03 luglio 2007

a forza di ascoltare il neurofunk mi è colato il cervello fuori dalle orecchie: the soul jazz box of dub

odio quando il mio dischivendolo mi batte gli scontrini che iniziano per due. però quando infili la testa dentro quel baratro senza fine che è il catalogo della soul jazz l'unico impulso al quale il tuo cervello risponde è quello di trovare il denaro per procurarti altri dischi della soul jazz. che come nel caso del box of dub in questione sono degli oggettini talmente desiderabili anche dal punto di vista estetico che se mi entrasse il glande dentro il buco al centro del cd difficilmente resisterei alla tentazione di possederli biblicamente. questo qui tra l'altro è un compilone-svolta anche per loro, visto che per la prima volta non è stato assemblato banchettando sui rimasugli delle discografie di oscuri musicisti annichiliti dal passare del tempo, ma interamente da pezzi sull'inedito andante. praticamente il paradiso del subwoofer, l'olocausto delle frequenze medio-alte, blocchi di marmo nero che si staccheranno dai coni delle vostre casse per frantumarsi contro quello scenario di desolazione e morte che sono i vostri ricettori uditivi sfiancati da anni di abusi. molto attesi i due pezzi di digital mystikz, che qui la sfangano appoggiandosi su alcune giocate di mestiere: gomiti alti e fiato un po' corto per un'atmosfera da amichevole di fine stagione. meglio "i wait" di "guilty", comunque due bei pezzoni, ma non sono questi i tanto attesi eredi dei loro grandi classici tipo "earth a run red", "misty winter" e "anti-war dub". la nostra venerazione nei loro confronti non ne esce comunque minimamente scalfita. sub version vs paul st. hilaire, leggi jay "the berlin pimp" haze contro tikiman. quando il più malato dei produttori del minimalismo teutonico incontra la leggenda vivente del dub che ha dato voce al catalogo della basic channel la logica vorrebbe che fossero cazzi per tutti. però non è detto che quando due pesi massimi attaccano a lavorare insieme i risultati si vedano al primo colpo. certe volte il talento individuale fatica un attimo a esprimersi all'interno del gruppo. prendi quel film per esempio: moana e cicciolina ai mondiali. bel film, trama ben congegnata, recitazione convincente, pompini ben eseguiti, ma dov'era quel je ne sais pas quoi che avrebbe dovuto fare la differenza tra un buon prodotto e un capolavoro senza tempo? non c'era. o meglio, c'erano delle scene belle tipo quando giocano contro l'olanda e per sfiancare quel tipo che imita gullit hanno bisogno di due riprese, però per esempio il premio partita con orgia finale era prevedibile e protratto un po' stancamente. comunque. qui invece jay haze e tikiman la buttano sullo sperimentalismo: i bassi agonizzano, le batterie quando rimbalzano fanno un discreto danno e la voce di paul st. hilaire illuminerebbe un viaggio al termine della notte. io sono soddisfatto, però secondo me è della roba talmente avanti che ci va del tempo per assorbirla. skream. due pezzi anche per lui. quello con le trombette vi dico subito che non l'ho capito. l'altro invece, che può fregiarsi di uno splendido titolo come "sub island", parte con un campione talmente classicamente dub che la prima roba che pensi è che adesso parte un'altra "dutch flowerz". ma invece l'arsenale ritmico che arriva dalle retrovie porta il discorso su un piano diverso, col battito e la melodia che si rincorrono e si trapanano a vicenda alla ricerca di un difficile ricongiungimento all'insegna dell'eterna lotta tra marzialità e delay, tra rigore delle forme e spazi riverberanti. questo qui è il posto dove sta andando il dub del futuro e il fatto che a indicarci la via sia un ragazzino di vent'anni può alternativamente gettarci in preda a una disperazione cosmica o farci sollevare la testa verso un futuro radioso. l'unica soluzione al dilemma è l'ascolto compulsivo e reiterato.
tayo ripresenta la splendida "dread cowboy", già incastonata nel suo irrinunciabile fabric di inizio anno. perentorio l'intervento di scuba con un paio di pezzi pesantissimi e opprimenti che confermano la sua attitudine al calpestamento già espressa nella miliare compilation "science faction" uscita l'anno scorso su breakbeat science. "magnetic city" di kode 9 aveva iniziato a tuonare già qualche settimana prima dell'uscita di questo box of dub. io ho subito pensato che quando dal cielo inizieranno a piovere le prime avvisaglie dell'apocalisse mi precipiterò sullo stereo per mettere su questo pezzo qua. pulsioni di synth che scandiscono l'attesa della fine, clap fuori tempo, casse appuntite: la colonna sonora ideale per accompagnare la liquefazione dei corpi inondati da fiumi di magma. invece per quando la terra sarà ridotta a un cumulo di cenere e detriti fumanti mi auguro solo che il mio stereo sia ancora integro per gracchiare fuori "unite" di burial, del quale se potessi vi costringerei con la forza a leggere questa inevitabile e rarissima intervista. campione di voce femminile che è un monumento alla desolazione. batteria programmata con una maestria di cui fatico a ricordare precedenti. echi di suoni che fotografano lo sgretolamento della materia, anche cerebrale. sono almeno sei mesi che ho la testa infilata dentro questo tipo di suoni qua, nessuna idea su come cazzo fare a tirarla via.

[streaming] samples del disco dal sito della soul jazz

[streaming] the soul jazz radio show

9 commenti:

Anonimo ha detto...

giorno a tutti....cacchio bellissimo sto blogggggg!!!!


c si vede giovedi' prossimo ai daft punk????


adonis

danilo ha detto...

cazzo ste mi hai aperto la faccia! mi hai fatto venire voglia di comprare il disco anche se ce l'ho già!

Anonimo ha detto...

siete dei geni, bastardi. siete dei geni dioporcoooooooo

matteo

enzoppi ha detto...

che figata i commentatori che commentano a suon di bestemmie. però identificati, caro matteo, altrimenti penso che sia uno dei famigerati fake di stefano.

atroC.T.X.Z.B.tion ha detto...

su matteo garantisco io, è uno dei miei colleghi di erasmus lisboeta, in pochi bestemmiano ferventemente come lui

Anonimo ha detto...

scuba pesantissimo?
a parte che subacqueous non mi sembra proprio, l'altro al massimo..ma hai sentito altro da trarne un giudizio del genere, al di la che sia positivo o negativo per te? E' forse uno dei producers dubstep più mellow :|.

atroC.T.X.Z.B.tion ha detto...

Sentito altro? Io ho sentito tutto il dubstep mai uscito dal 2006 a oggi, quindi sì, ho sentito altro. E' per questo che sono considerato una delle massime autorità del piemonte nordoccidentale in materia di dubstep. secondo me quei due pezzi lì pesavano, adesso sentendo l'ultimo singolo hard boiled/tell her devo dire in effetti che si è parecchio ammorbidito. non ho ancora sentito l'album invece, e non sono neanche sicuro che lo farò. comunque fidati che la competenza qui dentro è un valore non negoziabile. non per niente io e dj enzo siamo firme storiche di alcune fra le più prestigiose testate musicali europee.

Anonimo ha detto...

"tutto il dubstep del mondo!!111" lol, i primi pezzi di scuba erano già parecchio morbiti, thank you, harpoon, dream, cmon..

sei di torino anche tu? sono curioso..

atroC.T.X.Z.B.tion ha detto...

sì. torino anche noi. ciao!s