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18 luglio 2008

la gigantesca scritta *oop

avanti, spiegateci. spiegateci qual è il nostro problema con questo vasco brondi, che mercoledì ha avuto su di noi lo stesso effetto di una sana scartavetrata sul glande. canzoni tutte uguali, voce trapanante e fastidiosa, e poi la scrittura - la scrittura! - che dovrebbe rappresentare il grande disagio degli anni zero ma che invece pare soltanto uno sterile taglia e incolla di immagini, alcune anche interessanti, per carità, ma per lo più assolutamente casuali e buttate lì per fare un po' di rumore.

spiegate, su.

14 luglio 2008

è questo che siamo.


all'inizio c'ero io con un accappatoio bianco sul quale c'era ricamato con filo azzurro il numero 1318. ai piedi delle infradito azzurre, sotto l'accappatoio soltanto un boxer da bagno, anch'esso azzurro. seduta al tavolo con me c'era la mia signora, anche lei con addosso il fottuto accappatoio bianco, solo con un numero diverso: 3584. non eravamo i soli: tutto attorno c'erano decine di persone, tutte di bianco vestite e infraditate. mangiavano frutta fresca e bevevano tisane al tiglio e alla calendula. e avevano tutti un'aria rilassata, anche troppo. li avresti detti reduci da una lobotomia, piuttosto. mi guardavo attorno e aspettavo il momento in cui la voce del grande fratello avrebbe pronunciato con voce decisa il numero dei prescelti. "fratello 2584, vieni avanti, tocca a te". in realtà non c'era nessuna voce, e non c'era nemmeno bisogno di andare in giro in fila, uno dietro l'altro, ognuno con la mano destra sulla spalla destra dell'altro. ero semplicemente alle terme.

ora, io ho sempre pensato che le terme fossero roba da donne, vecchi e metrosexuals. e in effetti mentre il sedicente fabio mi massaggiava la schiena sconfinando pericolosamente sul mio sederino coperto da un inquietante tanga usa e getta, per un attimo ho stretto le chiappe. "rilassati, caro", mi ha detto lui, ma io mi sono tranquillizzato soltanto quando si è iniziato a parlare del mercato della juventus. massaggio a parte, alle terme paghi un sacco di soldi per stare nell'acqua calda a farti diventare le mani rugose, per sudare come un maiale in saune a 70° e per fare le bolle in vasca. però devo riconoscere che la cosa ha il suo perché. ad un certo punto mentre me ne stavo seduto su una poltrona che sparava getti d'acqua a 15 atmosfere con la vista sul monte bianco ho pensato che mancava soltanto una cannetta nella mano destra e un whisky e cola nella sinistra. io il paradiso me lo immagino più o meno così.

dopo una giornata intera di relax, però, avevo il karma un po' squilibrato, così siamo andati ad ingollare un migliaio di calorie al mc donald's, dove metto piede una volta ogni 5 anni e ogni volta mi ricordo perfettamente perché sono passati 5 anni. il crispy mc bacon ha in breve spazzato via le tossine lasciate dalle tisane e dalla frutta, la birra ha fatto il resto e mi è tornata in fretta anche la voglia di bestemmiare. ero pronto ad affrontare i massimo volume.


e qui il karma si è arrotolato su sè stesso una volta per tutte. l'attacco con atto definitivo e il primo dio mi ha messo i brividi, e giuro che non era la zibba che aggrediva il parco della pellerina. è che è stata l'occasione definitiva per comprendere quanto mimì e soci abbiano ridisegnato la mia geografia adolescenziale. avevo 16 anni e divoravo lungo i bordi. lo ascoltavo per pomeriggi interi, e immaginavo di scrivere una canzone su di me che ascoltavo fuoco fatuo davanti allo specchio di camera di mio fratello, mentre mi muovevo al suono delle chitarre elettriche, ecc. ecc. era bello avere 16 anni nel 1995. cioè, era una merda, intendiamoci. il liceo, le sfighe, il resto. però non sapevi ancora quello che sarebbe venuto dopo. e avevi l'occasione di scoprire i massimo volume e di comprare i loro dischi il giorno che uscivano. e non era poco. e devi averli ascoltati proprio bene, se ti ricordi perfettamente il primo dio a memoria (e no, non era prévert, era sempre rimbaud).

sul finire del concerto iniziano a scendere le prime gocce, ma in fondo chi se ne frega. chi se ne frega pure di patti smith, chi se ne frega degli afterhours. chi se ne frega se sarà l'ultimo concerto dei massimo volume o se seguiranno altri dischi, altri concerti, altre robe. per il momento va bene così, ci siamo presi quello che ci spettava:

qualcosa sulla vita. seychelles '81. il primo dio. senza un posto dove dormire. ronald, tomas e io. fuoco fatuo. altri nomi. la notte dell'11 ottobre. atto definitivo. la città morta. dopo che.

in rigoroso ordine sparso.

il resto. il resto non conta. è solo acqua sulla pelle, calda o fredda che sia. è solo musica che dimenticheremo presto.

[video] massimo volume - dopo che (torino, 12 luglio 2008)

02 luglio 2008

silent disco is the soundboy punishment: appleblim + shackleton in piazza vittorio



nel mio percorso di lento e costante scivolamento verso i recessi dell'umanità, un bel momento mi sono ritrovato a lavorare in una cantina del centro con le finestre sprangate. ogni volta che dobbiamo pisciare dobbiamo uscire per addentrarci in una turca malarica in mezzo al cortile del palazzo. sono talmente contento di stare qui che una volta appurata l'assenza di uscite di sicurezza mi è balenato nel cervello il desiderio che venisse un incendio doloso a bruciarmi vivo. le mie colleghe mi criticano sempre per delle robe che non ho fatto o che le ho fatte sbagliate o perchè lavoro con le cuffie in testa e non sento cosa mi dicono o fingo di non farlo e in generale mi disprezzano per via del mio totale disinteresse nei confronti di qualunque roba che mi capiti sullo schermo del computer. l'unica roba che mi piace di venire a lavorare è che quando combino qualche cagata almeno mi ritrovo con una scusa buona per bestemmiare, perchè altrimenti mi tocca passare le giornate a bestemmiare senza motivo. quello che invece non mi piace è il rancore che mi serba la gente quando lavoro male, gli sguardi colmi d'odio, i silenzi colpevolizzanti, i sorrisi di complicità o quelle battute ridicolizzanti che ti ricollocano immediatamente sul fondo della piramide sociale,tra gli scarti di lavorazione del capitalismo. prima quando ero giovane pensavo che non avrei mai combinato un cazzo perchè ero troppo bravo o troppo poco raccomandato per essere apprezzato o considerato da qualcuno. adesso invece sto iniziando a convincermi del fatto che non combinerò mai un cazzo perchè sono troppo stupido per capire quello che mi dicono di fare. mi manca quella capacità di immedesimazione in questo contesto in cui dei gesti inutili come rispondere al telefono o archiviare un dato sono delle robe di cui gli frega davvero qualcosa a qualcuno. a me vedere questa gente che si interessano di queste stronzate qua all'inizio li stimavo per la loro dedizione. poi dopo quando ho visto che volevano che m'interessassi anch'io ci son rimasto male perchè purtroppo non sono niente portato per lavorare. ci saranno al massimo tre o quattro cose che io sono portato per, tipo il bere, il futbol e ascoltare la musica. allora alla fine sono stato tutta la giornata ad aspettare che finisse la giornata così almeno mi potevo andare a vedere Shackleton e Appleblim che suonavano in piazza. siccome era una roba che l'avevano organizzata degli architetti non è che potevi ascoltarti la musica normalmente. ti davano delle grandi cuffie senza il filo che dovevi mettertele in testa e ascoltarci la musica dentro ballando nel silenzio generale. perché praticamente adesso che lavoro anch'io nel settore degli eventi ho capito subito che più fai delle robe stronze e più loro ti danno i soldi per farle. tipo vanificare tutto l'immane potenziale sonoro di Shackleton e Appleblim impedendo ai loro bassi di disperdersi nello spazio mi sembra proprio il tipo di puttanata per cui potresti convincere un assessore a staccare degli assegni. Comunque Shackleton e Appleblim sono stati molto bravi. a me personalmente mi è piaciuto di più Appleblim, che ha fatto girare tutto il tempo i suoi dubboni ancora grondanti di acetato con l'etichetta bianca scritta col pennarello. a un certo punto volevo tramortirlo per portargli via quello con dentro un pezzo bellissimo di Pinch che si chiama Wonky Bleep e che vaffanculo se riesco a trovarlo da qualche parte. quando hanno finito sono andato da Shackleton e Appleblim e gli ho fatto i complimenti per tutto quel dub che mi hanno spinto nelle cuffie. io per me se avessi delle cuffie che mi buttano Shackleton e Appleblim tutto il tempo nelle orecchie sarei a posto così, senza bisogno di rivolgergli la parola a nessuno, che tanto quando la gente mi rivolge la parola mi danno solo fastidio. C'erano lì dei miei amici, GG Garella e Bat Fabio e Dj Danilo e la ragazza di Dj Danilo e perfino BobMoz, il lucidissimo ritrattista del degrado fisico e morale di una generazione. ci siamo ritrovati nella piazza e dopo un rapido consulto abbiamo concluso che l'unica soddisfazione nella vita è bersi dei negroni il martedì sera e il giorno dopo andare a lavorare con la lingua di fuori. poi a un certo punto GG Garella si è fatto esplodere addosso un bicchiere di birra e lì ho capito che la serata stava intraprendendo la sua parabola discendente. allora ho fatto su la baracca e i burattini e sono andato a pisciare in un cantiere. io a pisciare nei cantieri personalmente mi sono sempre trovato bene. voglio dire, è vero che è un posto di lavoro e che bisognerebbe aver rispetto per quelli che ci vanno a lavorare dentro il giorno dopo, però è anche vero che per dire se io domani mattina vengo in ufficio e me lo trovo tutto pisciato sono solo contento.

[podcast] appleblim rinse fm podcast

[free mix] dst skull disco mix

BONUS!

[RA podcast] Appleblim Resident Advisor Podcast (splendido! scaletta molto simile a quella di martedì sera. da scaricare assolutamente - previa iscrizione a RA)


la foto di DJ Scum è a stata scattata da BobMoz

27 giugno 2008

tentativi di dimenticare l'europeo, vol.1

1° luglio, piazza vittorio, torino. silent disco (un nome figo per dire che ti danno le cuffie per ascoltare la musichetta) con appleblim & shackleton della skull disco. che poi oggi è il compleanno di dj stefano, che per l'occasione ha promesso di offrire da bere a tutti quelli che passeranno di lì spacciandosi come lettori assidui di hww. quindi vedete voi.



[mp3] bonus track: process june dubstep mix

27 novembre 2007

carl craig @ jam, 24/11/07, anche se questa fotografia imbarazzante di dj enzo farebbe pensare più a un take that @ top of the pops, 24/11/94

(grazie a BobMoz per le foto, e grazie anche per aver pubblicamente - e ulteriormente- ridicolizzato DJ Enzo davanti a tutti i nightclubbers torinesi sul notissimo e frequentatissimo 24 Hour Party People)

Niente, il nostro lungo weekend inizia il lunedì sera con un discretamente triste (ma per noi anche discretamente gratuito, grazie Ilenia!) concerto dei Bloc Party al teatro della discordia di Veneria Reale, location che da qualche anno ospita eventi musicali di grande prestigio nonostante possa vantare un’acustica degna di un cesso chimico. Il nostro consiglio per il futuro è di limitarsi a spettacoli di mimi e acrobati e proiezioni di film muti senza accompagnamento dal vivo.
Come di consueto cessiamo di esistere per qualche giorno per fare la nostra ricomparsa nel mondo il venerdì sera, in questo caso per assistere all’ennesimo dj set di carletto craig, che tante gioie ci aveva regalato in passato. Ci presentiamo al Jam in un’inedita formazione power trio, accompagnati da una ragazza dalle generalità incerte, a causa della quale i buttafuori che da tre anni ci vedono arrivare da soli ci guardano stupiti come per dire “dio fa, voi due con una donna?!? Forse allora ha ragione Al Gore che il mondo sta veramente andando a troie.”
Dopo la prima sosta bancone notiamo un uomo che seduto su un tavolo che fissa il pavimento in silenzio con una pesantissima borsa a tracolla. Trattasi del nostro nuovo socio BobMoz, caduto in depressione a causa della fine del suo pacchetto di sigarette. Con BobMoz, il fotografo delle notti torinesi che si sta ormai trasformando nel documentatore del nichilismo giovanile visto l’inarrestabile decadimento morale del pubblico musicale sabaudo... dicevo, con BobMoz cerchiamo di trovare dei varchi nelle nostre agende straripanti di impegni inderogabili per pianificare delle maratone pomeridiane di campari e gin shackerati (se qualcun altro è interessato fateci pervenire le vostre richieste di prenotazione ai consueti indirizzi email). Carl Craig si presenta in consolle con l’aria di uno a cui è già stato accreditato il bonifico per la serata, visibilmente appesantito da una cena a base di lingua in salsa verde e con addosso occhiali da vista, coppola e una bellissima maglietta di Bruce Lee corredata di strass luccicanti che spuntava da sotto il giubbotto. Insomma nella sua tenuta invernale più che un produttore leggendario sembrava una comparsa di Ugly Betty. Non solo il versante estetico ma anche quello musicale si è rivelato alla fine deludente. Dopo un inizio eclatante dagli interessanti risvolti house il set è andato lentamente sgonfiandosi fino al silenzio. Noi per fortuna abbiamo trovato il modo di divertirci ugualmente come dei cretini, per lo più commentando gli stati di morte apparente di alcuni personaggi riversi sui divanetti intorno a noi. Insomma, dall’alto del decennio di vita che ci separava dai nostri colleghi di clubbing ci siamo fatti beffe di tutto e di tutti con l’aria di persone esperte, navigate, adulte, serie, lavoratrici, che sicuramente amano divertirsi ma con la consapevolezza che il nostro principale obiettivo è quello di conservare l’integrità della nostra immagine pubblica. Cosa che peraltro è riuscita a un buon 50% dei tenutari di questo blog, mentre l’altro 50%, identificabile nella persona di DJ Enzo, ha finito per coprirsi di ridicolo con una performance che è stata un po’ il Santoo Graal delle pubbliche coperture di ridicolo. Siccome lui quando parla ha questa abitudine di gesticolare come un parcheggiatore abusivo, a un certo punto ha scagliato in aria un whisky & cola (6 euro di whisky & cola) nuovo di zecca, con dentro ancora tutti i cubetti di ghiaccio integri e il liquido che lambiva il bordo del bicchiere. Visibilmente infastidito ha pensato di affrettarsi al bancone per provare ad agguantare un nuovo drink prima della deadline sancita per la vendita di alcolici. Nel farlo si incammina però a passo rapidissimo su quella porzione di palquet che ospitava i resti del suo vecchio whisky & cola. Ripensandoci mi sembra ancora di sentire il rumore delle sue Gazelle che perdono aderenza, di vedere al rallentatore i suoi goffi tentativi di aggrapparsi con le unghie alla stoffa dei divanetti prima di schiantarsi al suolo come uno stronzo davanti a decine di persone incredule intente a contare i rimbalzi del suo culone sul legno bagnato. Credetemi se vi dico che l’immagine di quel corpo gonfio d’alcol che si contorceva in un quell’acquitrino di long drinks è stata una delle cose più divertenti che mi sono capitate nella vita. E la conseguente compulsione alla risata è stata inarrestabile al punto che il giorno dopo ho dovuto assistere alla proiezione di un tristissimo, silenziosissimo e lugubre film di Wim Wenders costellato di solitudine, suicidi e morte dei sentimenti, eppure la sala buia veniva periodicamente squarciata da un’incontenibile risata solitaria che avrà sicuramente compiaciuto il regista, presente in sala, sicuro del fatto di aver finalmente trovato uno spettatore in grado di comprendere il suo sottile humor nero.
Dio fa, Dj Enzo. Il nuovo Buster Keaton.

[foto - from the BobMoz Unpublished Archive] il versante eterosessuale di he was wrong

07 novembre 2007

(la tentazione di intitolare il post "coperta synthetica" è forte, lo ammetto, ma alla fine propendo per un ben più banale) vitalic - v live

a me sono sempre piaciuti i synth, fin dai tempi della deejay parade. e più i synth sono grassi, più mi viene da godere. ora sarà che magari si va verso la brutta stagione, ma al momento l'algida minimal mi sta un po' stretta. d'altra parte mentre la temperatura cala verso lo zero, cosa c'è di meglio di passare una serata a casa, spaparanzati sul divano insieme a vitalic e ben protetti da un caldo synth?

anche a vitalic piacciono i synth, mi sa. e tanto. ce n'eravamo accorti già 2 anni fa con ok cowboy, ma casomai ci fossero rimasti dei dubbi, ecco arrivare tra capo e collo v live. il concetto di album dal vivo è estremamente rock già di per sè. vitalic lo estremizza: questo è un album rock, anche se le chitarre sembrano dei synth e i synth giocano a fare le chitarre, anzi, i chitarroni. che se il francese pelato non avesse imparato ad usare il laptop e le macchine, probabilmente suonerebbe in una band tipo i muse. tanto i muse mi infastidiscono, tuttavia, tanto vitalic mi esalta: tutto è eccessivo, tutto è giocato sull'addizione. massimalismo techno in piena, pause che aizzano la folla, cassa che quando riparte tenta di devastarti tutto il sistema uditivo e anche qualcosa di più.

[mp3] vitalic - bells (live)

02 ottobre 2007

italoboyz @ jam. torino. 28/9/07

non pensavo che sarei riuscito un'altra volta a trascinare GG e il kaiser sul dancefloor dopo il pacco della settimana scorsa, con gli Ame che si sono presentati in consolle dimezzati e noi tre che ce ne siamo stati tutta la notte col birillo in mano all'ombra delle casse ad aspettare che succedesse qualcosa. invece per i ragazzi italiani rientrava anche Dj Enzo, che la settimana scorsa era andato in pirlanda credendo ingenuamente di trovare degli spillatori di guinness al posto dei rubinetti, e allora ci siamo trovati tutti a casa mia a mangiare un finto piatto esotico che ho cucinato per l'occasione. oh, te qualunque roba cucini se alla fine gli butti dentro una palata di riso bollito sembri subito uno che ha girato il mondo. finita la cena abbiamo fatto il test dell'alcol, che sarebbero dei sacchetti da soffiarci dentro che ci ha portato a casa serena da venezia, un posto nel quale io sono stato e bisogna dire che pur di bullarsi di quanto bevono si inventano anche queste cagate qua. noi una volta appurato che eravamo di poco al di sopra del limite consentito dalla legge abbiamo ritenuto che fosse giunto il momento di iniziare a bere secco. quando arriviamo nel posto ci troviamo per lo più di fronte al solito scenario di ragazzini delle superiori che quando vedono dj enzo con la giacca di velluto lo scambiano per un professore di latino venuto ad accompagnare gli studenti in gita e allora gli scroccano le sigarette e si fanno offrire da bere. quando arrivano in consolle i ragazzi italiani non possiamo fare a meno di notare che dal punto di vista estetico così baffati sembravano una band di tributo ai village people, però poi quando hanno iniziato a girare i primi vinili bisogna dar loro atto che sanno come far divertire la gente, senza pestare troppo come fanno tutti quelli che vengono qui ma mescolando electro e house di quella sporca e aprendo uno spiraglio al ritorno del massimalismo in dance. almeno io mi ricordo questo, però ammetto che se voglio diventare un buon cronista di techno devo lavorare un attimo sulla skill “mantenimento della lucidità di fronte all'oggetto della cronaca”, perchè ogni volta che torno a casa cercando di descrivere un dj set mi trovo a dover fare i conti con una nebbia cerebrale che non mi facilita il lavoro. altre due persone che sapevano come far divertire la gente erano questa coppia di ragazzine ventenni che limonavano tra di loro a comando. inutile dire che dopo che le abbiamo scoperte hanno ricevuto all'incirca un comando al minuto e credetemi se vi dico che limonavano veramente duro, regalando anche alcuni indimenticabili sconfinamenti nell'heavy petting. io ho ritenuto a quel punto di disinteressarmi della musica e di trascorrere la notte a fissarle, fumando decine di sigarette e sorseggiando dei cocktail. se è vero che ogni uomo possiede un magazzino cerebrale di immagini hardcore da richiamare nei momenti di solitudine io dovrei essere a posto per l'inverno. quindi i pellegrinaggi al bancone si sono moltiplicati e ho finito per farmi trapanare la drink card ben oltre il limite consentito dal budget disposto per la serata, e se non fosse intervenuto dj enzo a riscattarmi sarei stato inevitabilmente brutalizzato dai buttafuori. il giorno dopo sono andato a lavorare e sono stato più volte sul punto di collassare dentro una cella frigo, aggrappandomi a delle cascate di prosciutto crudo per rimanere in piedi e non cadere sulle ginocchia chiedendo perdono a dio per la mia stronzaggine. mi è anche balenato nel cervello il pensiero di iniziare a bere con maggiore morigeratezza e stavo iniziando a chiedermi se non fosse il caso di lasciarsi alle spalle la teenage wildlife di questi ultimi mesi e sperimentare uno stile di vita che possa magari permettermi di girare la boa dei trentacinque anni.
tra l'altro sono diventato amico di bob moz, il fotografo delle notti torinesi, che questa volta mi ha pinzato per ben due volte, alla foto 13 e alla 26. nella seconda in particolare iniziano a vedersi tutti i segni del decadimento psicofisico e direi anche di quello morale, visto che è la seconda volta che mi fotografa a un dj set e un'analisi impietosa rivela come io indossi sempre la stessa maglia azzurra acquistata nel 1996. in realtà ho anche un'altra maglia ma la metto d'inverno.

atroC.T.X.Z.B.tion


[youtube]Italoboyz @ Pollerwiesen, Cologne 22.07.2007

28 settembre 2007

the coming back

wrong pitching alliance (i 2 tenutari di questo blog + 2 altri personaggi di dubbia moralità)
sabato 29 settembre
dalle 23 in poi
circolo arci pueblo
corso palestro 3, torino
ingresso libero con tessera arci

07 settembre 2007

e per due mesi stiamo a posto

giusto per dare l'impressione di essere un blog di servizio e non una coppia di idioti, ecco a voi i primi appuntamenti della stagione danzereccia torinese, firmati orgogliosamente xplosiva.

21/09: drama society + architorti @ colosseo (gratis)
21/09: âme @ jam
28/09: italoboyz @ ?
05/10: ellen allien @ ?
26/10: agoria @ ?
08-10/11: club2club (updated!) (james holden, mika vainio, william basinski, mauro picotto, jeff mills, akufen, digitalism, fovea hex+larsen, vladislav delay, kalabrese, fairmont, troy pierce, d-i-r-t-y, ...)

[video] agoria - baboul hair cuttin

[mp3] âme - fiori

29 agosto 2007

the weight of the bass: the wrong guide to pukkelpop 2007 vol. 4

l’ultimo giorno ci svegliamo con la notizia che a dj enzo gli hanno fatto il portafoglio (vedi anche a dj enzo gli hanno fatto il portafoglio vol. 1), allora noi altri tre ci siamo stretti intorno a lui e abbiamo fatto una colletta da 100 banane a testa per coprire almeno il suo fabbisogno giornaliero di birre piccole. poi siamo andati a pranzo e a causa di un diverbio di natura estetica ho dovuto sopportare un violentissimo, pretestuoso e ingiustificato attacco contro la mia persona da parte dei miei compagni di viaggio, mossi forse dall’invidia o forse più semplicemente dalla cattiveria che alberga nei loro animi.
torniamo in tempo per gli shins, che io sapientemente diserto dopo un paio di canzoni per andare a prendere il posto davanti al palco di the streets. mike skinner entra in scena esibendo subito quella che è indubbiamente la sua qualità migliore: il buon gusto nel vestire (infradito bianche, pantaloni azzurri del mercato, maglietta a strisce orizzontali bianche e giallo fosforescenti... in un mondo perfetto dai 3 ai 5 anni di carcere non glieli levava nessuno). per fortuna poi il concerto, dopo un inizio stentato causa volume ridicolo, decolla per non fermarsi più. lui è in grande forma, probabilmente anche grazie alla ferrovia di bamba che ha irrorato le sue narici nel preconcerto. original pirate material alla massima potenza. latte da mezzo litro di becks che volano nel cielo. cover dei prodigy. tutti i grandi classici in scaletta. insomma, il massimo della vita. neanche il tempo di sorridere un attimo in quella che si era ormai preannunciata come una giornata di merda che il cielo viene sventrato da una spaventosa sequela di bestemmie che si alzano dalle corde vocali mie e di rossella: goldie cancellato. sono quei momenti in cui la vita di sembra priva di significato, eppure provi a tirare avanti la carretta lo stesso, nella speranza che magari ci sia una vita dopo la morte in cui quelli come noi che hanno dovuto portare sulle spalle la pesantissima croce della cancellazione di un set di goldie vengono risarciti e condotti per mano dentro il paradiso della drum & bass, che me lo immagino come un gigatesco cubo nero che avrà per muri delle pareti di casse alte dieci kilometri, e il pavimento sarà fatto di casse e il soffitto pure e la consolle sarà sovrastata da una gigantesca pala d'altare con lo studio dal ritratto di papa innocenzo X di bacon alto venti metri, e sotto la pala d'altare con lo studio dal ritratto di papa innocenzo X di bacon ci sarà un mixer a 10mila canali grosso come un parcheggio a due piani e dietro il mixer ci saranno sei technics 1200 di platino e dietro i technics 1200 di platino siederanno andy c al centro, grooverider alla sua destra e goldie alla sua sinistra. e dynamite mc inciterà i fedeli alla perdizione da dietro un leggio d'oro, in attesa che venga la prossima tempesta di batteria a spazzarci via tutti come mosche inondate dal napalm. solo allora potrò dirmi pienamente risarcito.
per fortuna a risollevarci il culo da terra interviene trentemoller, persona alla quale sento di dovere delle scuse. un live splendido, pesantemente dub, in compagnia di una band che ci spalanca davanti tutta la bellezza e la profondità dei suoni intorno ai quali è costruito the last resort. raro che succeda con l'elettronica di poter vedere i suoni così da vicino.
dopo di lui è venuto dj leno, un belga, il sostituto di goldie, che alzatosi dalla panchina dopo un lungo periodo di inattività (era talmente bravo che aveva appeso il giradischi al chiodo da qualche anno) ha risposto alla chiamata con una buona dose di esperienza versando sulla folla un pentolone bollente di old school ruvidissima infarcita di grandi classici. magari non sarà stato goldie però dj leno è un bravo ragazzo e al suo cospetto ci siamo divertiti da matti.
poi siamo andati al palco principale a farci spazzolare via dai nine inch nails. trent reznor in gran forma, palestratissimo, capello corto, dipinta sul volto l'intenzione di colpire durissimo sulla faccia di tutti quelli che lo pensavano finito come un billy corgan qualsiasi. dopo cinque minuti è partita march of the pigs e ci siamo trovati tutti in balia dell'uragano di chitarre che una volta scatenatosi è durato per tutto il concerto. neanche nei miei sogni più incoffessabili avrei immaginato di poter assistere a una tanto potente resurrezione di uno dei fantasmi della mia adolescenza. a giudicare dal volume a cui ci arrivava la roba quelli che erano davanti secondo me sono tutti morti, e ripensando alla gente che girava per il festival con la maglietta dei nine inch nails non dev'essere stata una grande perdità per l'umanità. incredibile anche l'aspetto visivo, reminescenze di immaginari kraftwerkiani che hanno immerso la band dentro una nube di rumore bianco dal quale i corpi emergevano come delle ombre in decomposizione.
e poi è venuto andy c, e quello è stato il momento in cui sono morto schiacciato sotto il peso dei bassi. arriviamo a metà pista ma non ci arriva abbastanza allora attacchiamo a piantare gomitate in faccia a questi ragazzini e camminiamo fin quando non arriviamo fin sotto le casse. dio fa andy c ce lo siamo andati a ciucciare direttamente dalla fonte. davanti a questo telo di plastica che mettono sopra le casse in modo che dei coglionazzi come noi non vanno a friggersi il cervello contro i coni. ma noi siamo andati lo stesso e ce lo siamo beccato tutto in faccia, andy c. le botte, le pause, le ripartenze, le urla del vocalist, tutto ci siamo presi. e quando siamo usciti ero un’altra persona. un uomo nuovo, pulito come se fossi nato due minuti prima. sudato, sporco, stanco, sfatto, non sentivo più niente, però era come se mi fossi preso un treno in faccia e che bello che era. la roba che mi sconvolge della drum and bass è come ti rimette al mondo quando è finita. quei dieci secondi di camminata fuori dalla pista, non lo so, però stavo bene come non mi capitava da un po’. era come se mi avevano lasciato lo scheletro e si erano ciucciati via la carne, come se mi avevano lavato via il cervello dalla scatola cranica. ridotto allo stremo ed è così che a me mi piace vivere: stremato. col vuoto intorno e col vuoto dentro. non so se a dire ste robe magari sembro ricchione, però secondo me è così che gira il mondo. assottigliarti fin quando non ti rimane addosso solo una membrana. col cervello bello spalancato a prendere un filo d’aria anche lui che se ne sta tutta la vita chiuso al buio a macinare stronzate e ha passato l’ultima ora a spingere il corpo per farlo stare dietro a un battito troppo veloce per essere afferrabile e quando il battito finisce ti scende addosso questa specie d’inerzia a darti conforto, e poi basta, è finito, ti tocca ricominciare a vivere e quella è la parte peggiore, però d’altronde bisogna prima mangiare delle scodelle di merda se dopo vuoi purificarti.
poi dei tipi mi hanno versato addosso una bottiglia di vodka absolut e per farsi perdonare me ne hanno versata un po’ nel bicchiere della birra e allora ho attaccato a capirci pochissimo. l'unica roba che ho capito è che erol alkan ha svaccato il set ed è stato pesantemente umiliato da felix da housecat nella sala di fianco. il giorno dopo avevo ancora una musica che mi batteva nel cervello, ho anche provato a ballare un po’, solo che a ballare nel silenzio sembri stronzo. rossella l’abbiamo dovuta lasciare in mezzo a dei capannoni in una periferia industriale e abbiamo cominciato a puntare verso sud per le nostre 12 ore di viaggio. ci siamo fatti tutti gli autogrill della mitteleuropa di merda perché non avevamo voglia di tornare a casa. serena ha presto finto un malore per potersi sdraiare sul sedile posteriore e dormire tutto il tempo, mentre invece dj enzo per quei pochi minuti in cui è rimasto sveglio ha dato segni di scarsissima lucidità. ci piace ricordare interventi del tipo: “ora dirò una cosa che potrà sembrare scontata: ma perry farrell dei porno for pyros adesso è diventato un attore famoso?”, “no, enzo, quello è colin farrell, sono due persone diverse”. o ancora: “botta di sonno! botta di sonno! dammi il cambio alla guida! dammi il cambio alla guida!”. per stare sveglio ho bavuto talmente tanto caffè e bevande alla taurina che quando sono arrivato a casa sono rimasto sul divano con gli occhi spalancati fino alle quattro e mezza del mattino ad ascoltarmi in cuffia 10 years of drum & bass arena mixed by andy c and grooverider.
e poi basta. come dice steve earle in una celebre puntata di the wire, "getting clean is the easy part. now comes life". figurarsi io che non mi sono neanche ripulito e che continuo a bere ettolitri di birra e ascoltare drum and bass tutto il giorno come se vivessi dentro la boiler room. invece vivo in un trilocale a vanchiglia e mi fischiano le orecchie. di brutto. e come l'anno scorso farò un altro di quegli esami audiometrici in cui ti mandano delle frequenze in cuffia e tu devi dire se le senti o no, solo che io non ho sentito neanche quando hanno chiamato il mio nome in sala d'aspetto. e anche stavolta quando spiegherò alla dottoressa com'è che mi sono procurato il fischio alle orecchie mi guarderà con disprezzo e mi dirà che le dispiace, però neanche quest'anno non hanno scoperto nessuna medicina contro la coglionaggine.

(fine)

[video] nine inch nails

[video] andy c (I)

[video] andy c (II)

28 agosto 2007

pkklpp07 - le temutissime pagelle sparse. day 3

shins 9: il gruppo pop perfetto, il concerto perfetto. avessero suonato anche new slang avrebbero meritato un 10, ma che cacchio puoi pretendere di più da un gruppo guidato da impiegato dell'inpdap? fenomeni.

the streets 5: al di là delle canzoni - che io preferisco nella versione scarna dei dischi, de gustibus - il simpatico mike skinner si distingue per simpatia e buon gusto. stilosissimo l'abbigliamento, indimenticabile il doppio lancio di lattina di birra da mezzo litro (piena) verso il pubblico. hooligan.

lcd soundsystem 8.5: li avevo lasciati un mese prima a torino, ridimensionati da una scaletta ridottissima e da qualche problema tecnico. li ritrovo in forma smagliante - non fisicamente, ovviamente - e con una infinita yeah da eiaculatio precox. mezzo punto in meno per la drammatica e ormai costante assenza di losing my edge. iradiddio.

sonic youth 9: dopo due sessioni di daydream nation dal vivo inizio anche io a credere che sia il loro album migliore. lee ranaldo e thurston moore che combattono a colpi di chitarra sul finale di teenage riot, poi, è una di quelle robe da raccontare ai nipotini. intramontabili.

erol alkan 6: anche i migliori ogni tanto sbagliano un colpo, dai. affaticato.

il pezzo di merda che mi ha fatto il portafogli 7.5: agile ad aprire la tenda mentre dormivamo, felino nel raccattare il pantalone contenente il prezioso artefatto, rapidissimo nel dileguarsi. mezzo punto in più per non aver buttato i documenti in un cesso chimico. gentiluomo.

[video] sonic youth - teenage riot (including lee ranaldo vs thurston moore)

[video] lcd soundsystem - daft punk is playing at my house

26 agosto 2007

the bassline hunter steps in the arena: the wrong guide to pukkelpop 2007 vol. 3

poi la merda ha iniziato a farsi incandescente per davvero. ricompattiamo la line-up davanti alle transenne del palco di milanese, entrato nella lista degli imperdibili grazie al suo delirante “extend” su planet mu. io mi aspettavo un live ben fatto ma con delle derive sperimentali di difficile assimilazione, invece dio fa quando è partita caramel cognac è venuto giù tutto. folla in delirio, battiti irregolari ma raddrizzati, suoni dall’altro cazzo di mondo, pubblico soggiogato dal peso dei bassi mutanti, perdita completa del controllo delle facoltà motorie, testa bassa, braccia in alto, non si capiva più un cazzo a parte il fatto che ne volevamo ancora. milanese è una specie di virus del suono (virus come il syndicate della traccia vocale di dead man walking, peccato non fossero sul palco) e la definizione di digital grimecore che qualcuno ha affibbiato alla sua produzione può forse per una volta servire a dare un’idea della malattia che trasuda dai quei synth spinti oltre la soglia del rumore e ricondotti vicino al confine dell’ascoltabilità da una programmazione che ha poco a che spartire con la sanità mentale. per me miglior live del festival, anche perché erano anni che non vedevo qualcuno fare il gesto della stecca. wicked!

povero matthew dear invece, che preferiamo decisamente quando veste i panni di audion. il concerto della sua matthew dear’s big hand non si poteva veramente ascoltare, e mi fermo qui per non accanirmi contro un uomo che mi ha regalato gioie inenarrabili sul dancefloor. poi sono andato a vedermi una mezz’ora di dj marky. figo, anche se non è il tipo di drum & bass che mi sfagiola di più, però ho visto una roba. non che io mi sia mai bagnato le mutandine di fronte all’arte dello scratching, anche perché l’unico tipo di scratching che ritengo davvero utile è quello testicolare. però dj marky un bel momento prende un technics con una fottuta mano sola, lo gira all’incontrario, col vinile sospeso nel vuoto, e con l’altra mano attacca a scratchare la melodia che girava sull’altro piatto. non so se mi sono spiegato. comunque nel caso in cui non mi fossi spiegato vi basti sapere che è stato l’equivalente virtuosistico dell’esibizione di una nerchia di 35 centimetri a riposo.

ma poi finalmente è arrivato skream, il my own private headliner. un set che ha portato il mio culto per i bassi al livello di neopaganesimo estremo. quando ho realizzato che era il mio primo dj set di dubstep stavo per mettermi a piangere per l’emozione, ma ho ritrovato tutta la virilità perduta quando è partita dutch flowerz. leggenda narra che nel poco distante marquee stage il povero badly drawn boy che canticchiava da solo con la sua chitarra acustica sia stato sommerso da una colata lavica di bassi che ha fatto sprofondare il belgio al livello dell’olanda. dopo è stato un disco via l’altro con cambio piatti ogni due minuti. pattern di batteria che hanno mutato di forma passando dal dub più classico al breakbeat. midnight request line, il remix di some way through this, il remix di it’s not over yet… avrebbe potuto suonarli all’infinito e invece sono volati via in un attimo. quello che mi fa impazzire di questa merda qui, del dubstep e di questo ragazzo in particolare, è che fai appena in tempo a sintonizzarti e loro sono già venti chilometri avanti. non gli frega un cazzo della tua approvazione, del tuo godimento… vogliono solo spingersi al prossimo livello.

oh, poi siamo andati a vedere james holden. fantastico come al solito. uno dei pochi che dentro al boiler ha fatto quello che doveva fare senza farsi condizionare dalle aspettative. sempre avanti verso territori inesplorati. solo che invece della mezz’ora che ci spettava quando mancano ancora dieci minuti alla fine del set si staccano quattro niggaz dalla crew di jazzy jeff, che doveva suonare dopo, e intimano a james holden di levarsi dai coglioni, credo puntandolgi una smith & wesson contro il mixer. allora james holden stacca in anticipo, solo che dj enzo la prende malissimo e attacca a bestemmiare come un carrettiere ubriaco… che è un’ingiustizia e tutto il resto… poi jazzy jeff attacca e io torno dopo un’ora e vedo la sala immersa nel silenzio con la gente immobile e allora mi accorgo del miracolo: dj enzo è riuscito a far crashare il final scratch di jazzy jeff con la sola forza dello smadonnamento. certe volte quel ragazzo lì mi fa paura.

dopo sono andato a vedere juliette lewis. tutti mi dicevano, ma che cazzo vai a fare… e io gli rispondevo, te pensa ai cazzi tuoi e vai a vederti gli arcade fire che io mi vedo juliette lewis… infatti dio fa sono andato e ho sgomitato fin sotto il palco. a un certo punto juliette lewis è scesa in mezzo al pubblico e l’hanno sollevata a due metri dalla mia faccia, inguainata dentro una tutina di pelle rossa e nera. ora, con tutto il rispetto per gli arcade fire, io vorrei dire che sono pienamente soddisfatto della mia scelta. peccato che mezz’ora dopo la testa pelata di billy corgan mi abbia quasi fatto passare un’erezione che pensavo di conservare a lungo.

(ancora una badilata di merda e poi forse abbiamo finito)

[mp3] skream (back2back vs benga vs plastician vs LD vs Hijack) rinse fm - stella sessions - part 1

[mp3] skream (back2back vs benga vs plastician vs LD vs Hijack) rinse fm - stella sessions - part 2

[myspace] klaxons - it's not over yet (skream remix)

bonus:

[mp3] grievous angel - dubstep sufferah vol. 3 (via blackdown soundboy)

24 agosto 2007

pkklpp07 - le temutissime pagelle sparse. day 2

milanese 9: mi sa che almeno dal vivo abbiamo trovato l'erede di anthony rother, non a caso omaggiato dalla cover di little computer people. this is electro, man. a tutto campo.

matthew dear's big hands 4: certo, per un musicista elettronico presentarsi in formazione rock è sicuramente una scelta coraggiosa. ma sarebbe una scelta coraggiosa anche se io mi palesassi completamente nudo in una salumeria, eppure non è detto che i presenti apprezzerebbero. stonato.

skream 8: lo ian curtis del dubstep. suona con la morte nel cuore come se nel backstage stessero minacciando di impalargli tutta la famiglia, gatto compreso. eppure spacca tutto. scusa per il distubo, olli. immobile ma efficace.

james holden 8: provate voi a suonare un break di 10 minuti senza cassa in quattro di fronte a 10mila decerebrati impasticcati e ad uscirne vivi. poi mi dite, eh. commovente.

arcade fire 6: oh, a me questi qua su disco non hanno mai detto molto, ma dal vivo sono un'altra roba. se non fosse che l'impianto se n'è andato a puttane tipo alla seconda canzone. da rivedere.

dinosaur jr 7.5: ehi, cos'è questa? i feel the pain? sul serio? e la storia dei primi 3 album? mah. chi stracazzo se ne frega! essenziali.

von südenfed s.v.: molto bello il momento in cui andi toma e jan st.werner dichiarano dal palco "we're sorry, we don't know where mark is. so tonight we'll play as mouse on mars". l'impressione è che non avremo altre possibilità di vederli dal vivo. finiti.

il maestro 10: per 3 giorni è rimasto fuori dalla sua tenda ad urlare oscenità ai passanti in una lingua incomprensibile, lanciando di tanto in tanto grida belluine del tipo "cemmmmmmeeeeee" o "urrrrrrrrrrrreeeeeeeeeeeee" che venivano poi riprese dai 4 angoli del campeggio. eccellente anche quando si infilava la mano tra i gioielli di famiglia come un novello iggy per poi stringere le mani agli ignari passanti. me lo immagino tornare alla vita di tutti i giorni, magari impiegato in posta, con le ali tarpate. talento.

[video] skream - midnight request line

[video] arcade fire - intervention

23 agosto 2007

stuck into the toilet/lost in the funhouse: the wrong guide to pukkelpop 2007 vol. 2

la sala stampa è un posto che ti squarcia un velo impietoso sul mestiere di giornalista, soprattutto musicale. sono una manica di bastardi fancazzisti senza futuro che passano le giornate seduti su delle sedie di plastica a ciucciare delle birre piccole e raccontarsi quante birre piccole hanno bevuto il giorno prima. questo i giornalisti uomini. le giornaliste donne loro invece vanno giù di vino bianco come se la vita fosse un unico grande aperitivo senza fine. l’unica cosa che gli schioda il culo da quelle sedie è che nella sala stampa non si effettua servizio ai tavoli. io e dj enzo ci siamo crogiolati per giorni in un ambivalente sentimento di disgusto e ammirazione nei loro confronti, poi visto che avevamo pagato le centocinquanta banane e che le birre gratis che ci erano state promesse non erano gratis neanche per il cazzo e che il materiale promozionale che ci era stato promesso si è poi limitato al solo accendino di dizzee rascal allora considerato tutto questo io sono andato a sentirmi qualche concerto. dj enzo invece ha preferito barricarsi nel cesso della sala stampa in aperta polemica con l’ufficio stampa del festival. i bonde do role sono dei bastardi pervertiti, i liars mi hanno raddrizzato la schiena a bastonate e hanno spazzolato via la mia immotivata diffidenza nei loro confronti. agli editors invece qualcuno deve avere provveduto a svitare i testicoli. sentiti un anno fa a torino mi avevano fatto impazzire di gioia, ma poi su molti gruppi inglesi si abbatte puntualmente la svolta arena-rock che aveva già provveduto ad affossare le carriere di band del calibro dei james. non che mi freghi un cazzo che ci sia gente la cui massima ambizione nella vita sia quella di diventare i nuovi U2, però personalmente lo trovo moralmente più riprovevole dell’andare a vendere caramelle all’eroina davanti alle scuole elementari. dizzee “lighter” rascal ha spaccato. dj cattivo e coppia di mcs motivatissimi che hanno aizzato il pubblico a spalmarsi contro un muro di beat ruvidi e flow alla velocità della luce. il suo ultimo maths and english è sempre un disco di livello, nonostante quest’anno sia stato sorpassato a destra da rules and regulations dei roll deep, la sua vecchia crew: un fottutissimo cubo di marmo nero del quale sollecito l’ascolto. se fossero stati in cartellone anche loro la fotografia sulla scena inglese sarebbe stata nitidissima.
dj enzo ha clamorosamente disertato il dancefloor. praticamente prima apre i blog di musica elettronica e poi costringe i presenti al triste spettacolo di lui che si dibatte tra i palchi dance e quelli rock, come un adolescente confuso sulla sua futura identità sessuale. è stato presto bollato come indie kid e nelle sue sporadiche puntate è stato bersagliato dalle occhiate di disprezzo da tutto il pubblico della boiler room, notoriamente composto da intellettuali di rango e fini cultori dello sperimentalismo elettronico. comunque deludenti le prime scariche di dance: dominik eulberg, sebastian, riton, pure i glimmers e tiga… tutti a pestare come dei dannati su quella cazzo di cassa senza farmi drizzare neanche un pelo delle braccia. la buona notizia è che dj enzo è uscito dal cesso almeno per vedersi gli stooges, nonostante i timori che ci affliggevano riguardo alla temuta esecuzione di tutti i pezzi dell’ultimo album. col cazzo. grande concerto capace di riportare alla mente i ricordi della data torinese. iguana sempre in grande forma, ron asheton sempre con la stessa camicia, gli stessi occhiali da sole, la stessa immobilità e la stessa propensione a costruire dighe di cemento armato e a fartele crollare in faccia. mike watts senza i baffi sembra un ragazzino e scott asheton invece compiva gli anni e gli abbiamo cantato tutti insieme happy birthday to you. quando attaccano a saccheggiare funhouse arriva anche steve mackay col suo sassofono rantolante e mi riesplode nel cervello tutta la potenza di quello che temo sia il più grande disco rock di tutti i cazzo di tempi (problemi?).
la coka nostra a.k.a. il ritorno degli house of pain a.k.a una manciata di vecchi rapper obesi col fiato corto e i pantaloni oversize che addosso a loro sembrano dei boxer aderenti. yum!
stracciapalle architecture in helsinki nonostante le aspettative della vigilia, low abbandonati dopo una canzone in favore di m.i.a. e della sua tutina aderente.

(questa non è una fine)

[video] iggy & the stooges

[video] dizzee rascal

22 agosto 2007

pkklpp07 - le temutissime pagelle sparse. day 1

bonde do role 7: il produrre musica li avrà anche allontanati dalla colla da inalare, ma non dall'alcool. divertimento in forma purissima, con marina vello che in quanto a signorilità e a raffinatezza fa sembrare la cantante dei scissor sisters un'orsolina in visita al santo padre. ubriacanti (ma più che altro ubriachi).

liars 9: angus andrew non è esattamente il tipo che vorrei invitare a cena, anche perché probabilmente tenterebbe di avere un rapporto sessuale con il mio forno a microonde. però sul palco ce lo lascerei per tutta la vita. spaccaculi.

zombie nation 8: un malato di mente che mette dischi con un parruccone rasta di almeno mezzo metro, abbastanza per farsi amare. estroso.

editors 5: tom smith sempre più piacione e ad un passo dallo sproloquiare di riscaldamento globale, solo che almeno a bono la voce gli tira per tutto il concerto. cotti?

i'm from barcelona 3: in realtà ho ascoltato solo il pezzo iniziale, ma è bastato a decretare ufficialmente la mia idiosincrasia nei confronti dei gruppi che potremmo definire "una dozzina di fricchettoni felici che giocano coi palloncini colorati e parlano di frociate". spero vivamente che le termiti non abbiano pietà della loro casetta sull'albero. pali in culo.

iggy and the stooges 8: come se quella merda dell'ultimo album non esistesse, come se niente fosse. un uomo che adora essere adorato, comprimari eccezionali e un pugno di pezzi della madonna. nient'altro, ma basta a spiegarti cos'è il rock'n'roll. fondamentali.

battles 8,5: salgono sul palco e spaccano tutto. non è sufficiente? chirurgici.

architecture in helsinki 2: come gli i'm from barcelona, con l'aggravante che mi sono puppato l'intero concerto. piacevoli come un'angina pectoris, gustosi come una torta di sterco. inguardabili.

il campeggio del pukkelpop 9: secondo me se vai al pukkelpop e ti rifugi in un comodo bed & breakfast ti perdi il 70% del divertimento. fangoso, freddo, odoroso di piscio e torba, pieno di scarti della società. come farne a meno? indispensabile.

[video] bonde do role - tieta vs the final countdown mashup

[video] liars - be quiet mt. heart attack

21 agosto 2007

one year older and wiser: the wrong guide to pukkelpop 2007 vol. 1


dio fa se un anno dopo non siamo di nuovo sulla fiesta di mia mamma coi fanali puntati verso il belgio. così a occhio e croce siamo sempre le solite due teste di cazzo io e dj enzo, con l’unica differenza che quando guardo nello specchietto retrovisore invece di vederci incorniciati dentro i profili delle bmw che arrancano per starmi al culo vedo i volti di due giovani donne che hanno consapevolmente scelto di sfancularsi le vacanze dentro il sedile posteriore di un’utilitaria al seguito di due deficienti. tempo che abbiamo scelto il cd da mettere su e siamo già in svizzera inoltrata, poi dj enzo mi da il cambio alla guida e da quel momento lì è stata tutta una processione di camioncini dei gelati che ci sorpassavano sulla destra. ma devo dire che con serena e rossella che ti cinguettano nelle orecchie è tutto un altro viaggiare, anche perché io e dj enzo dopo tre anni che parliamo solo di calcio, figa e hattrick il nostro rapporto si stava un attimo impaludando. allora abbiamo cantato delle canzoni di franco battiato. autogrill ne abbiamo fatti tanti ma come quello di chatillon dio fa in giro per l’europa non ne trovi. e poi guarda caso siamo arrivati dove dovevamo arrivare ed era buio, faceva freddo, pioveva e ci è venuto a tutti e quattro questa voglia di morire. perché è a questo che serve il belgio. a ricordarti quanto è bella la vita quando non sei in belgio. bestemmiare la madonna magari non farà smettere la pioggia ma di sicuro attutisce il rumore delle gocce sul finestrino davanti. bella cittadina anversa, nota per i suoi molluschi e per uno splendido fiume color merda sui cui si riflette uno splendido cielo del colore dell’eternit. per prendere confidenza con la città ci attacchiamo alla solita boccia di san simone che ci siamo portati da casa e perdiamo conoscenza nella stanza di un albergo di infima categoria. il giorno dopo io e dj enzo siccome siamo dei giornalisti musicali andiamo a ritirare gli accrediti stampa che ci sono stati concessi, un particolare tipo di accredito stampa che costa centocinquanta euro come i biglietti normali ma in più ti danno un accendino di dizzee rascal in omaggio. come accendino però bisogna dire che era molto bello. in coda per il campeggio per non saper né leggere né scrivere stendiamo una boccia di whisky e coca che aveva confezionato dj enzo, poi attacca a piovere di brutto e ci rifugiamo in tenda a bere e sparare cagate, che combinazione è una disciplina dove siamo tutti e quattro dei campioni del mondo. come piovere poi ha smesso, però io mi son tenuto addosso l’impermeabile per tutta la durata del festival per via di questa abitudine che ho di versarmi addosso le birre.

(capace che continua)


[amarcord] the scum guide to pukkelpop 2006

[video archivio] dj scum sings franco battiato

19 luglio 2007

i printed my name on the back of a leaf and i watched it float away

aprire un blog dedicato essenzialmente all'unz unz non è il massimo quando ti rendi conto che, reduce da 5 concerti in 6 giorni, la cosa migliore che hai visto è il faccione un po' ciccio di jeff tweedy. quindi io non ne parlo, ma non è che qualcuno ha voglia di prendersi la briga di remixare - chessò - quella canzone nella quale ad un certo punto tutto deraglia e sembra implodere sotto il peso delle parole? e lo so che è un'idea terrificante, ma almeno avrei qualcosa da dire.

[video] wilco - via chicago (live)