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02 luglio 2008

silent disco is the soundboy punishment: appleblim + shackleton in piazza vittorio



nel mio percorso di lento e costante scivolamento verso i recessi dell'umanità, un bel momento mi sono ritrovato a lavorare in una cantina del centro con le finestre sprangate. ogni volta che dobbiamo pisciare dobbiamo uscire per addentrarci in una turca malarica in mezzo al cortile del palazzo. sono talmente contento di stare qui che una volta appurata l'assenza di uscite di sicurezza mi è balenato nel cervello il desiderio che venisse un incendio doloso a bruciarmi vivo. le mie colleghe mi criticano sempre per delle robe che non ho fatto o che le ho fatte sbagliate o perchè lavoro con le cuffie in testa e non sento cosa mi dicono o fingo di non farlo e in generale mi disprezzano per via del mio totale disinteresse nei confronti di qualunque roba che mi capiti sullo schermo del computer. l'unica roba che mi piace di venire a lavorare è che quando combino qualche cagata almeno mi ritrovo con una scusa buona per bestemmiare, perchè altrimenti mi tocca passare le giornate a bestemmiare senza motivo. quello che invece non mi piace è il rancore che mi serba la gente quando lavoro male, gli sguardi colmi d'odio, i silenzi colpevolizzanti, i sorrisi di complicità o quelle battute ridicolizzanti che ti ricollocano immediatamente sul fondo della piramide sociale,tra gli scarti di lavorazione del capitalismo. prima quando ero giovane pensavo che non avrei mai combinato un cazzo perchè ero troppo bravo o troppo poco raccomandato per essere apprezzato o considerato da qualcuno. adesso invece sto iniziando a convincermi del fatto che non combinerò mai un cazzo perchè sono troppo stupido per capire quello che mi dicono di fare. mi manca quella capacità di immedesimazione in questo contesto in cui dei gesti inutili come rispondere al telefono o archiviare un dato sono delle robe di cui gli frega davvero qualcosa a qualcuno. a me vedere questa gente che si interessano di queste stronzate qua all'inizio li stimavo per la loro dedizione. poi dopo quando ho visto che volevano che m'interessassi anch'io ci son rimasto male perchè purtroppo non sono niente portato per lavorare. ci saranno al massimo tre o quattro cose che io sono portato per, tipo il bere, il futbol e ascoltare la musica. allora alla fine sono stato tutta la giornata ad aspettare che finisse la giornata così almeno mi potevo andare a vedere Shackleton e Appleblim che suonavano in piazza. siccome era una roba che l'avevano organizzata degli architetti non è che potevi ascoltarti la musica normalmente. ti davano delle grandi cuffie senza il filo che dovevi mettertele in testa e ascoltarci la musica dentro ballando nel silenzio generale. perché praticamente adesso che lavoro anch'io nel settore degli eventi ho capito subito che più fai delle robe stronze e più loro ti danno i soldi per farle. tipo vanificare tutto l'immane potenziale sonoro di Shackleton e Appleblim impedendo ai loro bassi di disperdersi nello spazio mi sembra proprio il tipo di puttanata per cui potresti convincere un assessore a staccare degli assegni. Comunque Shackleton e Appleblim sono stati molto bravi. a me personalmente mi è piaciuto di più Appleblim, che ha fatto girare tutto il tempo i suoi dubboni ancora grondanti di acetato con l'etichetta bianca scritta col pennarello. a un certo punto volevo tramortirlo per portargli via quello con dentro un pezzo bellissimo di Pinch che si chiama Wonky Bleep e che vaffanculo se riesco a trovarlo da qualche parte. quando hanno finito sono andato da Shackleton e Appleblim e gli ho fatto i complimenti per tutto quel dub che mi hanno spinto nelle cuffie. io per me se avessi delle cuffie che mi buttano Shackleton e Appleblim tutto il tempo nelle orecchie sarei a posto così, senza bisogno di rivolgergli la parola a nessuno, che tanto quando la gente mi rivolge la parola mi danno solo fastidio. C'erano lì dei miei amici, GG Garella e Bat Fabio e Dj Danilo e la ragazza di Dj Danilo e perfino BobMoz, il lucidissimo ritrattista del degrado fisico e morale di una generazione. ci siamo ritrovati nella piazza e dopo un rapido consulto abbiamo concluso che l'unica soddisfazione nella vita è bersi dei negroni il martedì sera e il giorno dopo andare a lavorare con la lingua di fuori. poi a un certo punto GG Garella si è fatto esplodere addosso un bicchiere di birra e lì ho capito che la serata stava intraprendendo la sua parabola discendente. allora ho fatto su la baracca e i burattini e sono andato a pisciare in un cantiere. io a pisciare nei cantieri personalmente mi sono sempre trovato bene. voglio dire, è vero che è un posto di lavoro e che bisognerebbe aver rispetto per quelli che ci vanno a lavorare dentro il giorno dopo, però è anche vero che per dire se io domani mattina vengo in ufficio e me lo trovo tutto pisciato sono solo contento.

[podcast] appleblim rinse fm podcast

[free mix] dst skull disco mix

BONUS!

[RA podcast] Appleblim Resident Advisor Podcast (splendido! scaletta molto simile a quella di martedì sera. da scaricare assolutamente - previa iscrizione a RA)


la foto di DJ Scum è a stata scattata da BobMoz

27 giugno 2008

tentativi di dimenticare l'europeo, vol.1

1° luglio, piazza vittorio, torino. silent disco (un nome figo per dire che ti danno le cuffie per ascoltare la musichetta) con appleblim & shackleton della skull disco. che poi oggi è il compleanno di dj stefano, che per l'occasione ha promesso di offrire da bere a tutti quelli che passeranno di lì spacciandosi come lettori assidui di hww. quindi vedete voi.



[mp3] bonus track: process june dubstep mix

20 maggio 2008

giusto perché non crediate che siamo morti

poteva il dubstep essere affare soltanto di ragazzini scostanti e di niggaz incazzati? grazie a dio no. grazie di esistere, vaccine.

[mp3] vaccine - fever (high grade mix)

01 aprile 2008

the devil, the afro warrior and me


proprio mentre provavo a fare il vitello grasso che torna a casa dal padre prodigo dell'indie mi è drammaticamente esploso in faccia diary of an afro warrior, uno degli album più attesi del 2008 nel panorama dubstep firmato benga. sinceramente non saprei bene cosa dire di questo disco: qui dentro c'è tanta di quella roba da convincerti a buttare al macero metà della propria discografia. sinapsi continuamente in movimento, battiti che non ti lasciano tregua e che ti chiedono più spazio di quello che avresti a disposizione. curioso che questo disco tolga spazio a quello dei notwist, che aspettavo da 5 anni con l'entusiasmo di un ragazzino. per non sbagliare mi ero promesso di non parlarne prima di una dozzina di ascolti, traguardo già ampiamente superato. neon golden è uno dei miei dischi della vita, the devil, you and me è invece un dischetto come ne escono mille altri sul mercato dell'indie. e non è un fatto di aspettative troppo elevate, nè di non riuscire più a essere così ghei. è un disco privo del tocco magico, semplicemente, una roba imperdonabile per i notwist.

ad ogni modo c'è sempre un tempo per perdonare. basti pensare che proprio benga sarà il protagonista del prossimo disco dei fratelli acher, in quello che potrebbe essere considerato il secondo episodio del progetto 13&god. praticamente come se ti dicessero che hayden panettiere sta per girare un porno con giovanna mezzogiorno.

[mp3] benga - e trips

[mp3] notwist - gravity

17 febbraio 2008

The WPA Eastern Europe Tour 2008, vol. 2

Io quando viaggio per la musica sono abituato che guido io o al massimo gli mollo la macchina a DJ Enzo per qualche breve tratto di rettilineo, quindi quando siamo dovuti andare in Polonia io avevo fatto il calcolo secondo i miei ritmi e avevo stimato un Torino-Cracovia dieci ore da casello a casello comprensivo di sosta all’autogrill di Salisburgo ovest. Invece di ore ce ne abbiamo messe dodici. Per arrivare a Udine. E io mi ero già rotto i coglioni all’altezza di Brandizzo, quindi figurarsi com’ero ventisette ore dopo quando siamo arrivati alla stazione di Cracovia. Mi ero anche portato dietro dei giornali da leggere ma per colpa che il giorno prima avevamo pareggiato in casa col Cagliari mi veniva il nervoso ogni volta che provavo ad aprirli. Poi ci siamo fermati col pullman in un cesso di posto vicino a Milano, anzi era un posto talmente grigio e inospitale e popolato da della gente talmente scontrosa che mi sa era proprio Milano. E allora in questo posto abbiamo imbarcato su i Meganoidi, che loro suonavano la sera dopo di noi. In mezzo ai Meganoidi c’era Il Ruvido, il tour manager proletario, un personaggio che avevamo già incontrato nel nostro peregrinare in occasione di una serata di merda a Tavagnasco che mettevamo i dischi dopo i Punkreas e la gente ci aveva insultato tutto il tempo. E appunto l’unica soddisfazione di quella serata lì era stata quando è venuto Il Ruvido in consolle a farmi i complimenti perchè avevo messo su Alternative Ulster degli Stiff Little Fingers.
Niente, praticamente Enzo e Danilo hanno paccato perchè non gli hanno dato le ferie. Invece io che sono il capo di me stesso mi sono dato le ferie da solo e ho preso e son partito con Fabio. Come DJ c’era anche Patrick Di Stefano, dei tre l’unico DJ vero, che gli è toccato fare il viaggio con noi perchè aveva perso l’aereo e ha bestemmiato tutto il tempo fin quando non siamo collassati dentro le cuccette, nonostante il fastidio di certi ciellini vestiti da pagliacci che andavano in giro per il treno a suonare il flauto e cantare le canzoni dell’oratorio. Quando siamo arrivati a Cracovia mi sembra che siamo andati subito a bere, pilotati dal Ruvido che conosce tutti i bar d’Europa e se ne va in giro come se abitasse dappertutto, invece a me mi basta attraversare corso Regina che mi sento subito perduto. Mia nonna quando siamo partiti mi ha detto: Cracovia l’è nen al post antè ca la stava al papa? E io gli ho detto nonna guarda io non son tanto pratico di papi, infatti ho attaccato a bestemmiare quasi subito quando ho visto che non mi funzionava il bancomat (no, ma poi ho risolto, tranquilli). Dopo il bere siamo andati a ballare in un posto, posto nel quale non abbiamo peraltro osato ballare e abbiamo schifato il dancefloor peggio di un lazzaretto per colerosi dopo che abbiamo scoperto che ai polacchi gli piace la stessa musica che ci piaceva a noi quando andavamo a ballare la commerciale la domenica pomeriggio intorno al 1992 (a me mia mamma non mi ha mai lasciato andare, però dei miei amici mi raccontavano le canzoni. E mi raccontavano anche quanto duro si limonava. E io che rimanevo fuori dalla discoteca è andata a finire che la prima volta che ho limonato è stato il giorno che ho perso la verginità). Un altro grosso problema della Polonia sono le ragazze e il fatto che devi mandarle via a sprangate quando magari entri in un posto e ti piacerebbe startene lì tranquillo a bere loro incominciano a fissarti tutto il tempo per cercare di trascinarti in qualche posto a consumare un amplesso occasionale, credo sia per via del fatto che le ragazze polacche sono tutte fortemente consapevoli della loro bellezza mentre invece i maschi polacchi sono tutti tracagnotti rasati con la maglia dentro il pantaloni e vaffanculo se capiscono che il mercato dei tracagnotti rasati al momento non gira da nessuna parte, ma loro no, continuano a rasarsi e a stringersi la cintura intorno al maglione e allora capisci che a quel punto lì le ragazze lubrificano appena vedono un accenno di basetta.
Il giorno dopo mettevamo i dischi nel locale di fianco che quando siamo arrivati era ancora vuoto. Essendo tre DJ ed essendo che dei tre il solo Patrick Di Stefano era un DJ degno di questo nome abbiamo dovuto organizzare i turni tipo il gioco delle tre carte per fare in modo che il minor numero di gente possibile capisse che io e Fabio eravamo due cialtroni. Quindi ho incominciato io a far danzare i granelli di polvere che popolavano la pista. Il padrone del locale, un tracagnotto rasato con gli occhiali, a cominciato a spaccare il cazzo a tempo di record. Venendomi a chiedere “more happiness music” mentre stavo passando i Digital Mystikz. Allora io ho messo su un altro pezzo dei Digital Mystikz e lui è venuto a dirmi di mettere qualcosa di ballabile. There is nobody, gli ho detto. They are coming, mi ha risposto. When?, gli chiedo. At ten o’clock, mi fa lui. E io: what time is it now? Ten o’clock, mi risponde. They are coming now. E abbassa gli occhi con la faccia di uno che non ha mai visto entrare nessuno nel suo locale ma è sempre estremamente fiducioso della svolta come in un dramma di Beckett. Io mi giro male e vado via, perchè va bene che sono abituato a mettere i dischi di fronte a una pista vuota, però il bello di quando non ti caga nessuno è che non devi subire simili limitazioni della tua libertà artistica. Lascio la consolle a Fabio che si caga il cazzo quasi subito e mentre vediamo entrare della gente passiamo saggiamente il timone a Patrick per provare a trattenere almeno quei quattro gatti. Poi invece è andata bene. Non so come sia successo perchè ero dietro a bere da qualche parte, però tempo due minuti si è riempito il locale e i ragazzini del treno si sono ritrovati tutti in pista a ballare come dei bastardi. Quando ho ripreso in mano il mixer è stato un tripudio, la serata più appagante della mia carriera, qualunque roba mettevo loro ballavano e mi urlavano e mi alzavano le mani al cielo e mi acclamavano. A un certo punto ho messo Mouth to Mouth e sono andati fuori di testa, non capivano più niente. Finchè nel bel mezzo del momento più bello della mia vita è ritornato il tracagnotto con gli occhiali, che per attaccare il microfono del vocalist ha staccato la presa che alimentava tutto l’impianto. Il locale è piombato dal delirio al silenzio e quando mi sono voltato per vedere cosa cazzo era successo il bastardo ci ha anche provato e l'ho beccato che guardava il soffitto con le mani dietro la schiena fingendo di chiedersi cosa cazzo era successo. E’ bastato un mio sguardo per strappargli dalle labbra un laconico “It is my fault”.
Il viaggio alla ricerca del groove perduto è durato meno del previsto, visto che quella sera c’era la promozione della vodka alla ciliegia e la gente aveva finito per abusarne al punto da ballare qualunque cosa. La mia prima esperienza di convivenza con un vocalist è andata bene, era un ragazzino di Lecce che alternava dichiarazioni enfatiche al microfono del tipo “Vi faremo ballare tutta la notte!!!” per poi congedarsi due minuti dopo con un fuori onda nel quale mi confidava che lui andava a dormire perché era stanco. Allora ho ceduto il passo a Fabio e mi sono ferito una mano scendendo dalla consolle così il Ruvido mi ha insegnato a disinfettarmi con la vodka liscia. Quando sono tornato ho visto Fabio di fronte a una pista in delirio affiancato da delle cubiste sovrappeso che si agitava scompostamente facendo le corna al pubblico durante il remix di Standing in the way of control, un’immagine che rimarrà probabilmente incancellata nella mia mente. Quando sono andati via i ragazzini sono tornato per far ballare dei polacchi ubriachi tra cui ho riconosciuto il tracagnotto con gli occhiali che alla fine mi ha fatto anche i complimenti e allora l’ho perdonato. In finale di serata ho anche rimesso Mouth to Mouth ma questa volta soltanto per approfittare del suo interminabile minutaggio e andare a pisciare lasciando la consolle incustodita.
Tempo che facciamo su baracca e burattini sono le quattro e due ore dopo io e Fabio ci alziamo per andare a prendere l’aereo. Quando apro gli occhi rifletto sul fatto che dovendo alzarmi così presto magari l'ultima vodka potevo anche risparmiarmela, ma il giorno che divento furbo sarà sempre troppo tardi.

Come contenuto multimediale non sarà esattamente il massimo della vita ma comunque qui trovare la scaletta della serata arbitrariamente ricostruita.

[video] big in polonia: i pezzi che oltrecortina scassano ancora

25 gennaio 2008

Dal monte ventoso dei miei sentimenti: La fabbrica del silenzio


Che pezzo di merda. Dj Enzo nel suo estremo saluto prima di precipitare nel vortice del silenzio mi aveva sussurrato accoratamente: prenditi cura del blog! E io con le lacrime agli occhi gli ho promesso che sì, mi sarei preso cura del blog con tutto me stesso, ci avrei scritto sopra quotidianamente, avrei postato tanto di quel materiale multimediale da far collassare hype machine, tante di quelle foto di donne nude da monopolizzare google images, tanti di quei “dio fa” da riguadagnare la vetta della classifica in tutti i principali motori di ricerca (una volta eravamo primi, ma il calo atletico all’inizio dell’anno è fisiologico). Invece poi le cose sono andate tutte diverse. Sono andate che io mi sono disinteressato del blog come mi sono disinteressato di tutte le altre cose della mia vita e mi sono messo a guardare Prison Break. Con Prison Break mi sono infognato duro. A un certo punto la first lady mi ha detto che lei personalmente faceva le valigie e si portava via pure i gatti e il problema è che per me poteva portarsi via anche gli infissi e i lavandini, bastava che mi lasciasse il lettore dvd e una qualche superficie di vetro dentro cui pompare Prison Break. Ho fatto il conto. Mi sono guardato 53 puntate da 45 minuti l’una in una decina di giorni. Essendo un policonsumatore ho infilato in mezzo anche due stagioni di OZ e qualche pilota di alcune serie che sto valutando di guardare. Prison Break ho smesso di guardarlo per colpa dello sciopero degli sceneggiatori e anche per colpa del fatto che hanno staccato la testa con una sciabolata al mio personaggio preferito. Che poi non è stata neanche una scelta dettata da particolari esigenze narrative, gliel’hanno dovuta staccare per colpa del fatto che l’attrice si è sciaguratamente fatta ingravidare da qualcuno durante la seconda stagione e così quando è iniziata la terza stagione lei era ormai a gravidanza inoltrata e non poteva più recitare e allora hanno dovuto sopprimere il personaggio. È proprio vero che la storia non ci ha insegnato un cazzo. Più veniamo vecchi e più veniamo stupidi. Mi ricordo quand’ero bambino che mia mamma a pranzo si guardava Sentieri. Sentieri è durato talmente tanti anni che la maggior parte degli attori sono morti. Tipo se te guardi adesso la prima puntata di Sentieri è come passeggiare in un cimitero. Tutti morti. Ma il fatto che un attore morisse non è mai stata una ragione valida per uccidere anche il personaggio che interpretava. Semplicemente la volta dopo lo stesso personaggio si presentava con una faccia diversa e buona notte al secchio. Voglio dire, eravamo tutti adulti e vaccinati. Subito quando entrava in scena magari uno diceva, e questo chi cazzo sarebbe?, ma dopo due minuti appena qualcuno lo chiamava col nome di battesimo allora capivi che era sempre lo stesso stronzo solo con una faccia diversa. Così l’attore prima, quello che per dire era morto, nel momento in cui veniva dimenticato e sostituito nella mente degli spettatori poteva finalmente compiere il proprio tragitto nel paradiso degli attori televisivi troppo inespressivi per essere ricordati da qualcuno.
Comunque. Il problema di quando ho finito di guardare Prison Break è che praticamente ero un uomo solo e disperato. Anche per via del fatto che mentre guardavo Prison Break ho bevuto molte birre e ritrovarsi di colpo completamente sobrio e privo di una ragione di vita è una roba che ti rimette in discussione. Allora come prima cosa mi sono ricostruito intorno l’armonia familiare, e dopo come seconda cosa mi sono fatto la barba e mi sono trovato un lavoro. Il mio nuovo problema è che praticamente adesso non mi piace più ascoltare la musica. Praticamente un paio di mesi fa ci ha scritto un tipo che ci ha detto che ci regalava i Fabric. Non so se hai presente i Fabric, sono come dei cd ma dentro una custodia di latta con intorno un cartoncino colorato. Io sono sempre andato matto per i Fabric. Avrei ucciso per avere l’ultimo Fabric. In realtà senza stare a spargere sangue in giro bastava andarseli a comprare, ma con la storia che li vendono a ventun euro e novanta io preferisco decisamente uccidere oppure aspettare che qualcuno se li rivende per poi comparmeli usati e bisogna dire che con un minimo di pazienza lo trovi sempre qualche pirla che li paga venti banane e poi se li rivende a cinque euro per andarsi a comprare il crack. Adesso invece viene fuori che ce li regalano. Ce li spediscono direttamente a casa. Non so cosa cazzo si aspettano che facciamo, forse che li recensiamo sul blog o che ne parliamo bene al bar ma comunque morale della favola adesso che me li regalano io i Fabric non li voglio più. Ormai l’unica musica che mi ascolto sono gli ultimi cinque dischi di Battisti e di tutti gli altri dischi del mondo se posso dirlo non me ne frega un cavolo. Compresi questi. Compreso il FabricLive di Caspa & Rusko che in quanto primo Fabric puramente dubstep sembrava fatto apposta per me, però bisogna dire che è uno di quei dischi in cui mettono tutti i pezzi belli all’inizio sperando che te smetta di ascoltarlo prima che arrivino quelli brutti. La colpa è soprattutto del fatto che sia Caspa che Rusko nonostante che son giovani hanno già capito come gira il mondo e allora al primo palcoscenico prestigioso che gli è capitato davanti hanno fatto che infilare in scaletta i cataloghi interi delle loro rispettive case discografiche, la Dub Police e la Sub Soldiers, che come case discografiche lavorano anche bene, però se ci fosse un dio dei DJ scuoterebbe la testa se sapesse che c’è in giro gente che stila le scalette con criteri prevalentemente aziendalistici. Il pezzo più bello è un remix dell’infallibile Tes La Rok, che magari dopo ve lo posto facendolo passare per del materiale multimediale. Gli altri due Fabric che ci han mandato sono quelli di M.A.N.D.Y. e di Craze. Sono due mix album che di sicuro back in the day mi sarebbero piaciuti. Soprattutto quello di Craze, che è il tipico mix electro che parte con questi breakz di rap della vecchissima scuola imballabili e inascoltabili e poi quando te sei sul punto di romperti i coglioni arrivano Chromeo e i Coldcut e Armand Van Helden e dell’altra gente che provano a farti ballare ma io non avevo voglia. E dei M.A.N.D.Y. cosa volete che vi dica. Se penso a quanto ossessivamente avevo ascoltato il loro At the Controls dell’anno scorso e a quanto svogliatamente ho lasciato perdere quest’altro mix che praticamente è uguale a quell’altro solo con dentro delle canzoni diverse, è una roba che non me la spiego neanch’io. Però è così che gira il mondo, arriva un bel momento che ti rompi i coglioni. L’evoluzione alla fine è tutto un discorso di rompersi i coglioni di quello che ti piaceva prima. Se tipo le scimmie non si rompevano i coglioni di strisciare le mani per terra probabilmente adesso noi non camminavamo neanche diritti.

[mp3] Uncle Sam - Round the Way Girls (Tes La Rok RMX)
[mix] Justice - Il celebre Fabric rigettato (scrollare verso il basso)

21 novembre 2007

tales of a dying city

non che me ne freghi molto, ma credo di poter dire che a torino l'indie sia morto. non so quando sia successo esattamente, ma l'altra sera, mentre mi annoiavo di fronte ai bloc party, la cosa mi è parsa lampante. mai andare a concerti ai quali rischi di annoiarti, finisci per pensare troppo.

e allora pensavo che a torino non ci sono più blogger musicali. una volta ce n'erano a bizzeffe, oggi tutti hanno chiuso o quasi, e sulla sorte di alcuni - in precedenza veri presenzialisti - ti viene addirittura da preoccuparti. io stesso non presenzio più come una volta. forse c'è stato un ricambio generazionale, ma so chi è uscito e non chi è subentrato. forse lo saprei se avessi un account su last.fm. ma vivo bene anche così.

a torino non ci sono più gruppi: dietro ai subsonica e ai perturbazione il vuoto o quasi. negli ultimi anni solo i disco drive sono riusciti ad uscirne bene, gli altri si sono persi. intendiamoci, è ancora pieno di gruppetti del cazzo che dopo dieci anni continuano ancora a definirsi emergenti solo perché non se li caga nessuno. e partecipano ai concorsi, e se la prendono con un destino infame e con la mafia del giornalismo musicale che non li valorizza. poi gli concedi un ascolto e capisci che forse solo la mafia del giornalismo musicale potrebbe dar loro un senso. siamo a torino, qui non c'è hype e nemmeno più centinaia di blog pronti a stracciarsi le vesti. qui o vali oppure puoi andartene a fare in culo, senza rimpianti.

a torino non ci sono più locali indie: la stagione indie dell'hiroshima, una volta locale di punta di quella che potremmo definire scena, si esaurisce in una settimana: blonde redhead, bloc party e klaxons. poi spazio soltanto a fantomatici gruppi dall'imperituro successo e a roba che francamente ci ha fracassato le palle almeno 5 anni fa. c'è lo spazio 211, che fa tanto e lo fa bene, ma è una riserva indiana dove puoi guardare come sono fatti gli indie così come puoi andare a piazza statuto per vedere se ci trovi un mod. una cattedrale nel deserto, insomma. il resto? lo united fa quello che può, così come il barrio, poi il nulla. una volta c'erano i centri sociali, tanti e iperattivi. ora non saprei che dire in merito.

poi uno viene qui a luglio e pensa "che meraviglia!": megaconcerti gratis, uniche date italiane, sembra che l'unico problema siano le zanzare. ma la musica inizia e finisce lì.

per fortuna che c'è il clubbing. forse siamo saliti per tempo sul carro del vincitore.

[mp3 che non c'entra un cazzo ma piace tanto ai giovani] bloc party - where is home? (burial mix)

24 ottobre 2007

The most wonderful mosaic of sound I ever heard in my whole life

E così DJ Enzo ci ha lasciati con i calzoni calati facendoci intendere che avremmo visto un film porno e consegnandoci invece uno dei contenuti multimediali più casti della storia del contenutismo multimediale. Meno male che ci sono io a postare qualcosa di veramente hardcore, nella fattispecie questo minimix assemblato da Kode 9 per presentare il nuovo album di Burial (il disco più atteso dell'anno, nonostante molti di voi si siano fatti depistare dai Radionerd) e trasmesso nel corso dell'imprescindibile programma dedicato agli sperimentalismi elettronici di Radio BBC1. Il mix è splendido, e già così ci sarebbe più di una ragione per far scivolare la mano dentro i boxer, ma il pezzo forte di questo frammento è forse l'introduzione di Mary Ann Hobbs, talmente eccitata di fronte a questo grande momento di radiofonia da regalare una performance vocale tanto intensa da sconfinare ampiamente nei territori della telefonia erotica.

[mp3] burial album preview (via dubstepforum)

26 agosto 2007

the bassline hunter steps in the arena: the wrong guide to pukkelpop 2007 vol. 3

poi la merda ha iniziato a farsi incandescente per davvero. ricompattiamo la line-up davanti alle transenne del palco di milanese, entrato nella lista degli imperdibili grazie al suo delirante “extend” su planet mu. io mi aspettavo un live ben fatto ma con delle derive sperimentali di difficile assimilazione, invece dio fa quando è partita caramel cognac è venuto giù tutto. folla in delirio, battiti irregolari ma raddrizzati, suoni dall’altro cazzo di mondo, pubblico soggiogato dal peso dei bassi mutanti, perdita completa del controllo delle facoltà motorie, testa bassa, braccia in alto, non si capiva più un cazzo a parte il fatto che ne volevamo ancora. milanese è una specie di virus del suono (virus come il syndicate della traccia vocale di dead man walking, peccato non fossero sul palco) e la definizione di digital grimecore che qualcuno ha affibbiato alla sua produzione può forse per una volta servire a dare un’idea della malattia che trasuda dai quei synth spinti oltre la soglia del rumore e ricondotti vicino al confine dell’ascoltabilità da una programmazione che ha poco a che spartire con la sanità mentale. per me miglior live del festival, anche perché erano anni che non vedevo qualcuno fare il gesto della stecca. wicked!

povero matthew dear invece, che preferiamo decisamente quando veste i panni di audion. il concerto della sua matthew dear’s big hand non si poteva veramente ascoltare, e mi fermo qui per non accanirmi contro un uomo che mi ha regalato gioie inenarrabili sul dancefloor. poi sono andato a vedermi una mezz’ora di dj marky. figo, anche se non è il tipo di drum & bass che mi sfagiola di più, però ho visto una roba. non che io mi sia mai bagnato le mutandine di fronte all’arte dello scratching, anche perché l’unico tipo di scratching che ritengo davvero utile è quello testicolare. però dj marky un bel momento prende un technics con una fottuta mano sola, lo gira all’incontrario, col vinile sospeso nel vuoto, e con l’altra mano attacca a scratchare la melodia che girava sull’altro piatto. non so se mi sono spiegato. comunque nel caso in cui non mi fossi spiegato vi basti sapere che è stato l’equivalente virtuosistico dell’esibizione di una nerchia di 35 centimetri a riposo.

ma poi finalmente è arrivato skream, il my own private headliner. un set che ha portato il mio culto per i bassi al livello di neopaganesimo estremo. quando ho realizzato che era il mio primo dj set di dubstep stavo per mettermi a piangere per l’emozione, ma ho ritrovato tutta la virilità perduta quando è partita dutch flowerz. leggenda narra che nel poco distante marquee stage il povero badly drawn boy che canticchiava da solo con la sua chitarra acustica sia stato sommerso da una colata lavica di bassi che ha fatto sprofondare il belgio al livello dell’olanda. dopo è stato un disco via l’altro con cambio piatti ogni due minuti. pattern di batteria che hanno mutato di forma passando dal dub più classico al breakbeat. midnight request line, il remix di some way through this, il remix di it’s not over yet… avrebbe potuto suonarli all’infinito e invece sono volati via in un attimo. quello che mi fa impazzire di questa merda qui, del dubstep e di questo ragazzo in particolare, è che fai appena in tempo a sintonizzarti e loro sono già venti chilometri avanti. non gli frega un cazzo della tua approvazione, del tuo godimento… vogliono solo spingersi al prossimo livello.

oh, poi siamo andati a vedere james holden. fantastico come al solito. uno dei pochi che dentro al boiler ha fatto quello che doveva fare senza farsi condizionare dalle aspettative. sempre avanti verso territori inesplorati. solo che invece della mezz’ora che ci spettava quando mancano ancora dieci minuti alla fine del set si staccano quattro niggaz dalla crew di jazzy jeff, che doveva suonare dopo, e intimano a james holden di levarsi dai coglioni, credo puntandolgi una smith & wesson contro il mixer. allora james holden stacca in anticipo, solo che dj enzo la prende malissimo e attacca a bestemmiare come un carrettiere ubriaco… che è un’ingiustizia e tutto il resto… poi jazzy jeff attacca e io torno dopo un’ora e vedo la sala immersa nel silenzio con la gente immobile e allora mi accorgo del miracolo: dj enzo è riuscito a far crashare il final scratch di jazzy jeff con la sola forza dello smadonnamento. certe volte quel ragazzo lì mi fa paura.

dopo sono andato a vedere juliette lewis. tutti mi dicevano, ma che cazzo vai a fare… e io gli rispondevo, te pensa ai cazzi tuoi e vai a vederti gli arcade fire che io mi vedo juliette lewis… infatti dio fa sono andato e ho sgomitato fin sotto il palco. a un certo punto juliette lewis è scesa in mezzo al pubblico e l’hanno sollevata a due metri dalla mia faccia, inguainata dentro una tutina di pelle rossa e nera. ora, con tutto il rispetto per gli arcade fire, io vorrei dire che sono pienamente soddisfatto della mia scelta. peccato che mezz’ora dopo la testa pelata di billy corgan mi abbia quasi fatto passare un’erezione che pensavo di conservare a lungo.

(ancora una badilata di merda e poi forse abbiamo finito)

[mp3] skream (back2back vs benga vs plastician vs LD vs Hijack) rinse fm - stella sessions - part 1

[mp3] skream (back2back vs benga vs plastician vs LD vs Hijack) rinse fm - stella sessions - part 2

[myspace] klaxons - it's not over yet (skream remix)

bonus:

[mp3] grievous angel - dubstep sufferah vol. 3 (via blackdown soundboy)

03 luglio 2007

a forza di ascoltare il neurofunk mi è colato il cervello fuori dalle orecchie: the soul jazz box of dub

odio quando il mio dischivendolo mi batte gli scontrini che iniziano per due. però quando infili la testa dentro quel baratro senza fine che è il catalogo della soul jazz l'unico impulso al quale il tuo cervello risponde è quello di trovare il denaro per procurarti altri dischi della soul jazz. che come nel caso del box of dub in questione sono degli oggettini talmente desiderabili anche dal punto di vista estetico che se mi entrasse il glande dentro il buco al centro del cd difficilmente resisterei alla tentazione di possederli biblicamente. questo qui tra l'altro è un compilone-svolta anche per loro, visto che per la prima volta non è stato assemblato banchettando sui rimasugli delle discografie di oscuri musicisti annichiliti dal passare del tempo, ma interamente da pezzi sull'inedito andante. praticamente il paradiso del subwoofer, l'olocausto delle frequenze medio-alte, blocchi di marmo nero che si staccheranno dai coni delle vostre casse per frantumarsi contro quello scenario di desolazione e morte che sono i vostri ricettori uditivi sfiancati da anni di abusi. molto attesi i due pezzi di digital mystikz, che qui la sfangano appoggiandosi su alcune giocate di mestiere: gomiti alti e fiato un po' corto per un'atmosfera da amichevole di fine stagione. meglio "i wait" di "guilty", comunque due bei pezzoni, ma non sono questi i tanto attesi eredi dei loro grandi classici tipo "earth a run red", "misty winter" e "anti-war dub". la nostra venerazione nei loro confronti non ne esce comunque minimamente scalfita. sub version vs paul st. hilaire, leggi jay "the berlin pimp" haze contro tikiman. quando il più malato dei produttori del minimalismo teutonico incontra la leggenda vivente del dub che ha dato voce al catalogo della basic channel la logica vorrebbe che fossero cazzi per tutti. però non è detto che quando due pesi massimi attaccano a lavorare insieme i risultati si vedano al primo colpo. certe volte il talento individuale fatica un attimo a esprimersi all'interno del gruppo. prendi quel film per esempio: moana e cicciolina ai mondiali. bel film, trama ben congegnata, recitazione convincente, pompini ben eseguiti, ma dov'era quel je ne sais pas quoi che avrebbe dovuto fare la differenza tra un buon prodotto e un capolavoro senza tempo? non c'era. o meglio, c'erano delle scene belle tipo quando giocano contro l'olanda e per sfiancare quel tipo che imita gullit hanno bisogno di due riprese, però per esempio il premio partita con orgia finale era prevedibile e protratto un po' stancamente. comunque. qui invece jay haze e tikiman la buttano sullo sperimentalismo: i bassi agonizzano, le batterie quando rimbalzano fanno un discreto danno e la voce di paul st. hilaire illuminerebbe un viaggio al termine della notte. io sono soddisfatto, però secondo me è della roba talmente avanti che ci va del tempo per assorbirla. skream. due pezzi anche per lui. quello con le trombette vi dico subito che non l'ho capito. l'altro invece, che può fregiarsi di uno splendido titolo come "sub island", parte con un campione talmente classicamente dub che la prima roba che pensi è che adesso parte un'altra "dutch flowerz". ma invece l'arsenale ritmico che arriva dalle retrovie porta il discorso su un piano diverso, col battito e la melodia che si rincorrono e si trapanano a vicenda alla ricerca di un difficile ricongiungimento all'insegna dell'eterna lotta tra marzialità e delay, tra rigore delle forme e spazi riverberanti. questo qui è il posto dove sta andando il dub del futuro e il fatto che a indicarci la via sia un ragazzino di vent'anni può alternativamente gettarci in preda a una disperazione cosmica o farci sollevare la testa verso un futuro radioso. l'unica soluzione al dilemma è l'ascolto compulsivo e reiterato.
tayo ripresenta la splendida "dread cowboy", già incastonata nel suo irrinunciabile fabric di inizio anno. perentorio l'intervento di scuba con un paio di pezzi pesantissimi e opprimenti che confermano la sua attitudine al calpestamento già espressa nella miliare compilation "science faction" uscita l'anno scorso su breakbeat science. "magnetic city" di kode 9 aveva iniziato a tuonare già qualche settimana prima dell'uscita di questo box of dub. io ho subito pensato che quando dal cielo inizieranno a piovere le prime avvisaglie dell'apocalisse mi precipiterò sullo stereo per mettere su questo pezzo qua. pulsioni di synth che scandiscono l'attesa della fine, clap fuori tempo, casse appuntite: la colonna sonora ideale per accompagnare la liquefazione dei corpi inondati da fiumi di magma. invece per quando la terra sarà ridotta a un cumulo di cenere e detriti fumanti mi auguro solo che il mio stereo sia ancora integro per gracchiare fuori "unite" di burial, del quale se potessi vi costringerei con la forza a leggere questa inevitabile e rarissima intervista. campione di voce femminile che è un monumento alla desolazione. batteria programmata con una maestria di cui fatico a ricordare precedenti. echi di suoni che fotografano lo sgretolamento della materia, anche cerebrale. sono almeno sei mesi che ho la testa infilata dentro questo tipo di suoni qua, nessuna idea su come cazzo fare a tirarla via.

[streaming] samples del disco dal sito della soul jazz

[streaming] the soul jazz radio show