21 novembre 2007

tales of a dying city

non che me ne freghi molto, ma credo di poter dire che a torino l'indie sia morto. non so quando sia successo esattamente, ma l'altra sera, mentre mi annoiavo di fronte ai bloc party, la cosa mi è parsa lampante. mai andare a concerti ai quali rischi di annoiarti, finisci per pensare troppo.

e allora pensavo che a torino non ci sono più blogger musicali. una volta ce n'erano a bizzeffe, oggi tutti hanno chiuso o quasi, e sulla sorte di alcuni - in precedenza veri presenzialisti - ti viene addirittura da preoccuparti. io stesso non presenzio più come una volta. forse c'è stato un ricambio generazionale, ma so chi è uscito e non chi è subentrato. forse lo saprei se avessi un account su last.fm. ma vivo bene anche così.

a torino non ci sono più gruppi: dietro ai subsonica e ai perturbazione il vuoto o quasi. negli ultimi anni solo i disco drive sono riusciti ad uscirne bene, gli altri si sono persi. intendiamoci, è ancora pieno di gruppetti del cazzo che dopo dieci anni continuano ancora a definirsi emergenti solo perché non se li caga nessuno. e partecipano ai concorsi, e se la prendono con un destino infame e con la mafia del giornalismo musicale che non li valorizza. poi gli concedi un ascolto e capisci che forse solo la mafia del giornalismo musicale potrebbe dar loro un senso. siamo a torino, qui non c'è hype e nemmeno più centinaia di blog pronti a stracciarsi le vesti. qui o vali oppure puoi andartene a fare in culo, senza rimpianti.

a torino non ci sono più locali indie: la stagione indie dell'hiroshima, una volta locale di punta di quella che potremmo definire scena, si esaurisce in una settimana: blonde redhead, bloc party e klaxons. poi spazio soltanto a fantomatici gruppi dall'imperituro successo e a roba che francamente ci ha fracassato le palle almeno 5 anni fa. c'è lo spazio 211, che fa tanto e lo fa bene, ma è una riserva indiana dove puoi guardare come sono fatti gli indie così come puoi andare a piazza statuto per vedere se ci trovi un mod. una cattedrale nel deserto, insomma. il resto? lo united fa quello che può, così come il barrio, poi il nulla. una volta c'erano i centri sociali, tanti e iperattivi. ora non saprei che dire in merito.

poi uno viene qui a luglio e pensa "che meraviglia!": megaconcerti gratis, uniche date italiane, sembra che l'unico problema siano le zanzare. ma la musica inizia e finisce lì.

per fortuna che c'è il clubbing. forse siamo saliti per tempo sul carro del vincitore.

[mp3 che non c'entra un cazzo ma piace tanto ai giovani] bloc party - where is home? (burial mix)

11 commenti:

Fabio ha detto...

l'indie non ci sarà più, ma ahinoi, si sta popolando la città degli indierockers vestiti e pettinati, qualche serata dj's c'è, ma sono abbastanza una menata... la città è meno operaia ma più wanna be. al tempo in cui i perturbazione "crescevano" eravamoa ncora tutti operai, compresi loro; si è lavorato sodo, ora forse c'è il vuoto ? i dunno !
al "raduno blogger" durante club to club, 2 settimane fa, io non ho visto alcun blogger... e ciò la dice tutta.
metal up your ass !

Anonimo ha detto...

ehm... Surfin'Torino tutti all'Empire questa sera

enzoppi ha detto...

@ fabio: sono scomparsi gli indie tutto sommato "buoni", sono spuntati come funghi i posers. non so bene cosa sia successo, però sono contento di non essere il solo a percepire una tale involuzione.

@ anonimo: ecco, forse boosta e lapo elkann sono due personaggi chiave di questo cambiamento, che forse non riguarda soltanto l'indie.

a. ha detto...

come vi invidio.

squeeze ha detto...

E a EMO come siete messi? Io gli spezzerei le gambe, a tutti quei frangettati. I subsonica mi hanno rotto, non mi dicono più niente.

atroC.T.X.Z.B.tion ha detto...

Sicuramente i mutamenti sociali in atto e l'instabilità dell'attuale scena politica, unita alla crisi del mercato discografico, hanno avuto una pesante influenza sull'affossamento della scena indie torinese. Però mi piace pensare che l'estinzione della scena sia dovuta in parte anche alla cronica assenza di figa ai concerti indie. Per qualche motivo le ragazze devono aver capito che venire schifate perchè non si conosce la discografia solista di Lee Ranaldo non era esattamente un destino degno di essere preso in considerazione. E di conseguenza anche la popolazione maschile dopo un decennio di fiera autarchia sessuale ha capito che forse era il caso di comprarsi la Grande Punto e trovare il modo per riuscire a ribaltarne i sedili. Per fare ciò occorreva trascorrere i fine settimana in luoghi in grado di garantire quel coefficiente di "joie de vivre" necessario a favorire l'accoppiamento, e sicuramente la scena indie non poteva offrire altro che non fosse una grande "envie de mourir". Secondo me è per questo che oggi ne festeggiamo la scomparsa, ma poi magari mi sbaglio e la colpa è delle politiche culturali della sinistra protoveltroniana...

una figa ha detto...

ma chi minchia è lee ranaldo?

Fabio ha detto...

diciamolo... si stava peggio quando si stava peggio, 5 anni fa, con la fiat dal culo e la scure della cassa integrazione, con poco in mano, ci si dava da fare, oggi, la fiat offre da bere a tutti ed allora via così.
il prox passo è il completamento della linea ad alta velocità torino-milano, dopo di che la città sarà milanesizzata, altro che indie: joe t vannelli forever !

maxcar ha detto...

In Olanda al concerto dei Bloc Party non si annoiavano

enzoppi ha detto...

fantastico!

danilo ha detto...

ma l'indie non era già finito quando si sono sciolti i pavement?