzio. Noi per fortuna abbiamo trovato il modo di divertirci ugualmente come dei cretini, per lo più commentando gli stati di morte apparente di alcuni personaggi riversi sui divanetti intorno a noi. Insomma, dall’alto del decennio di vita che ci separava dai nostri colleghi di clubbing ci siamo fatti beffe di tutto e di tutti con l’aria di persone esperte, navigate, adulte, serie, lavoratrici, che sicuramente amano divertirsi ma con la consapevolezza che il nostro principale obiettivo è quello di conservare l’integrità della nostra immagine pubblica. Cosa che peraltro è riuscita a un buon 50% dei tenutari di questo blog, mentre l’altro 50%, identificabile nella persona di DJ Enzo, ha finito per coprirsi di ridicolo con una performance che è stata un po’ il Santoo Graal delle pubbliche coperture di ridicolo. Siccome lui quando parla ha questa abitudine di gesticolare come un parcheggiatore abusivo, a un certo punto ha scagliato in aria un whisky & cola (6 euro di whisky & cola) nuovo di zecca, con dentro ancora tutti i cubetti di ghiaccio integri e il liquido che lambiva il bordo del bicchiere. Visibilmente infastidito ha pensato di affrettarsi al bancone per provare ad agguantare un nuovo drink prima della deadline sancita per la vendita di alcolici. Nel farlo si incammina però a passo rapidissimo su quella porzione di palquet che ospitava i resti del suo vecchio whisky & cola. Ripensandoci mi sembra ancora di sentire il rumore delle sue Gazelle che perdono aderenza, di vedere al rallentatore i suoi goffi tentativi di aggrapparsi con le unghie alla stoffa dei divanetti prima di schiantarsi al suolo come uno stronzo davanti a decine di persone incredule intente a contare i rimbalzi del suo culone sul legno bagnato. Credetemi se vi dico che l’immagine di quel corpo gonfio d’alcol che si contorceva in un quell’acquitrino di long drinks è stata una delle cose più divertenti che mi sono capitate nella vita. E la conseguente compulsione alla risata è stata inarrestabile al punto che il giorno dopo ho dovuto assistere alla proiezione di un tristissimo, silenziosissimo e lugubre film di Wim Wenders costellato di solitudine, suicidi e morte dei sentimenti, eppure la sala buia veniva periodicamente squarciata da un’incontenibile risata solitaria che avrà sicuramente compiaciuto il regista, presente in sala, sicuro del fatto di aver finalmente trovato uno spettatore in grado di comprendere il suo sottile humor nero.
Dio fa, Dj Enzo. Il nuovo Buster Keaton.

[foto - from the BobMoz Unpublished Archive] il versante eterosessuale di he was wrong

26 novembre 2007

and everybody's doing just what they're told to

per niente agiografico, anche se un po' marchettaro nella scelta di alcuni testimoni (courtney love? johnny depp? quel rompicoglioni di bono?). da vedere.

[mp3] clash - white riot

15 ottobre 2007

This wannabe-John-Wayne motherfucker thinks he can fuck with my friday nights?

"A great moment of civic compromise"
Major Bunny Colvin



Qualche anno fa quando ho letto sul giornale che il sindaco di Bologna non lasciava più che la gente si ciucciasse la sua birra in pace per la strada ho reagito come faccio sempre quando mi arriva la notizia di qualche tragedia che non mi riguarda da vicino. Me ne sono battuto altamente i coglioni e sono saltato alla pagina sportiva regionale in cerca di qualche indiscrezione di calciomercato. Poi però, quando come l'altro giorno a Bologna mi è toccato andarci io, ho dovuto subire sulla mia pelle tutta l'insensatezza di una legge crudele, ingiusta, che tra l'altro colpisce come al solito le categorie più svantaggiate quali gli scansafatiche, i perdigiorno e gli scalzacani di varia natura. Secondo me queste squallide faide interne di neonazismo urbanistico la gente dovrebbe risolversele per conto proprio, e le leggi emesse dal sindaco di una città dovrebbero applicarsi soltanto ai residenti di quella città e di sicuro non ai turisti e ai viaggiatori di commercio provenienti da posti più civili, risparmiando peraltro loro l'umiliazione di farsi placcare dai buttafuori sedici volte nella stessa sera mentre cercano di uscire da un locale con la loro birra in mano reclamando il loro strafottuto diritto a fumare e bere nello stesso momento. Io a Bologna non ero mai stato ma sinceramente non mi ero mai posto il problema perchè tanto una volta sono andato a Piacenza e mi son trovato talmente male che avevo pensato di chiudere lì la mia relazione con il centro Italia. Poi invece sono dovuto venire e son venuto, e bisogna dire che Bologna praticamente è uguale a Padova solo con in più questo problema di uno sceriffo che interferisce sulla qualità dei tuoi venerdì sera, quindi secondo me se volete vedere Bologna andate a Padova e boicottate questa città che odia i giovani. A Bologna loro il venerdì sera non vanno a ballare come facciamo noi a Torino ma vanno invece a sentire i concerti dei gruppi indie. Pronti. Arriviamo in questo posto dove ci chiedono subito tredici banane per entrare. Dio fa, gli faccio al mio amico, chi cazzo suonano stasera, i Led Zeppelin? Invece no, suonava l'ennesima banda di islandesi sottratti all'allevamento intensivo di branzini. Adesso io non lo so francamente a cosa cazzo pensa il governo, però secondo me la prima mossa per migliorare la qualità della vita della gente di questo paese sarebbe proclamare un embargo contro la musica scandinava non-elettronica, perchè io sinceramente dopo tre minuti che guardavo queste ragazzine tristi che suonavano il violino sono andato spaventosamente vicino alla morte per inedia. Tra l'altro è successo a tutti i presenti, solo che dovendo giustificare le tredici banane di esborso molti hanno preferito fingere compiacimento, infatti guarda caso mi è bastato girare gli occhi per trovare altre due persone che si stavano frantumando i coglioni e allora abbiamo preso e siamo andati a bere degli amari del capo in un bar di briscolisti che abbiamo trovato lì vicino. Oh, io purtroppo oramai al venerdì sera senza quei nugoli di neopatentati che mi ballano intorno non mi diverto, però poi ho scoperto invece di poterli agilmente surrogare con una manciata di splendidi pensionati con le carte in mano, la battuta sempre in canna e le vecchie romagne d'ordinanza appoggiate sul tavolo. Il tipo di giocatori che quando il socio gli chiede di andare liscio loro gli calano in faccia un asso di bastoni stemperando la tensione agonistica in una di quelle grasse risate liberatorie che sono il sale della vita. Mi sono presto accorto che sarei tranquillamente potuto stare delle ore ad ascoltare questi anziani tracannatori di lambrusco e non nego che mi piacerebbe un giorno riuscire a diventare come loro. Solo che purtroppo sono invece il tipo di persona che se chiamo liscio e tu mi butti un carico tendo a volarti addosso impugnando una bottiglia rotta. E infatti quando era ora di tornare a casa è riemersa una delle mie grandi passioni sopite, ovvero quella di mettermi a litigare con dei buttafuori talmente grossi che il giorno che riescono a mettermi le mani addosso mi devono venire a raccogliere col cucchiaino.
Niente, praticamente quando siamo pronti per salire in macchina arriva questo fenomeno che ci chiede cosa cazzo aspettiamo a salire in macchina che lui deve andare a casa. Noi proviamo a fargli notare che se non veniva lui a darci fastidio a quest'ora eravamo già saliti, ma questo continua a stronzeggiarci addosso mostrando tra l'altro alcuni segni tipici dell'infarinamento quali il digrignamento dentale e la compulsione a ripetere. Infatti continua con questa cantilena che dobbiamo muovere il culo e salire in macchina e andare via veloci, fin quando io mi giro verso la mia amica e le domando secondo lei quale cazzo è il problema di questo ragazzo. Lui la prende malissimo e attacca a corrermi dietro sbraitandomi che per colpa mia che faccio casino sveglio la gente del quartiere e viene lo sceriffo e gli fa chiudere il locale, dando peraltro per scontato che a me me ne potesse sbattere qualcosa del destino del suo locale. La morale di questa storia è che secondo me se lo sceriffo invece di infastidire i turisti si preoccupasse di arginare il fenomeno dei buttafuori che urlano in mezzo alla strada alle quattro del mattino regalerebbe alla cittadinanza un vero grande gesto di civiltà.

[disclaimer] in ottemperanza alle nuove disposizioni di boicottaggio della musica scandinava questo numero di he was wrong esce privo dei consueti contenuti multimediali tanto cari a Dj Enzo. In sostituzione dei contenuti multimediali questo post verrà ipertaggato per cercare di placare in qualche modo le sue prurigini di ex studente di scienze della comunicazione.

[link] immagino che a questo punto la domanda sulla bocca di tutti sia: cosa cazzo sono andato a fare a Bologna? Ovviamente a cercare nuovi pretesti per fare della polemica gratuita, ma anche a dare il mio fondamentale contributo al lancio del nuovo vitaminic.