
l’ultimo giorno ci svegliamo con la notizia che a dj enzo gli hanno fatto il portafoglio (vedi anche
a dj enzo gli hanno fatto il portafoglio vol. 1), allora noi altri tre ci siamo stretti intorno a lui e abbiamo fatto una colletta da 100 banane a testa per coprire almeno il suo fabbisogno giornaliero di birre piccole. poi siamo andati a pranzo e a causa di un diverbio di natura estetica ho dovuto sopportare un violentissimo, pretestuoso e ingiustificato attacco contro la mia persona da parte dei miei compagni di viaggio, mossi forse dall’invidia o forse più semplicemente dalla cattiveria che alberga nei loro animi.
torniamo in tempo per gli
shins, che io sapientemente diserto dopo un paio di canzoni per andare a prendere il posto davanti al palco di
the streets. mike skinner entra in scena esibendo subito quella che è indubbiamente la sua qualità migliore: il buon gusto nel vestire (infradito bianche, pantaloni azzurri del mercato, maglietta a strisce orizzontali bianche e giallo fosforescenti... in un mondo perfetto dai 3 ai 5 anni di carcere non glieli levava nessuno). per fortuna poi il concerto, dopo un inizio stentato causa volume ridicolo, decolla per non fermarsi più. lui è in grande forma, probabilmente anche grazie alla ferrovia di bamba che ha irrorato le sue narici nel preconcerto. original pirate material alla massima potenza. latte da mezzo litro di becks che volano nel cielo. cover dei prodigy. tutti i grandi classici in scaletta. insomma, il massimo della vita. neanche il tempo di sorridere un attimo in quella che si era ormai preannunciata come una giornata di merda che il cielo viene sventrato da una spaventosa sequela di bestemmie che si alzano dalle corde vocali mie e di rossella:
goldie cancellato. sono quei momenti in cui la vita di sembra priva di significato, eppure provi a tirare avanti la carretta lo stesso, nella speranza che magari ci sia una vita dopo la morte in cui quelli come noi che hanno dovuto portare sulle spalle la pesantissima croce della cancellazione di un set di goldie vengono risarciti e condotti per mano dentro il paradiso della drum & bass, che me lo immagino come un gigatesco cubo nero che avrà per muri delle pareti di casse alte dieci kilometri, e il pavimento sarà fatto di casse e il soffitto pure e la consolle sarà sovrastata da una gigantesca pala d'altare con lo studio dal ritratto di papa innocenzo X di bacon alto venti metri, e sotto la pala d'altare con lo studio dal ritratto di papa innocenzo X di bacon ci sarà un mixer a 10mila canali grosso come un parcheggio a due piani e dietro il mixer ci saranno sei technics 1200 di platino e dietro i technics 1200 di platino siederanno andy c al centro, grooverider alla sua destra e goldie alla sua sinistra. e dynamite mc inciterà i fedeli alla perdizione da dietro un leggio d'oro, in attesa che venga la prossima tempesta di batteria a spazzarci via tutti come mosche inondate dal napalm. solo allora potrò dirmi pienamente risarcito.
per fortuna a risollevarci il culo da terra interviene
trentemoller, persona alla quale sento di dovere delle
scuse. un live splendido, pesantemente dub, in compagnia di una band che ci spalanca davanti tutta la bellezza e la profondità dei suoni intorno ai quali è costruito the last resort. raro che succeda con l'elettronica di poter vedere i suoni così da vicino.
dopo di lui è venuto
dj leno, un belga, il sostituto di goldie, che alzatosi dalla panchina dopo un lungo periodo di inattività (era talmente bravo che aveva appeso il giradischi al chiodo da qualche anno) ha risposto alla chiamata con una buona dose di esperienza versando sulla folla un pentolone bollente di old school ruvidissima infarcita di grandi classici. magari non sarà stato goldie però dj leno è un bravo ragazzo e al suo cospetto ci siamo divertiti da matti.
poi siamo andati al palco principale a farci spazzolare via dai
nine inch nails. trent reznor in gran forma, palestratissimo, capello corto, dipinta sul volto l'intenzione di colpire durissimo sulla faccia di tutti quelli che lo pensavano finito come un billy corgan qualsiasi. dopo cinque minuti è partita march of the pigs e ci siamo trovati tutti in balia dell'uragano di chitarre che una volta scatenatosi è durato per tutto il concerto. neanche nei miei sogni più incoffessabili avrei immaginato di poter assistere a una tanto potente resurrezione di uno dei fantasmi della mia adolescenza. a giudicare dal volume a cui ci arrivava la roba quelli che erano davanti secondo me sono tutti morti, e ripensando alla gente che girava per il festival con la maglietta dei nine inch nails non dev'essere stata una grande perdità per l'umanità. incredibile anche l'aspetto visivo, reminescenze di immaginari kraftwerkiani che hanno immerso la band dentro una nube di rumore bianco dal quale i corpi emergevano come delle ombre in decomposizione.
e poi è venuto
andy c, e quello è stato il momento in cui sono morto schiacciato sotto il peso dei bassi. arriviamo a metà pista ma non ci arriva abbastanza allora attacchiamo a piantare gomitate in faccia a questi ragazzini e camminiamo fin quando non arriviamo fin sotto le casse. dio fa andy c ce lo siamo andati a ciucciare direttamente dalla fonte. davanti a questo telo di plastica che mettono sopra le casse in modo che dei coglionazzi come noi non vanno a friggersi il cervello contro i coni. ma noi siamo andati lo stesso e ce lo siamo beccato tutto in faccia, andy c. le botte, le pause, le ripartenze, le urla del vocalist, tutto ci siamo presi. e quando siamo usciti ero un’altra persona. un uomo nuovo, pulito come se fossi nato due minuti prima. sudato, sporco, stanco, sfatto, non sentivo più niente, però era come se mi fossi preso un treno in faccia e che bello che era. la roba che mi sconvolge della drum and bass è come ti rimette al mondo quando è finita. quei dieci secondi di camminata fuori dalla pista, non lo so, però stavo bene come non mi capitava da un po’. era come se mi avevano lasciato lo scheletro e si erano ciucciati via la carne, come se mi avevano lavato via il cervello dalla scatola cranica. ridotto allo stremo ed è così che a me mi piace vivere: stremato. col vuoto intorno e col vuoto dentro. non so se a dire ste robe magari sembro ricchione, però secondo me è così che gira il mondo. assottigliarti fin quando non ti rimane addosso solo una membrana. col cervello bello spalancato a prendere un filo d’aria anche lui che se ne sta tutta la vita chiuso al buio a macinare stronzate e ha passato l’ultima ora a spingere il corpo per farlo stare dietro a un battito troppo veloce per essere afferrabile e quando il battito finisce ti scende addosso questa specie d’inerzia a darti conforto, e poi basta, è finito, ti tocca ricominciare a vivere e quella è la parte peggiore, però d’altronde bisogna prima mangiare delle scodelle di merda se dopo vuoi purificarti.
poi dei tipi mi hanno versato addosso una bottiglia di vodka absolut e per farsi perdonare me ne hanno versata un po’ nel bicchiere della birra e allora ho attaccato a capirci pochissimo. l'unica roba che ho capito è che
erol alkan ha svaccato il set ed è stato pesantemente umiliato da
felix da housecat nella sala di fianco. il giorno dopo avevo ancora una musica che mi batteva nel cervello, ho anche provato a ballare un po’, solo che a ballare nel silenzio sembri stronzo. rossella l’abbiamo dovuta lasciare in mezzo a dei capannoni in una periferia industriale e abbiamo cominciato a puntare verso sud per le nostre 12 ore di viaggio. ci siamo fatti tutti gli autogrill della mitteleuropa di merda perché non avevamo voglia di tornare a casa. serena ha presto finto un malore per potersi sdraiare sul sedile posteriore e dormire tutto il tempo, mentre invece dj enzo per quei pochi minuti in cui è rimasto sveglio ha dato segni di scarsissima lucidità. ci piace ricordare interventi del tipo: “ora dirò una cosa che potrà sembrare scontata: ma perry farrell dei porno for pyros adesso è diventato un attore famoso?”, “no, enzo, quello è colin farrell, sono due persone diverse”. o ancora: “botta di sonno! botta di sonno! dammi il cambio alla guida! dammi il cambio alla guida!”. per stare sveglio ho bavuto talmente tanto caffè e bevande alla taurina che quando sono arrivato a casa sono rimasto sul divano con gli occhi spalancati fino alle quattro e mezza del mattino ad ascoltarmi in cuffia 10 years of drum & bass arena mixed by andy c and grooverider.
e poi basta. come dice steve earle in una celebre puntata di the wire,
"getting clean is the easy part. now comes life". figurarsi io che non mi sono neanche ripulito e che continuo a bere ettolitri di birra e ascoltare drum and bass tutto il giorno come se vivessi dentro la boiler room. invece vivo in un trilocale a vanchiglia e mi fischiano le orecchie. di brutto. e come l'anno scorso farò un altro di quegli esami audiometrici in cui ti mandano delle frequenze in cuffia e tu devi dire se le senti o no, solo che io non ho sentito neanche quando hanno chiamato il mio nome in sala d'aspetto. e anche stavolta quando spiegherò alla dottoressa com'è che mi sono procurato il fischio alle orecchie mi guarderà con disprezzo e mi dirà che le dispiace, però neanche quest'anno non hanno scoperto nessuna medicina contro la coglionaggine.
(fine)
[video] nine inch nails[video] andy c (I)[video] andy c (II)